La definizione “campo largo” è già un luogo comune eppure nella realtà tale campo per adesso non esiste. È quel che insegna l’estate rovente, poco positiva per la maggioranza di governo, ma non molto incoraggiante per la stessa opposizione. Restiamo in quest’ultimo ambito. L’offensiva di Giuseppe Conte contro il vecchio padre-padrone del M5S era matura da tempo e si risolverà nella vittoria scontata dell’ex premier che regolerà i conti anche economici rimasti in sospeso. Nessuno peraltro ha capito quali siano i temi del contendere, a parte la disputa sul simbolo e sul limite del doppio mandato: questioni tutte interne e di scarso interesse che segnalano la trasformazione dei 5S. Un tempo erano populisti anti-establishment, oggi sono populisti rotti a tutte le manovre di palazzo: una miscela non priva d’incognite.
Va detto che nei corridoi romani Conte ha dimostrato di muoversi con abilità. Sembra che in privato — e non solo — Grillo lo chiami “il democristiano”. Certo, non è cortese …
La definizione “campo largo” è già un luogo comune eppure nella realtà tale campo per adesso non esiste. È quel che insegna l’estate rovente, poco positiva per la maggioranza di governo, ma non molto incoraggiante per la stessa opposizione. Restiamo in quest’ultimo ambito. L’offensiva di Giuseppe Conte contro il vecchio padre-padrone del M5S era matura da tempo e si risolverà nella vittoria scontata dell’ex premier che regolerà i conti anche economici rimasti in sospeso. Nessuno peraltro ha capito quali siano i temi del contendere, a parte la disputa sul simbolo e sul limite del doppio mandato: questioni tutte interne e di scarso interesse che segnalano la trasformazione dei 5S. Un tempo erano populisti anti-establishment, oggi sono populisti rotti a tutte le manovre di palazzo: una miscela non priva d’incognite.
Va detto che nei corridoi romani Conte ha dimostrato di muoversi con abilità. Sembra che in privato — e non solo — Grillo lo chiami “il democristiano”. Certo, non è cortese verso la Dc di un tempo, che aveva un’idea del paese e una coerenza di comportamento; tuttavia rende l’idea di come i 5S contizzati, o almeno il loro capo, sanno navigare nei labirinti della capitale. Né di destra né di sinistra, mani libere verso il Pd, pronti a cogliere l’occasione di limitati accordi di potere anche con Fratelli d’Italia. Rispetto agli scenari internazionali, Conte non fa mistero di attendere con impazienza la vittoria di Trump. Nel frattempo parla dell’Ucraina con toni e argomenti che non dispiacerebbero a Putin, allo scopo di rastrellare il consenso dei “pacifisti” e di creare problemi a Elly Schlein. Sulle questioni interne è attento a fissare le distanze dal Pd su quasi tutto: lo si è visto riguardo allo “ius scholae”, un punto su cui sembra rivolgersi all’opinione pubblica favorevole alla riforma ma con qualche riserva.
Su altri temi, vedi i rapporti con la magistratura, supera il Pd in intransigenza. Se il partito della Schlein attacca il ministro Nordio, il capo dei 5S è pronto a raddoppiare il fuoco d’artiglieria. Ma in realtà il populista manovriero si muove sul filo del rasoio. Nel complesso il messaggio all’elettorato resta abbastanza confuso, è ancora l’onda lunga del periodo trascorso a Palazzo Chigi. Conte è visto come l’uomo della pandemia, dei bonus, il difensore del reddito di cittadinanza. Senza rinnovare il repertorio, non gli sarà facile conservare il ruolo del bastian contrario il cui scopo è costringere il Pd a riconoscergli il diritto di tornare in futuro a Palazzo Chigi. Intanto ci sono le elezioni locali, a cominciare dalla Liguria. Ovviamente i 5S si mettono di traverso rispetto al candidato del Pd, l’ex ministro Orlando. Si dirà che hanno il diritto di difendere una loro candidatura, in attesa di qualche accordo conveniente per loro.
È ineccepibile, purché non si esageri con il tatticismo privo di contenuti. Finirebbe per indisporre una parte dell’elettorato, quella che crede nel fatidico campo largo come alla strada più logica per mettere in difficoltà la destra. Molti anni fa esisteva Ghino di Tacco, ispirato al brigante che taglieggiava i viaggiatori in Val d’Orcia. Era lo pseudonimo con cui Craxi segnalava le sue azioni di guerriglia contro la Dc. Ma erano altri tempi e soprattutto altri protagonisti. In Francia l’estremista Mélenchon rischia di essere escluso dalla coalizione di governo, qui da noi il Pd non ha un piano B. Ed è questo che alimenta le ambizioni di Conte.