Sembra strano, visto che di voti ne ha pochi, ma il ritorno di Matteo Renzi dalle parti del centrosinistra suscita ancora reazioni convulse in chi — i 5S fra tutti — ha costruito un disegno politico sulla “damnatio memoriae” di un personaggio considerato politicamente estinto da tempo. S’intende, nessuno scommetterebbe a cuor leggero sul successo del riavvicinamento a Elly Schlein. In ogni caso, per avere un indizio in merito c’è poco da attendere: la scelta del candidato in Liguria, dopo l’ultimatum di un Andrea Orlando indebolito, farà capire quale sia la rotta della segreteria del Pd. E qui è il senso della mossa di Renzi. Come è ovvio, non è una semplice richiesta di ingresso in un “campo largo” che non esiste. L’ambizione è maggiore: riuscire a ribaltare l’asse fra Pd e Cinque Stelle, farlo attraverso un gioco di prestigio, per mancanza di voti, e con un’immagine a sinistra in parte compromessa. Dire “asse” è eccessivo, visto che il partner Conte è dedito a mettere in ogni circos…
Sembra strano, visto che di voti ne ha pochi, ma il ritorno di Matteo Renzi dalle parti del centrosinistra suscita ancora reazioni convulse in chi — i 5S fra tutti — ha costruito un disegno politico sulla “damnatio memoriae” di un personaggio considerato politicamente estinto da tempo. S’intende, nessuno scommetterebbe a cuor leggero sul successo del riavvicinamento a Elly Schlein. In ogni caso, per avere un indizio in merito c’è poco da attendere: la scelta del candidato in Liguria, dopo l’ultimatum di un Andrea Orlando indebolito, farà capire quale sia la rotta della segreteria del Pd. E qui è il senso della mossa di Renzi. Come è ovvio, non è una semplice richiesta di ingresso in un “campo largo” che non esiste. L’ambizione è maggiore: riuscire a ribaltare l’asse fra Pd e Cinque Stelle, farlo attraverso un gioco di prestigio, per mancanza di voti, e con un’immagine a sinistra in parte compromessa. Dire “asse” è eccessivo, visto che il partner Conte è dedito a mettere in ogni circostanza i bastoni tra le ruote del carro di Elly Schlein. Per quanto sia nobilitata nel racconto pubblico, è di questo che si tratta: come si vede anche a Genova.
L’astuzia di Renzi è allora abbastanza trasparente nei suoi obiettivi. Far saltare la fragile intesa tra Pd e 5S: o meglio, lasciare che siano i “contiani” a rompere. Per riuscirci, vuole indurre la segretaria del Pd ad abbandonare la linea troppo indulgente verso l’infido alleato. Poi anche rimescolare le carte al centro, nel momento in cui pure a destra qualcosa sembra muoversi (e se ne è accorto Calenda). Al tempo stesso si propone d’inasprire i toni verso il governo, il che significa attribuirsi il compito d’insegnare al Pd come si fa l’opposizione. Vasto programma, avrebbe detto il generale De Gaulle. Tanto vasto che non è certo sicura la sua riuscita. Ma è un’operazione politica, come tale meritevole d’essere accolta con qualche attenzione.
C’è anche l’ipotesi su cui punta il pesarese Matteo Ricci: che tutto fili liscio e che un passo dopo l’altro il centrista Renzi sia inglobato nel fatidico “campo largo” a guida Schlein, dove tutti stanno al loro posto (5S, +Europa, sinistra e Verdi, oltre a Italia Viva) e tutti sono in armonia. Ma al massimo può essere un auspicio, di sicuro non una prospettiva realistica in questo momento.
In definitiva a cosa tende invece chi è scontento della stasi attuale? Renzi o chiunque altro non può limitarsi a destabilizzare un quadro politico già squilibrato. Quello potrà essere il primo passo allo scopo di mettere nell’angolo Giuseppe Conte, il quale ne è consapevole ed è già passato alla controffensiva. Tuttavia allo stato delle cose il centrosinistra non ha ancora i voti per battere la destra, né sembra in grado di colmare in tempi brevi la differenza. Ne deriva che l’apporto di una cultura riformista, silente nel Pd e non solo, è sulla carta indispensabile, ma non si capisce come possa diventare strumento politico decisivo. Renzi può scuotere l’albero ma quello che accadrà dopo resta un mistero. È plausibile che il traguardo sognato sia uno scenario tecnico in stile Draghi. Ma è difficile che certi momenti si ripetano identici. Tanto più che qualsiasi governo dovrà avere i voti del Parlamento e c’è da supporre che Fratelli d’Italia preferisca le elezioni anticipate.