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Luci e ombre nella partita del futuro

Luigi Marattin 

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Il punto dell’11 settembre 2024
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L’operazione Luigi Marattin non è ancora significativa sul piano politico. Magari lo diventerà o forse no, dipende da una serie di circostanze non tutte prevedibili. In sostanza si tratta, come è noto, dell’iniziativa del giovane e brillante economista che ha lasciato Italia Viva in dissenso con la scivolata a sinistra di Matteo Renzi, a cui rivolge comunque parole di riconoscenza. Marattin intende battersi in favore di una formazione liberale tutta da inventare: rigorosa nei suoi caratteri identitari, pronta ad assumere l’idea d’Europa che Mario Draghi ha esposto lunedì a Bruxelles, capace di fornire all’Italia una classe dirigente adeguata alle ambizioni di chi compie adesso, comunque la si pensi, un gesto di coraggio. Un gesto che per ora è soprattutto una testimonianza. È come se dicesse a Renzi: hai tradito gli ideali e i valori in cui tutti noi abbiamo creduto in cambio di un piatto di lenticchie, ossia qualche seggio in Parlamento grazie all’eventuale intesa col Pd di Elly Schl…

L’operazione Luigi Marattin non è ancora significativa sul piano politico. Magari lo diventerà o forse no, dipende da una serie di circostanze non tutte prevedibili. In sostanza si tratta, come è noto, dell’iniziativa del giovane e brillante economista che ha lasciato Italia Viva in dissenso con la scivolata a sinistra di Matteo Renzi, a cui rivolge comunque parole di riconoscenza. Marattin intende battersi in favore di una formazione liberale tutta da inventare: rigorosa nei suoi caratteri identitari, pronta ad assumere l’idea d’Europa che Mario Draghi ha esposto lunedì a Bruxelles, capace di fornire all’Italia una classe dirigente adeguata alle ambizioni di chi compie adesso, comunque la si pensi, un gesto di coraggio. Un gesto che per ora è soprattutto una testimonianza. È come se dicesse a Renzi: hai tradito gli ideali e i valori in cui tutti noi abbiamo creduto in cambio di un piatto di lenticchie, ossia qualche seggio in Parlamento grazie all’eventuale intesa col Pd di Elly Schlein; ma noi non ci stiamo e indichiamo la strada liberale che un tempo era anche la tua. Testimonianza, appunto. Affinché prenda una forma politica occorre ben altro: ad esempio una legge elettorale che incrini anziché incoraggiare il bipolarismo. Ma qui siamo in alto mare. Non solo. L’interesse di Giorgia Meloni e forse anche della Schlein consiste nel consolidare il duopolio della politica italiana. Che poi proprio duopolio non è. A sinistra ci sono Conte e adesso i “centristi” in cerca d’autore. A destra troviamo l’irrequieto Salvini, ma anche incontriamo l’atteggiamento non amichevole di Mediaset, e quindi della famiglia Berlusconi, nei confronti di Palazzo Chigi. Non è un’ostilità dichiarata, bensì un rosario di dispetti e azioni logoranti. Come l’intervista a Maria Rosaria Boccia, affidata a una nota giornalista attenta ai temi della sinistra come Bianca Berlinguer. Non si tratta esattamente di uno “scoop”, dal momento che la donna del caso Sangiuliano sta cercando con ogni mezzo di prolungare il suo quarto d’ora di notorietà. Ma è singolare che sia l’azienda fondata da Berlusconi, dopo che la Meloni ha dichiarato chiusa la vicenda, a mettere a disposizione i suoi impianti per riaprire la ferita. Torniamo dunque al punto di partenza. Davvero Renzi si accontenta di mandare in Parlamento una pattuglia di fedeli sotto l’ala del Pd? È probabile che le sue intenzioni siano più ambiziose. Come anche quelle dell’ex discepolo Marattin. In modi diversi tutti e due avvertono che gli equilibri attuali potrebbero saltare. Le forze contrarie al bipolarismo, almeno tendenziale, sono al lavoro per aprire dei varchi soprattutto al centro. La pressione su Tajani, la guerriglia mediatica da destra contro Giorgia Meloni; sull’altro versante il dinamismo di Renzi alla frontiera moderata del Pd, la volontà di ridiscutere i vecchi assetti. Tutto questo può essere riassorbito da qualche iniziativa della premier, se saprà districarsi dai cascami del caso Boccia. Oppure può diventare un piano inclinato dove i centristi - a sinistra e destra - si gioveranno del logoramento generale. La ratifica della nomina di Raffaele Fitto come commissario europeo è il primo passaggio cruciale. I socialisti fanno muro, ma forse cercano solo qualche compensazione. E l’invito rivolto dalla premier a Draghi dimostra che a Palazzo Chigi non c’è un arroccamento pregiudiziale. Anzi, si cerca di restare dentro la grande partita del futuro.

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