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Maledetti poveri

Giorgia Meloni e Matteo Salvini (ansa)

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Barricati nelle stanze di governo, Giorgia Meloni e Matteo Salvini devono sentirsi assediati da un esercito di falsi mendicanti, di questuanti e truffatori. Che tristezza, questa distanza fra la misura di sé e quella degli altri
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Questi maledetti poveri che aumentano, che si lamentano, infastidiscono. Invece di votarci e stare zitti e buoni. Questi fannulloni, scrocconi, imbroglioni che gli dai un dito e prendono la mano, che rivendicano diritti e non conoscono doveri, si “accollano”, come si dice a Roma. Parassiti abituati all’assistenza: prima di mamma e papà, poi dello Stato. Il reddito di cittadinanza, ma per carità. Fanno i furbi, stai a vedere se non ci fanno la cresta. Gente che se ne approfitta.

Sì, certo che vogliono la cittadinanza, gli stranieri, come no. Ma è un privilegio, è merce rara un passaporto italiano, avete visto quanto vale? Noi non lo regaliamo mica. Noi facciamo una cernita attenta, siamo cauti, noi facciamo l’interesse degli italiani veri. Quelli radicati. Quelli doc.

Barricati nelle stanze di governo Giorgia Meloni e Matteo Salvini devono sentirsi assediati da un esercito di falsi mendicanti, di questuanti e truffatori che circondano il palazzo. Un assalto di scrocconi, furbastri, ma …

Questi maledetti poveri che aumentano, che si lamentano, infastidiscono. Invece di votarci e stare zitti e buoni. Questi fannulloni, scrocconi, imbroglioni che gli dai un dito e prendono la mano, che rivendicano diritti e non conoscono doveri, si “accollano”, come si dice a Roma. Parassiti abituati all’assistenza: prima di mamma e papà, poi dello Stato. Il reddito di cittadinanza, ma per carità. Fanno i furbi, stai a vedere se non ci fanno la cresta. Gente che se ne approfitta.

Sì, certo che vogliono la cittadinanza, gli stranieri, come no. Ma è un privilegio, è merce rara un passaporto italiano, avete visto quanto vale? Noi non lo regaliamo mica. Noi facciamo una cernita attenta, siamo cauti, noi facciamo l’interesse degli italiani veri. Quelli radicati. Quelli doc.

Barricati nelle stanze di governo Giorgia Meloni e Matteo Salvini devono sentirsi assediati da un esercito di falsi mendicanti, di questuanti e truffatori che circondano il palazzo. Un assalto di scrocconi, furbastri, ma a loro non gliela si fa. Loro sono alla guida, c’è un bilancio da far quadrare, bisogna tagliare e non vorrai mica tagliare gli extra profitti, i proventi da rendite, non vorrai mica toccare le banche, la sacra proprietà privata il capitale.

È il mercato, baby. E il libero mercato si regola da sé. Caso mai tagliamo le paghette, le esenzioni, gli sconti, gli aiuti a chi non ce la fa perché è così che fa una buona madre di famiglia: mette i figli fuori casa, se fragili se malati se disoccupati pazienza, vedrai che il bisogno li farà trottare. Fa così, no, una buona madre con la figlia, col figlio. Dice arrangiati, vedrai che qualcosa ti verrà in mente. Ingegnati, cercati un lavoretto vedrai che se insisti lo trovi.

Che tristezza, questa distanza fra la misura di sé e quella degli altri. Questo metro diseguale, così indulgente con le proprie fragilità e così sordo ai bisogni altrui. Più ancora che sordo, dispotico: vi dico io come deve essere una vera famiglia, una famiglia tradizionale.

Vi diciamo noi chi merita di essere italiano e chi no. Chi ha diritto a un sostegno economico, a una scuola e una sanità pubblica decenti, e chi invece può andare alla deriva senza chiedere soccorso — anche letteralmente, in caso di naufraghi purché non miliardari. Si diceva, una volta, a chi studiava per far politica o semplicemente studiava la politica, che un leader deve incarnare il mondo che immagina. Deve assomigliare alla proposta che indica, deve essere coerente per essere credibile.

