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Putin, le parole e la propaganda

Mosca, 22 agosto: il presidente russo Vladimir Putin (afp)

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Il leader russo si rivolge ai bambini per dire che devono amare una cosa chiamata patria, esserle devoti (qualsiasi cosa la patria stessa faccia a loro o ai loro cari), mettersi al suo servizio e difenderla anche a costo di rimetterci la pelle. O almeno dirlo alla signora maestra
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Patria, patriota, cittadino, devozione, lealtà, dovere, missione, difensore, lavoro, servizio, creazione, giustizia, eroismo, umanesimo, sacrificio (di sé). Sarebbero questi i termini raccomandati dalla rinnovata propaganda russa e putiniana, in particolar modo alle scuole, secondo le disposizioni di cui si è appena venuti a conoscenza. Va prudenzialmente detto che i termini “sarebbero” questi perché qui li abbiamo letti in italiano e quindi ci si immagina che i concetti corrispondenti non siano proprio esattamente gli stessi che vengono espressi in russo.

Dandone per approssimativamente buona la traduzione viene immediato rilevare come noi stessi viviamo in un luogo (Paese, Stato, nazione: l’Italia) in cui pure il concetto di patria è attualmente ben propagandato. Un tempo si diceva con Samuel Johnson che il patriottismo era l’ultimo rifugio delle canaglie. Poi abbiamo avuto al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi che ha restituito al patriottismo italiano le sue radici risorgimental…

Patria, patriota, cittadino, devozione, lealtà, dovere, missione, difensore, lavoro, servizio, creazione, giustizia, eroismo, umanesimo, sacrificio (di sé). Sarebbero questi i termini raccomandati dalla rinnovata propaganda russa e putiniana, in particolar modo alle scuole, secondo le disposizioni di cui si è appena venuti a conoscenza. Va prudenzialmente detto che i termini “sarebbero” questi perché qui li abbiamo letti in italiano e quindi ci si immagina che i concetti corrispondenti non siano proprio esattamente gli stessi che vengono espressi in russo.

Dandone per approssimativamente buona la traduzione viene immediato rilevare come noi stessi viviamo in un luogo (Paese, Stato, nazione: l’Italia) in cui pure il concetto di patria è attualmente ben propagandato. Un tempo si diceva con Samuel Johnson che il patriottismo era l’ultimo rifugio delle canaglie. Poi abbiamo avuto al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi che ha restituito al patriottismo italiano le sue radici risorgimentali e antifasciste, chiarendo per soprammercato come l’ideale europeo non detraesse alcunché dall’orgoglioso amor patrio.

Ma da allora è successo qualcos’altro e le stesse disposizioni scolastiche putiniane a loro modo lo dimostrano. L’amor di patria si è infatti mescolato e potenziato in termini di amor di parola. La parola valoriale, da proclamare ad alta voce e magari in coro ma anche da tenere nel cuore, vicina agli affetti personali.

Lasciando da parte un momento gli eventuali coniugi, chi ameremo se non la mamma, il cane e la patria? Delle prime due entità una sorride e l’altra scodinzola, la terza è invece difficile da visualizzare. Cosa fa la patria, per farsi amare? Niente, bisogna amarla perché così ha detto la signora maestra e per amarla il modo è uno solo: dirlo.

Prima di commiserare i poveri scolaretti russi costretti a esprimere il loro incondizionato amore per Putin (e la propria disposizione al sacrificio anche estremo) pensiamo però a quante altre entità parolaie noi stessi ci riferiamo per discriminare, identificarci, distinguerci da avversari e nemici. Una volta buttate nell’agone parole come “vita” o “famiglia”, nonché “patria”, prendono significati strani, e così “giustizia”, “onestà”, “identità”.

Rispetto a tempi più rudimentali, le tecnologie attuali considerano inoltre la parola (nel senso di singolo vocabolo) come l’entità linguistica meglio computabile e questo ne aumenta ulteriormente il peso.

Si dà rilevanza a quante volte in un discorso ricorre un dato vocabolo; si irrigidiscono le connotazioni per cui ci sono vocaboli il cui semplice impiego o anche la sola menzione è segno certo di razzismo, sessismo, ageismo, abilismo; si fanno battaglie per istituire nuovi tabu verbali — associando la presunta buona intenzione con la certa mala dottrina. Professioni di fede continue e capillari, che non servono a niente tranne che a mostrare la nostra obbedienza.

A proposito di slogan russi travisati, ai tempi di Michail Gorbaciov si adottò la traduzione “trasparenza” per glasnost, certamente per la suggestione dell’inglese glass, vetro. Glasnost significa invece “comunicazione”. Proprio questo caso mette in luce una differenza decisiva. La glasnost faceva binomio con la perestrojka, che non dava problemi di traduzione, significando “ristrutturazione”. Ristrutturazione e comunicazione sono parole, ma non sono valori: indicano processi, cose da fare, non da dire.

Invece il regime di Vladimir Putin si rivolge ai bambini per dire che devono amare una cosa chiamata patria, esserle devoti (qualsiasi cosa la patria stessa faccia a loro o ai loro cari), mettersi al suo servizio e difenderla anche a costo di rimetterci la pelle. O almeno dirlo alla signora maestra, e ottenere che non ci rovini la pagella con un brutto voto in condotta.

In un mondo che ama dirsi dominato dalla comunicazione forse occorre studiare quel tanto che basta per distinguere tra le parole indicate come valori o come tabu, per propaganda, e le parole che muovono processi e trasformazioni. Parole da ripetere per proclama e parole da impiegare per programma.

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