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La sinistra e i migranti

Giorgia Meloni e Keir Starmer (agf)

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Il bilaterale tra Giorgia Meloni e Keir Starmer è stato accolto con diffidenza
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È comprensibile il silenzio con cui a sinistra è stato accolto il bilaterale tra Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer. Da quel faccia a faccia è emersa infatti, per il campo del centrosinistra italiano, una verità amara, imbarazzante ma innegabile: quei due, sul contrasto all’immigrazione illegale, sono apparsi in totale sintonia. Anzi, l’inglese — che come primo atto politico del suo governo laburista ha cancellato il vergognoso progetto di deportazione dei migranti in Ruanda — è sembrato persino trarre esempio e ispirazione dal contestato “protocollo Albania” confezionato da Meloni tra mille critiche.

Il problema, per il Pd e per le altre forze progressiste italiane, è che questa nouvelle vague non è un improvviso ed eccentrico sbandamento a destra del Labour inglese. Perché la stessa linea di fermezza e respingimenti, di confini sigillati ai migranti, la sta predicando e praticando in questi giorni anche il cancelliere socialdemocratico Scholz, reduce da una …

È comprensibile il silenzio con cui a sinistra è stato accolto il bilaterale tra Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer. Da quel faccia a faccia è emersa infatti, per il campo del centrosinistra italiano, una verità amara, imbarazzante ma innegabile: quei due, sul contrasto all’immigrazione illegale, sono apparsi in totale sintonia. Anzi, l’inglese — che come primo atto politico del suo governo laburista ha cancellato il vergognoso progetto di deportazione dei migranti in Ruanda — è sembrato persino trarre esempio e ispirazione dal contestato “protocollo Albania” confezionato da Meloni tra mille critiche.

Il problema, per il Pd e per le altre forze progressiste italiane, è che questa nouvelle vague non è un improvviso ed eccentrico sbandamento a destra del Labour inglese. Perché la stessa linea di fermezza e respingimenti, di confini sigillati ai migranti, la sta predicando e praticando in questi giorni anche il cancelliere socialdemocratico Scholz, reduce da una sonora sconfitta in Turingia e Sassonia. Due importanti lander dell’Est dove sono volati consensi, oltre che per i neonazisti dell’Afd, anche per l’Alleanza di Sahra Wagenknecht (BSW), uscita dalla Linke proprio per le sue posizioni rigide rispetto all’immigrazione clandestina. Un discorso analogo si potrebbe fare per il socialista Pedro Sanchez, che questa estate ha peregrinato tra Mauritania, Senegal e Gambia nel tentativo di arginare una forte pressione migratoria in Spagna. Come si dice piano Mattei in spagnolo?

Sciaguratamente per la sinistra italiana, su questo tema gli elettori si mobilitano emotivamente e vanno a votare. Anche negli Stati Uniti, sul problema dell’immigrazione clandestina dal confine sud, Kamala Harris si sta giocando buona parte delle sue chance di elezione. Nel disastroso (per Trump) dibattito televisivo, è stato solo grazie alla gaffe sugli haitiani “mangia gatti” di Springfield se la candidata democratica è riuscita a evitare di rispondere sul terreno per lei più scivoloso e difficile. Quello in cui si sarebbe parlato del suo magro bilancio come zarina anti-immigrazione della presidenza Biden.

Per la sinistra italiana il problema è dunque reale e cogente. Qualsiasi proposta di governo che vorrà essere credibile dovrà infatti fornire una risposta alla domanda su quale e quanta immigrazione il Paese è disposto ad accettare. Come ha scritto ieri su questo giornale Ezio Mauro, la democrazia “è interpellata contemporaneamente dalla domanda di sicurezza dei suoi cittadini e dall’appello di disperazione dei migranti, due richieste contraddittorie che pretendono politiche opposte”. Per la destra la risposta è facile, intrisa di propaganda, ideologica. È una risposta che trasforma ogni migrante in una potenziale minaccia e lo schiaccia in una dimensione esclusivamente criminale. Per la sinistra, almeno quella che aspira a governare, una risposta facile non c’è. Il Papa fornisce, dall’alto del suo magistero, una soluzione evangelica: «Chi non custodisce il migrante fa un peccato contro la vita», ha ribadito di ritorno dal suo ultimo viaggio. Ma per un uomo o una donna di Stato questa risposta non è sufficiente. La soluzione passa dall’integrazione e legalizzazione di coloro che sono già arrivati, ripristinando tutte le misure che la destra ha smantellato con i decreti Salvini, passa dalla cancellazione delle norme criminogene della Bossi-Fini, che impediscono di entrare legalmente in Italia a cercare lavoro, passa dalla salvezza dei migranti in mare, dalla concessione più facile della cittadinanza, dallo spiegare che, senza un flusso costante e crescente di lavoratori immigrati, tra pochi anni l’Inps non sarà più in grado di pagare le pensioni. Ma non può eludere, a meno di non dare la partita elettorale già per persa, anche la domanda di sicurezza e rispetto dei confini. Prima o poi, anche a sinistra, bisognerà discuterne.

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