Certo, non è sempre andata così, nel Novecento. Ma talvolta sì, talvolta è successo. I leader più amati e rispettati a tutte le latitudini politiche, Enrico Berlinguer per esempio, ma anche certi sindacalisti, certi democristiani miti, certi cattolici inclini al sacrificio (talvolta effettivamente sacrificati, come fu per Aldo Moro). Certi vigorosi esponenti della destra storica e sociale.

Somigliavano, anche fisicamente, all’idea di Paese che indicavano. Le loro vite erano coerenti alle loro proposte. Non sempre, ripeto. Vistose le eccezioni. Ma quando accadeva non potevi non vederlo, perché le persone si accorgono: l’autenticità, la credibilità in quello risiedono. Di conseguenza la fiducia, in genere connessa alla possibilità di identificarsi, di rispecchiarsi.

Adesso non voglio dire che le vite private di chi governa debbano essere esemplari, non sempre possiamo governare ciò che accade, ma dovrebbero indurre all’apertura e all’indulgenza verso eventuali fragilità altrui, verso la libera scelta di ciascuno. Non, al contrario, a normare ossessivamente libere e private scelte: in materia di vita e di morte, di figli, di corpi.

È vero che servono soldi, per fare buone politiche. È anche vero che quando i soldi sono pochi, come ogni famiglia sa, scattano le priorità. Ad alcune cose si rinuncia, ad altre non si può. Un tempo i nostri nonni mettevano lo studio avanti a tutto. Erano disposti a non fare un giorno di vacanza nella vita purché i figli potessero istruirsi. Oggi direi, oltre all’istruzione, la salute, il lavoro. La decenza delle condizioni elementari. La solidarietà, un senso profondo di comunità, possono aiutare. In assenza di denaro, intendo, sono le scelte quelle che qualificano un governo. Anche piccole cose, frutto di un’educazione condivisa e del rispetto reciproco.

Vengo da un lungo periodo in Spagna, Paese che la premier conosce molto bene e che frequenta con assiduità. La Spagna non è un esempio inarrivabile, non è la Norvegia. È un Paese molto popoloso, nelle aree interne molto povero, un Paese del Sud Europa che in buona parte, anche per storia del Novecento, ci somiglia. Due o tre piccole cose, dicevo. Proprio dettagli.

C’è un giorno della settimana in cui dalle otto alle dieci di sera si possono lasciar fuori dal portone, per strada, mobili utensili e ogni tipo di oggetto che non si usa più. Poi passa il camion nella nettezza urbana a raccoglierli ma prima, in quelle due ore, chiunque può andare in giro in cerca di tavoli, letti, sedie, pentole, lampade. Certo a volte bisogna aggiustarli, ma possono essere molto utili se non hai soldi per comprarli. Le case padronali delle zone del centro sono miniere, per chi arriva a cercare, e arrivano in tanti.

Le famiglie numerose si contano a partire da tre figli o conviventi: figli, o conviventi. Vuol dire che chiunque viva in quattro o cinque a uno stesso indirizzo ha diritto a una serie di vantaggi, di riduzioni degli oneri. Ma è sbagliato dire vantaggi: sono una restituzione degli svantaggi, un modo per mettersi alla pari. È più facile iscriversi a scuola, accendere un mutuo, ottenere una tessera al mercato.

Agli angoli delle strade, ovunque, ci sono panchine e fontane. L’acqua potabile è buona. Talvolta c’è un cavallo di legno, un’altalena. I vecchi passano lì la sera, i genitori portano i figli a giocare. I passanti riempiono borracce. I cartelli, ovunque, invitano a comportarsi per strada come a casa propria: non fare rumore la sera, non spegnere le cicche in un vaso, non buttare le lattine per terra.

Non credo che costi moltissimo, al governo di un Paese, mettere fontane e panchine, organizzare una raccolta rifiuti pensando che esiste chi, quei rifiuti, li considera un bene. Credo che sia una questione di attitudine, di educazione e di rispetto dei bisogni diversi. Non dico che sia un esempio infallibile, al contrario. Ha le sue criticità. Però è un Paese che cresce, economicamente, il conflitto sociale diminuisce.

A volte basta poco. Non considerare i più poveri un fastidio, i più deboli una zavorra. Avere cuore, insomma. Mettersi nei panni. Più che un atteggiamento politico è un modo di stare al mondo. Volendo, si può sempre fare molto. Magari non per tutti, per qualcuno. Sarebbe già molto.

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