La mozione votata dal Parlamento europeo sugli aiuti all’Ucraina e sul diritto di Kiev a difendersi anche oltre il confine russo ha visto formarsi uno schieramento trasversale degli italiani. Ma non è esattamente quello che si auspica quando si propone la solidarietà nazionale in politica estera. Infatti ne è venuto fuori un intreccio ambiguo in cui destra e sinistra si sono mescolate, isolandosi dalla maggioranza dei deputati europei.
La mozione è stata approvata con 425 voti a favore su 619 votanti. Un risultato fin troppo chiaro, del tutto favorevole all’Ucraina e al suo diritto a difendersi. Ma l’Italia ha contribuito ben poco a tale esito. Ha prevalso la linea neutralista o francamente isolazionista. Lega e Cinque Stelle si sono espressi contro ogni aiuto ulteriore a Zelensky, altro che autorizzazione a varcare la frontiera russa. No a tutto: Putin non poteva desiderare di meglio. Gli altri hanno votato in un caleidoscopio di posizioni: astenuti, assenti, pochi favorevoli, …
La mozione votata dal Parlamento europeo sugli aiuti all’Ucraina e sul diritto di Kiev a difendersi anche oltre il confine russo ha visto formarsi uno schieramento trasversale degli italiani. Ma non è esattamente quello che si auspica quando si propone la solidarietà nazionale in politica estera. Infatti ne è venuto fuori un intreccio ambiguo in cui destra e sinistra si sono mescolate, isolandosi dalla maggioranza dei deputati europei.
La mozione è stata approvata con 425 voti a favore su 619 votanti. Un risultato fin troppo chiaro, del tutto favorevole all’Ucraina e al suo diritto a difendersi. Ma l’Italia ha contribuito ben poco a tale esito. Ha prevalso la linea neutralista o francamente isolazionista. Lega e Cinque Stelle si sono espressi contro ogni aiuto ulteriore a Zelensky, altro che autorizzazione a varcare la frontiera russa. No a tutto: Putin non poteva desiderare di meglio. Gli altri hanno votato in un caleidoscopio di posizioni: astenuti, assenti, pochi favorevoli, gli altri contrari comunque ad allungare il tiro dei missili. Alla fine Lega e 5S hanno ribadito il loro rifiuto dell’intera risoluzione. I centristi italiani non sono presenti nell’Europarlamento perché non hanno superato la soglia minima, ma i liberali “macroniani”, come ricorda Sandro Gozi, hanno votato “sì” senza esitazioni.
Al netto delle astruserie procedurali, il significato di quel che è accaduto non lascia dubbi. Nel loro complesso i rappresentanti italiani si sono separati dalle varie famiglie europee a cui sono iscritti. E questo vale sia per il centrodestra che governa a Roma sia per il Pd. Giorgia Meloni dovrà prima o poi decidersi a chiarire con Salvini qual è la politica estera italiana. I leghisti tirano dritto per la loro strada e anzi inaspriscono via via la loro linea anti Kiev e anti—atlantica. Alla lunga la frattura può essere insostenibile, specie ora che gli ucraini si sottopongono al massimo sforzo militare per arrivare al momento del compromesso, quando sarà, in condizioni di forza.
Quanto al Partito Democratico di Elly Schlein, di solito è attento a denunciare le tendenze isolazioniste che indeboliscono l’Unione. Ma in questa occasione l’Europa ne è uscita con dignità. Persino con qualche sorpresa interessante, come la “capitana” tedesca, Carola Rackete, eletta con l’estrema sinistra e ieri a favore delle incursioni ucraine in territorio russo. Invece la linea multiforme del Pd, sparpagliata come i coriandoli, esprime solo la debolezza di questa formazione che dovrebbe esercitare una leadership nel centrosinistra, considerando anche la sua tradizione all’interno del gruppo dei Socialisti e Democratici. I quali hanno dovuto invece “prendere atto delle differenti sensibilità” presenti nel partito italiano. Sembra una comprensiva giustificazione, e in parte lo è, ma è un brutto segno quando si arriva a essere quasi commiserati.
Salvo rare eccezioni, il Pd si è come dissolto. Altro che leadership. La linea sull’Ucraina la impongono i Cinque Stelle, e lo stesso potrebbe accadere di qui a poco con le audizioni del commissario Fitto. Peraltro Conte e i suoi saranno sempre un passo oltre la Schlein. Più intransigenti, più coesi, più spregiudicati. In assenza di una leadership, e quindi della volontà di esercitarla, è come se il Pd avesse abbandonato il campo. Ed è tutto da verificare che un tale atteggiamento neghittoso porti voti: è più facile che li faccia perdere, da un lato deludendo i filo-occidentali e dall’altra non accontentando i cosiddetti pacifisti filo-russi.