«Se Kamala Harris venisse eletta presidente degli Stati Uniti il soffitto di cristallo finalmente si frantumerebbe». Chi parla è Oprah Winfrey che, commossa, in un’intervista dopo la Convention democratica di Chicago ha anche aggiunto: «Potrebbe essere il messaggio più potente per le donne e le ragazze nel mondo».
In questi anni il soffitto avrebbe dovuto rompersi già diverse volte invece si è scheggiato ma non è mai realmente crollato. Se a novembre però Harris riuscisse a superare tutti gli ostacoli e le incognite di questa campagna, se conquistasse il ceto medio e gli Stati in bilico, se il complesso sistema elettorale americano le regalasse la vittoria sarebbe per lo meno una rivoluzione.
Non solo perché diventerebbe la prima donna, e per di più nera, a sedere nello Studio Ovale ma anche perché il suo stile e la sua campagna sono l’opposto di quelli che hanno portato diverse donne prima di lei al potere in altri Paesi.
Kamala non si è presentata come una lady d’acciaio (…
«Se Kamala Harris venisse eletta presidente degli Stati Uniti il soffitto di cristallo finalmente si frantumerebbe». Chi parla è Oprah Winfrey che, commossa, in un’intervista dopo la Convention democratica di Chicago ha anche aggiunto: «Potrebbe essere il messaggio più potente per le donne e le ragazze nel mondo».
In questi anni il soffitto avrebbe dovuto rompersi già diverse volte invece si è scheggiato ma non è mai realmente crollato. Se a novembre però Harris riuscisse a superare tutti gli ostacoli e le incognite di questa campagna, se conquistasse il ceto medio e gli Stati in bilico, se il complesso sistema elettorale americano le regalasse la vittoria sarebbe per lo meno una rivoluzione.
Non solo perché diventerebbe la prima donna, e per di più nera, a sedere nello Studio Ovale ma anche perché il suo stile e la sua campagna sono l’opposto di quelli che hanno portato diverse donne prima di lei al potere in altri Paesi.
Kamala non si è presentata come una lady d’acciaio (l’antesignana fu Margaret Thatcher) e nessuno è riuscito ad affibbiarle degli “attributi” maschili o definirla inossidabile. Anche se determinatissima non ha mai accennato al fatto di essere altrettanto o più dura dei colleghi uomini.
Il suo sorriso, che tanto innervosisce il rivale Donald Trump, che la ritiene pazza ed estremista, in realtà è risultato un’arma micidiale, capace di disarmare persino le frecce avvelenate del vice JD Vance che l’ha chiamata «gattara senza figli». Si prospetta quindi un nuovo stile di potere femminile: gioia, libertà, diritti sono le parole chiave dei suoi discorsi.
Harris non hai mai detto quanto sarebbe storica la sua elezione, l’ha data per scontata, come se fosse la cosa più naturale in questo momento negli Stati Uniti. E mentre molte delle delegate erano vestite di bianco, in omaggio alle suffragette, lei ha preferito il tanto discusso tan suit e poi un abito scuro come se fosse già in carica.
Le partecipanti alla Convention la guardavano ispirate, le altre donne da Alexandria Ocasio-Cortez a Hillary Clinton, da Nancy Pelosi a Elizabeth Warren erano tutte lì per lei. E Michelle Obama, di sicuro la più carismatica, non ha esitato a dire «yes, she can».
Quindi per la prima volta non è una donna sola al comando ma una pluralità di protagoniste che insieme hanno dato voce a una nuova leadership corale dove Kamala è la frontrunner entusiasta, carismatica, sicura che il futuro dell’America sarà migliore del presente.
La Patria è al centro dei suoi discorsi, ma niente Dio e famiglia. Anzi la sua storia, quella che ha raccontato, è la quintessenza dell’american dream, un percorso come tanti da immigrata ma con le possibilità che «solo questo Paese può darti».
La madre Shyamala, una biologa indiana che l’ha cresciuta in California dopo il divorzio dal padre giamaicano, l’ha resa quella che è. Kamala ha vissuto l’inclusività sulla propria pelle e ora la sua nuova famiglia è multietnica e multireligiosa. Douglas Emhoff, il marito, è bianco ed ebreo, lei appartiene alla Chiesa battista nera, lui ha due figli che sono diventati anche i suoi, lei non ne ha.
Il rispetto e la diversità sono le fondamenta della sua storia e del suo credo. «I repubblicani — ha detto — vogliono il bando totale dell’aborto, sono fuori di testa». Per lei la libertà riproduttiva delle donne, la possibilità di decidere del proprio corpo sono imprescindibili.
Il potere certo ha le sue regole ma, per il momento, Kamala le sta ribaltando. Arriverà il tempo, se verrà eletta, per misurarsi con la realtà, ora sta dimostrando che non bisogna assomigliare per forza a un uomo per arrivare, non occorre usare il maschile per rimarcare la propria posizione, esiste una via femminile ottimista, allegra e positiva.
Se diventerà presidente sarà un precedente non solo per le donne, ma per chiunque voglia affrontare i problemi di questo mondo complesso e variegato.