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Cittadinanza, il futuro è multiculturale

Se premiamo l’acceleratore sull’integrazione e sui diritti, riusciremo a progredire come Paese. Ora si apre una possibilità di convergenza sullo Ius scholae. Non perdiamo questa opportunità
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Non avere la cittadinanza italiana segna profondamente il vissuto dei bambini e dei ragazzi di origine immigrata, perché li espone a stereotipi che fanno vivere la loro diversità con una connotazione negativa e li spingono verso la marginalità.

Rabbia e frustrazione si possono sviluppare nei bambini se trattati da diversi, con meno diritti degli altri, solo per il diverso colore della pelle o per le origini culturali differenti. E ciò può compromettere terribilmente la coesione sociale nel nostro Paese, e facilitare la formazione di enclaves di emarginazione che in molte metropoli europee costituiscono un serio problema.

Mantenere la legge sulla cittadinanza, così come è, significa non agire affinché questi ragazzi diventino una reale forza propulsiva nel nostro Paese su tutti i fronti, come lo sono stati i tanti atleti e le tante atlete che hanno combattuto sotto la nostra bandiera alle Olimpiadi.

Non avere la cittadinanza italiana segna profondamente il vissuto dei bambini e dei ragazzi di origine immigrata, perché li espone a stereotipi che fanno vivere la loro diversità con una connotazione negativa e li spingono verso la marginalità.

Rabbia e frustrazione si possono sviluppare nei bambini se trattati da diversi, con meno diritti degli altri, solo per il diverso colore della pelle o per le origini culturali differenti. E ciò può compromettere terribilmente la coesione sociale nel nostro Paese, e facilitare la formazione di enclaves di emarginazione che in molte metropoli europee costituiscono un serio problema.

Mantenere la legge sulla cittadinanza, così come è, significa non agire affinché questi ragazzi diventino una reale forza propulsiva nel nostro Paese su tutti i fronti, come lo sono stati i tanti atleti e le tante atlete che hanno combattuto sotto la nostra bandiera alle Olimpiadi.

Pensiamo alle ragazze di origine immigrata che sono attratte da stili di vita occidentali, desiderano vivere liberamente come le amiche italiane, e trovano sempre più la forza di ribellarsi all’oppressione che vivono in certe comunità di immigrati. Lo fanno perché sentono di vivere in una società che difende le libertà individuali e che può proteggerle con le sue leggi. E quanto più la comunità nazionale italiana sarà loro vicina, tanto più loro saranno portate a rispettare regole e leggi del nostro Paese. Pensiamo solo un momento, se diventassero italiane, che motivazione e forza daremmo loro.

I ragazzi di origine immigrata, che frequentano le nostre scuole, si sentono italiani nell’80% dei casi, in crescita rispetto all’indagine Istat precedente. Per loro il termine cittadinanza significa diritti, e poi appartenenza. Non avere cittadinanza, quindi, implica sentirsi privi di diritti ed ai margini della comunità nazionale. Dare la cittadinanza a questi ragazzi significa riconoscere ciò che loro sentono di essere, senza avere il diritto di esserlo. E dare ulteriore impulso alla loro integrazione.

Roma, 4 settembre: Riccardo Magi e Simohamed Kaabour depositano in Cassazione il quesito referendario sulla cittadinanza (agf)

Questo è l’obiettivo che dobbiamo darci, non quello di tramandare una italianità dalla pelle bianca o con un Dna “italico” nel quale, fra l’altro possiamo rintracciare origini asiatiche, arabe, greche, celtiche, vichinghe, ispaniche, nibelunghe e di tutti i popoli che hanno occupato nei secoli il nostro territorio.

L’obiettivo che dobbiamo darci è quello di tramandare l’italianità della nostra lingua, del nostro vivere anche nelle specificità provinciali e regionali, delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio culturale, pienamente parte, e componente essenziale, dell’Europa.

Il futuro multiculturale del nostro Paese e di tutta l’Europa non è un’opzione, è la realtà. Se premeremo l’acceleratore sull’integrazione, che non vuol dire imporre una religione o un colore della pelle, ma far prevalere i valori di rispetto della persona e della sua libertà, dei diritti e della democrazia, riusciremo a progredire come Paese.

Se invece ci rinchiuderemo e recinteremo questi ragazzi nei ghetti e nell’emarginazione, il nostro futuro vedrà prevalere in Europa, e anche da noi, l’oscurantismo medievale, che regna in molti Paesi da cui si fugge. Italiani, europei, sono gli uomini e le donne libere, che rifiutano qualunque tipo di oppressione e totalitarismo.

Ius soli, Ius culturae, Ius scholae, le discussioni sono state le più disparate e non hanno mai portato a nulla. Ma non guardiamo al passato, andiamo avanti. Ora si apre una possibilità di convergenza sullo Ius scholae. Bene. Non perdiamo questa opportunità.

Sui diritti bisogna costruire grande unità, al di là degli schieramenti. E sarebbe una bella prova di vitalità, per il Parlamento, dove tutto è costretto allo scontro maggioranza-opposizione, se succedesse. Stiamo parlando di sviluppare i diritti dei bambini, rafforzando in questo modo i diritti di tutti e il nostro Stato di diritto. E non è cosa da poco.

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