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Migranti, le responsabilità di Salvini

Matteo Salvini a processo per i migranti a cui venne impedito lo sbarco 

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L’allora ministro dell’Interno fece una vera sceneggiata politica negando lo sbarco. E ora viene processato
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Mostrare i muscoli contro deboli e indifesi migranti sbandierando una difesa dei confini, come se ci fosse un aggressore pronto ad invadere il nostro Paese, si è rivelato, dopo quasi quattro anni di udienze del processo a Matteo Salvini, una sceneggiata politica. Insomma, una farsa estiva che il leader della Lega ha consumato per un personale tornaconto elettorale sulla pelle di 147 migranti nell’agosto del 2019. Lo dicono le testimonianze, in gran parte di ex ministri del Conte 1, che si sono susseguite davanti ai giudici nel dibattimento che si è concluso a Palermo. E riavvolgendo il nastro si può vedere come in un film drammatico che il ministro dell’Interno dell’epoca ha negato per 19 giorni lo sbarco in un porto italiano agli immigrati salvati dalla nave ong Open Arms, privandoli della libertà personale e abusando del suo potere, violando pure una serie di leggi internazionali. Insomma, nell’aula di giustizia, in questo lungo dibattimento si è materializzato plasticamente il poli…

Mostrare i muscoli contro deboli e indifesi migranti sbandierando una difesa dei confini, come se ci fosse un aggressore pronto ad invadere il nostro Paese, si è rivelato, dopo quasi quattro anni di udienze del processo a Matteo Salvini, una sceneggiata politica. Insomma, una farsa estiva che il leader della Lega ha consumato per un personale tornaconto elettorale sulla pelle di 147 migranti nell’agosto del 2019. Lo dicono le testimonianze, in gran parte di ex ministri del Conte 1, che si sono susseguite davanti ai giudici nel dibattimento che si è concluso a Palermo. E riavvolgendo il nastro si può vedere come in un film drammatico che il ministro dell’Interno dell’epoca ha negato per 19 giorni lo sbarco in un porto italiano agli immigrati salvati dalla nave ong Open Arms, privandoli della libertà personale e abusando del suo potere, violando pure una serie di leggi internazionali. Insomma, nell’aula di giustizia, in questo lungo dibattimento si è materializzato plasticamente il politico-imputato che per trascinare il proprio elettorato si è scagliato contro inerme persone che fuggivano da paesi in guerra e dalla disperazione e chiedevano aiuto.

Come è noto a tutti Matteo Salvini è oggi non solo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma anche vice premier. E sulla sua testa incombe la decisione che dovrà prendere il tribunale a conclusione delle richieste che saranno fatte domani dai magistrati dell’accusa, e poi nelle udienze successive dagli avvocati delle parti civili, che sono molte, e dalla difesa dell’imputato.

Lasciando fuori il fronte giudiziario, è provato però che l’azione di Salvini non è stato un atto politico del governo. Perché come è emerso dalle testimonianze non c’era alcuna condivisione della decisione di vietare lo sbarco ai migranti. Quella scelta è stata esclusivamente del leader della Lega il quale, da quanto abbiamo appreso dalle deposizioni, la prendeva da solo e successivamente ne portava a conoscenza gli altri ministri generalmente con un post sui social. Così il responsabile del Viminale condivideva le sue scelte con gli altri componenti del governo, trattandoli alla pari dei suoi follower. Perché nel 2019 il potere di decidere se far sbarcare o meno i migranti spettava proprio al ministro dell’Interno.

C’è poi il punto su cui Salvini ha provato a spostare l’attenzione politica, tentando di mettere fuori strada la giustizia, e cioè il “preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo o per la tutela di un interesse dello Stato”. A suo dire sarebbe la difesa dei confini. Questo punto è stato esaminato dalla Camera di appartenenza quando ha concesso l’autorizzazione a procedere, ed è stato affermato che non si era in presenza né di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, né si era in presenza di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo.

Si trattava solo di una competenza amministrativa esclusivamente rimessa al ministro dell’Interno. Quando a bordo della nave le condizioni di salute dei migranti si erano aggravate e alcuni di loro iniziavano a buttarsi in mare nel tentativo di salvarsi vedendo davanti ai loro occhi la costa, tutto ciò non è bastato al leader della Lega per autorizzare lo sbarco. Al di là dunque del processo penale e della decisione che i giudici prenderanno in camera di consiglio dopo aver ascoltato la difesa dell’imputato, ciò che resta di questa storia è che un leader politico ha agito contro esseri umani deboli e indifesi solo per raccogliere voti, per una mira elettorale, un tornaconto politico. Ebbene, un personaggio con queste caratteristiche, al di là delle responsabilità giudiziarie, in un Paese civile deve essere lasciato fuori dalla politica e soprattutto da incarichi di governo. Per non essere complici.

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