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Caso Sangiuliano-Boccia, il dovere di fare chiarezza

Rimini, 23 agosto: il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano (fotogramma)

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Il ministro è davvero libero nell’esercizio delle sue funzioni o è sotto ricatto? Siamo sicuri che Maria Rosaria Boccia non possieda altri scatti, oltre quelli già pubblicati, altre mail, altre chat? Sono domande legittime alle quali bisogna rispondere
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Un ministro che ama stare sempre in prima fila, una giovane donna, perito tecnico con una laurea presa in un’università telematica, un curriculum imbellettato, che lo accompagna come “consulente” e sedicente esperta di materie culturali su e giù per l’Italia in tutti gli eventi istituzionali. E che posta foto di loro due ovunque, per tutta l’estate, da Pompei a Taormina, da Riva Ligure a Polignano, da Sanremo a Milano. A tavola e in spiaggia insieme.

Poi accade qualcosa. Il decreto ufficiale di nomina della signora Boccia non arriva. Anzi, dopo le prime rivelazioni di Dagospia sul “mistero della bionda”, lo staff del ministro la scarica brutalmente: non la conosciamo, non ha nessuno incarico, mai stata qui, chi la conosce.

E lei, la sedicente “influencer culturale”, a quel punto inizia a mandare segnali obliqui, strani messaggi sui social. Ah, davvero il ministro non mi conosce? Davvero qualcuno sta cercando di far passare come una fake news la mia nomina a organizzatrice del G7 Cu…

Un ministro che ama stare sempre in prima fila, una giovane donna, perito tecnico con una laurea presa in un’università telematica, un curriculum imbellettato, che lo accompagna come “consulente” e sedicente esperta di materie culturali su e giù per l’Italia in tutti gli eventi istituzionali. E che posta foto di loro due ovunque, per tutta l’estate, da Pompei a Taormina, da Riva Ligure a Polignano, da Sanremo a Milano. A tavola e in spiaggia insieme.

Poi accade qualcosa. Il decreto ufficiale di nomina della signora Boccia non arriva. Anzi, dopo le prime rivelazioni di Dagospia sul “mistero della bionda”, lo staff del ministro la scarica brutalmente: non la conosciamo, non ha nessuno incarico, mai stata qui, chi la conosce.

E lei, la sedicente “influencer culturale”, a quel punto inizia a mandare segnali obliqui, strani messaggi sui social. Ah, davvero il ministro non mi conosce? Davvero qualcuno sta cercando di far passare come una fake news la mia nomina a organizzatrice del G7 Cultura a Pompei? Il tono della donna, giustamente risentita per il trattamento ricevuto, per il ministro che continua a fare lo gnorri e per lo staff di Sangiuliano che arriva persino a cancellarla dalle chat di gruppo, improvvisamente cambia.

Maria Rosaria Boccia, in un post su Instagram, con il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (ansa)

Il problema è che non si tratta, come ha sostenuto la premier nel salotto amico di Rete4, «solo di un gossip estivo». Con chi si accompagna il ministro sono affari suoi, ma il caso Boccia-Sangiuliano è diventato un affaire politico per un’altra ragione, che ha a che fare con la libertà, la trasparenza e la responsabilità.

Non è sufficiente dire, come ha affermato Meloni, che Sangiuliano le ha assicurato che per Boccia «non è stato speso un euro di soldi pubblici» e non è stata messa a rischio la sicurezza del G7. Questi sono fatti che andranno chiariti meglio, in una sede ufficiale come il Parlamento, anche perché ci sono documenti che proverebbero il contrario, come le mail organizzative del G7 inviate anche “per conoscenza” a Boccia.

Il problema, dunque, non è il presunto moralismo di chi invoca chiarezza o l’ennesima dimostrazione che la meritocrazia, per Fratelli d’Italia, vale solo per gli altri.

Il tema vero è un altro: il ministro Sangiuliano è davvero libero nell’esercizio delle sue funzioni o è sotto ricatto? Siamo sicuri che la signora in questione non possieda altri scatti, oltre quelli già pubblicati, altre mail, altre chat che potrebbero provocare imbarazzi a lui e al governo di cui fa parte?

Sono domande legittime e doverose perché in democrazia il potere vive sotto lo scrutinio dell’opinione pubblica, non solo sotto la lente della Corte dei conti. È dovere di Sangiuliano rispondere.

Visto che il ministro è un appassionato di Storia, e anche scrittore, gli vogliamo ricordare il precedente che portò alla sconfitta dei Tories alle elezioni politiche del 1964. Nei primi anni Sessanta il Regno Unito fu sconvolto dall’affaire Profumo, il ministro della Guerra accusato di aver avuto una relazione con una giovane modella, Christine Keeler. Lo scandalo non era aver avuto una relazione in sé, ma il fatto che Keeler fosse contemporaneamente coinvolta con Yevgeny Ivanov, un addetto dell’ambasciata russa sospettato di essere una spia sovietica.

Insomma, la storia non era la presunta infedeltà coniugale, ma il fatto che Profumo avesse messo a rischio — anche solo potenzialmente — la sicurezza nazionale britannica. Profumo alla fine si dimise, anche per aver mentito in Parlamento. Da Sangiuliano non ci aspettiamo tanto, ma che almeno non si giri dall’altra parte fischiettando.

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