Afferma Bertolt Brecht con crudo sarcasmo, in un passaggio fin troppo citato e riferito non a caso alla Germania Est: “Se il popolo non è d’accordo con il Comitato Centrale, bisogna cambiare il popolo”. In Turingia e in parte anche in Sassonia sta succedendo qualcosa che ricorda la situazione evocata dal drammaturgo. Qualcosa che avrà conseguenze a lungo andare sull’intera Unione. Quindi anche sull’Italia.
Adesso le cronache danno la priorità inevitabile al “caso Boccia”, il sasso sui binari in grado di far deragliare un treno, ma altrove si discute il destino della Germania, che è come dire il destino dell’Europa. E si parla soprattutto del futuro della sinistra.
Da un lato c’è la crisi della socialdemocrazia, il che mette a rischio — come ci raccontano i corrispondenti — il governo del cancelliere Scholz e le sorti della Spd. Dall’altro emergono con prepotenza nuovi soggetti che stravolgono il panorama politico. Tornano ad affiorare due Germanie, a Ovest e a Est. Con i partiti o…
Afferma Bertolt Brecht con crudo sarcasmo, in un passaggio fin troppo citato e riferito non a caso alla Germania Est: “Se il popolo non è d’accordo con il Comitato Centrale, bisogna cambiare il popolo”. In Turingia e in parte anche in Sassonia sta succedendo qualcosa che ricorda la situazione evocata dal drammaturgo. Qualcosa che avrà conseguenze a lungo andare sull’intera Unione. Quindi anche sull’Italia.
Adesso le cronache danno la priorità inevitabile al “caso Boccia”, il sasso sui binari in grado di far deragliare un treno, ma altrove si discute il destino della Germania, che è come dire il destino dell’Europa. E si parla soprattutto del futuro della sinistra.
Da un lato c’è la crisi della socialdemocrazia, il che mette a rischio — come ci raccontano i corrispondenti — il governo del cancelliere Scholz e le sorti della Spd. Dall’altro emergono con prepotenza nuovi soggetti che stravolgono il panorama politico. Tornano ad affiorare due Germanie, a Ovest e a Est. Con i partiti occidentali che hanno poco da dire all’elettorato orientale. Il popolo è cambiato, appunto, e ci sono scarse speranze che le cose si aggiustino in fretta.
Nicola Zingaretti, oggi esponente di primo piano del Pd al Parlamento di Strasburgo, intervistato lunedì 2 settembre da Gerardo Greco per Metropolis, ha analizzato il voto tedesco per concludere che l’Europa deve dimostrarsi più capace di includere i nuovi immigrati (e i nuovi diritti). L’inclusione nelle sue parole è la chiave di volta. Non si potrebbe essere più d’accordo: chi pensa che l’Europa (Germania, Italia, Francia) non debba includere ma escludere?
Qualcuno c’è. Certo, i nazistoidi di AfD, oggi impegnati a festeggiare il loro successo. Loro tuttavia sono frenati — a Ovest senza dubbio, ma anche a Est — dalla tenuta elettorale del partito democristiano. Sperano di sgretolarlo nel tempo e condannarlo alla fine della Dc italiana, come ha spiegato Alice Weidel a Tonia Mastrobuoni. Ma per ora quell’esito è lontano. Invece la sinistra si trova di fronte a interrogativi esistenziali.
Certo, l’inclusione. Ma il malessere che attraversa la Germania e non solo riguarda l’integrazione. Si può essere inclusi, ma non realmente integrati nella società. La destra sfrutta con spregiudicatezza le falle dell’integrazione e gli episodi di cronaca nera — purtroppo numerosi — che generano un’inquietudine crescente nell’opinione pubblica. La sinistra invece offre risposte incerte, spesso poco convincenti.
Nei due länder il partito di Sahra Wagenknecht (Bsw), nato da una scissione della comunista Linke, è andato bene nelle urne. È aggressivo, filo-russo al pari di AfD, catalizzatore di tutto il malessere sociale, interprete di posizioni intransigenti contro l’immigrazione e convinto che l’integrazione sia una chimera. Su questa linea ha quasi cancellato la vecchia Spd in Turingia e Sassonia. E tra pochi giorni si voterà nel Brandeburgo con prospettive non dissimili.
L’impressione è che la Germania di oggi sia in prima linea. Con la socialdemocrazia di Bad Godesberg diventò a suo tempo il punto di riferimento della sinistra non marxista in Europa, ben inserita nel quadro delle alleanze occidentali. Oggi quelle ricette inclusive sembrano insufficienti di fronte ai nuovi disagi e alla guerra russa che preme da Est. Ecco allora che si afferma la rosso-bruna Wagenknecht.
L’onda non è arrivata in Italia, dove il centrosinistra all’opposizione gode di discreta salute. Tuttavia è corroso al suo interno dal rapporto conflittuale con i 5S di Conte, mentre il rumore di fondo che giunge dai länder tedesco-orientali pone domande a cui non si sfugge.