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Tasse, per un fisco più equo

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L’unica strada per tassare di meno salari e profitti è passare a una nuova fase dell’azione di contrasto dell’evasione e riassorbire le agevolazioni, sia sui redditi sia sui consumi
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L’Italia deve presentare all’Europa un piano economico credibile di medio periodo, per indicare una direzione di crescita sostenibile nel post Pnrr. Di questo piano dovrebbe far parte una seria riforma del fisco, non dettata da un qualche diktat esterno, ma dalla semplice constatazione del fatto che il nostro sistema tributario è iniquo ed inefficiente.

Malgrado la riduzione dell’evasione fiscale ottenuta negli ultimi cinque anni, infatti, la nostra pressione fiscale reale è intorno al 47,5%, e l’evasione dell’Iva (l’unica su cui sono disponibili dati), seppure fortemente ridotta, rimane più che doppia rispetto a quella francese o tedesca.

A questa distorsione se ne aggiunge un’altra, meno discussa, ovvero l’enorme erosione fiscale, dovuta alla presenza di una miriade di regimi agevolativi che sottraggono base imponibile a tutte le principali imposte, a cominciare da Irpef e Iva.

L’Italia deve presentare all’Europa un piano economico credibile di medio periodo, per indicare una direzione di crescita sostenibile nel post Pnrr. Di questo piano dovrebbe far parte una seria riforma del fisco, non dettata da un qualche diktat esterno, ma dalla semplice constatazione del fatto che il nostro sistema tributario è iniquo ed inefficiente.

Malgrado la riduzione dell’evasione fiscale ottenuta negli ultimi cinque anni, infatti, la nostra pressione fiscale reale è intorno al 47,5%, e l’evasione dell’Iva (l’unica su cui sono disponibili dati), seppure fortemente ridotta, rimane più che doppia rispetto a quella francese o tedesca.

A questa distorsione se ne aggiunge un’altra, meno discussa, ovvero l’enorme erosione fiscale, dovuta alla presenza di una miriade di regimi agevolativi che sottraggono base imponibile a tutte le principali imposte, a cominciare da Irpef e Iva.

Una seria riforma del fisco dovrebbe iniziare da questi due punti, ragionando cioè di quali redditi e consumi sono effettivamente tassati, ed indicando un percorso credibile per ripristinare livelli di prelievo equi ed efficienti.

L’unica strada per tassare di meno salari e profitti dell’economia reale è passare ad una nuova fase dell’azione di contrasto dell’evasione e riassorbire gradualmente i regimi agevolativi, sia sui redditi sia sui consumi.

Per la prima servono nuovi poteri e nuove responsabilità per l’amministrazione finanziaria. Per la seconda serve il coraggio di guardare con onestà intellettuale agli impatti negativi, ormai certificati dalle stesse fonti governative, che hanno avuto, sull’equità e sull’efficienza del sistema, le diverse cedolari, a cominciare da quella sulle locazioni, piuttosto che il regime forfettario o i premi di produttività.

Prima di ragionare sulle proposte tecniche, tuttavia, è necessaria una premessa. Negli ultimi anni tutti i progetti di riforma fiscale si sono arenati sull’altare della demagogia, incorporata nello slogan “nessun contribuente deve essere danneggiato”, nuova versione del famigerato “meno tasse per tutti”.

Se non si riconosce che questo assunto è paralizzante, e che serve solo a mantenere lo status quo, è inutile parlare di riforma fiscale.

Con una simile premessa, infatti, il cambiamento del numero delle aliquote e scaglioni, la stessa flat tax o il passaggio all’aliquota continua alla tedesca sono operazioni di puro maquillage, buone solo per conquistare qualche titolo.

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