Il campionato a Ferragosto è come una grigliata in spiaggia a dicembre a Varigotti: si può fare, ma non è proprio la stessa cosa. E i risultati della prima giornata, quantomeno bislacchi, lo confermano. Squadre che, di sé stesse, hanno nomi e colori, ma sono ancora gusci semivuoti. Non vincono Inter, Milan, Napoli, Roma. Perché gli ibridi e i prototipi, questo sono: sinfonie incompiute, però senza Schubert.
Ancora non avevamo esaurito l’adrenalina olimpica, bellissima, impagabile, ed eccoci alle prese con il pallone. È andata com’è andata. Gioco diffusamente brutto, ma con due rare eccezioni, la Juventus e l’Atalanta. Calciomercato incombente e allenatori che già chiedono scusa. Ci hanno pure tolto i raccattapalle, poveri boomer che non siamo altro.
Non si poteva pretendere di più da squadre in evidente cantiere: valga per tutti l’esempio del Napoli, che ha le trattative bloccate dal futuro di Osimhen, un partente che non parte mai, e che l’allenatore Conte ha demolito di depre…
Il campionato a Ferragosto è come una grigliata in spiaggia a dicembre a Varigotti: si può fare, ma non è proprio la stessa cosa. E i risultati della prima giornata, quantomeno bislacchi, lo confermano. Squadre che, di sé stesse, hanno nomi e colori, ma sono ancora gusci semivuoti. Non vincono Inter, Milan, Napoli, Roma. Perché gli ibridi e i prototipi, questo sono: sinfonie incompiute, però senza Schubert.
Ancora non avevamo esaurito l’adrenalina olimpica, bellissima, impagabile, ed eccoci alle prese con il pallone. È andata com’è andata. Gioco diffusamente brutto, ma con due rare eccezioni, la Juventus e l’Atalanta. Calciomercato incombente e allenatori che già chiedono scusa. Ci hanno pure tolto i raccattapalle, poveri boomer che non siamo altro.
Non si poteva pretendere di più da squadre in evidente cantiere: valga per tutti l’esempio del Napoli, che ha le trattative bloccate dal futuro di Osimhen, un partente che non parte mai, e che l’allenatore Conte ha demolito di depressione il sabato per raccoglierne i cocci la domenica. E il lunedì si riprova a prendere Lukaku.
Come tutte le cose in teoria serie e fatte bene, anche il campionato ha bisogno dei suoi tempi. Non si può allestire Re Lear con mezza compagnia teatrale, con il regista appena arrivato e il pubblico in infradito. Per tutti gli innamorati del calcio, Capodanno non cade il primo gennaio ma alla prima giornata di serie A, ma non può succedere mentre i giocatori vanno e vengono, mentre i dirigenti comprano e vendono, o cercano ancora qualche sponsor.
Al pubblico non si può chiedere di essere pronto, mentre quasi nulla lo è. E non gli si dovrebbero neanche chiedere tutti questi soldi per abbonamenti tivù in crescita ossessiva e immotivata, perché la serie A è sempre più brutta.
Quali fuoriclasse sono rimasti? Pochissimi, quasi nessuno. Lautaro Martinez, al limite Morata e Kvara, e poi? Vogliamo parlare degli azzurri, malmenati al primo turno dell’Europeo e mandati a casa tra le pernacchie? Il nostro calcio è travolto dai debiti, in piena guerra di potere per il comando federale, si affanna a cercare soldi ovunque, va a giocare le finali di coppa in Arabia in inverno e s’inventa questa partenza in riva al mare.
Il calendario stravolto non riguarda soltanto l’estate. Ormai si gioca sempre, ogni giorno, ma all’offerta sproporzionata non corrispondono bellezza e spettacolo. Ormai non si gioca quasi più la domenica pomeriggio, tanto che uno storico programma televisivo come Novantesimo Minuto è scomparso, e rischiano grosso pure gli eroi radiofonici di Tutto il calcio minuto per minuto: perché, minuto per minuto, anzi secondo per secondo, paradossalmente c’è sempre meno calcio di valore.
Si dirà: è così in tutta Europa. Ma inglesi, tedeschi, francesi e spagnoli hanno soldi e campioni, la gente paga perché si diverte. Qui ci si aggrappa a “radio mercato”, quel sussurro nell’etere che incanta i tifosi ingenui come bambini. Tutti sognano il grande acquisto, ma intanto dove andranno a finire Chiesa, Dybala, Lukaku, Osimhen? Altrove, lontano. Proprio la lontananza sta diventando la vera dimensione del nuovo calcio. Lontano dalla gente.
Eppure, vedrete, agosto passerà come gli amori estivi delle canzonette. Tra poco avremo una Champions League rinnovata e bulimica, piena di partite in fotocopia, e alla fine non vincerà un’italiana. Avremo ancora polemiche e isterismi, momenti di passione e delusione, discussioni da bar e da Var, ultrà scatenati e cori razzisti. Ogni cosa andrà al suo posto, anche se agosto non è il posto del calcio.