Alla fine il voto in Brandeburgo ha sollevato più interrogativi di quante risposte abbia dato. Sono dubbi che riguardano tutte le sinistre nei maggiori paesi europei, compresa l’Italia. Vediamo perché. Tra i primi è stata Tonia Mastrobuoni, corrispondente di “Repubblica” dalla Germania, a informare i lettori che l’interpretazione ottimistica (del tipo: la Spd tiene, battuta l’estrema destra) non corrisponde granché alla realtà. Infatti il disagio sociale nello Stato cresce al punto che, se si sommano i consensi ai nazistoidi di Alternative con quelli ai rosso-bruni di Sahra Wagenknecht, si arriva a un ragguardevole 43 per cento. È vero, la Spd, grazie allo sforzo del leader locale, Woidke, è riuscita a restare d’un soffio il primo partito: ma per riuscirci ha dovuto tenere alla larga il trasparente cancelliere federale Scholz, il cui futuro a Berlino resta incerto. E a pagare il prezzo della rimonta socialista è il partito democristiano, mai così maltrattato dagli elettori. Senza cont…
Alla fine il voto in Brandeburgo ha sollevato più interrogativi di quante risposte abbia dato. Sono dubbi che riguardano tutte le sinistre nei maggiori paesi europei, compresa l’Italia. Vediamo perché. Tra i primi è stata Tonia Mastrobuoni, corrispondente di “Repubblica” dalla Germania, a informare i lettori che l’interpretazione ottimistica (del tipo: la Spd tiene, battuta l’estrema destra) non corrisponde granché alla realtà. Infatti il disagio sociale nello Stato cresce al punto che, se si sommano i consensi ai nazistoidi di Alternative con quelli ai rosso-bruni di Sahra Wagenknecht, si arriva a un ragguardevole 43 per cento. È vero, la Spd, grazie allo sforzo del leader locale, Woidke, è riuscita a restare d’un soffio il primo partito: ma per riuscirci ha dovuto tenere alla larga il trasparente cancelliere federale Scholz, il cui futuro a Berlino resta incerto. E a pagare il prezzo della rimonta socialista è il partito democristiano, mai così maltrattato dagli elettori. Senza contare che la Wagenknecht si conferma capace di una sintesi nuova in grado di assorbire voti dalla Spd e anche di ambienti centristi. Una sintesi che usa gli stessi toni di Alternative sia contro gli immigrati sia per sostenere le ragioni di Putin in Ucraina. Ma lo sfondo comune a entrambe le estreme, di destra e sinistra, è la crisi dell’industria e i suoi riflessi sociali specie ad Est.
In Francia la cornice è diversa, ma le incognite non sono da meno. Il presidente Macron era riuscito a tamponare l’ascesa dei lepenisti con lo scioglimento dell’Assemblea e la formazione di un fronte anti-destra, eppure il governo che ne è scaturito ha l’aria di essere provvisorio. Non solo: sembra proprio che a tirare i fili, giocando come il gatto col topo, sia l’astuta Marine. La quale lavora per spingere Macron, un passo alla volta, verso le dimissioni. Sarebbe clamoroso, un evento destinano a cambiare il volto della Quinta Repubblica. Sta di fatto che il piano dell’establishment per dividere la sinistra, così da isolare il massimalista Mélenchon e negoziare con i moderati, non ha dato buoni risultati. Parigi è protetta dal sistema presidenziale, che assegna ampi poteri al presidente della Repubblica, ma non è chiaro quanto potrà reggere se il governo si rivelerà troppo debole e per di più ostaggio del Rassemblement lepenista.
In definitiva stiamo assistendo a due diverse soluzioni, nessuna risolutiva. In Germania il tentativo di frenare l’estrema destra e i rosso-bruni fa leva sulla riscossa della Spd, ma nella società si avvertono incrinature profonde, forse non risolvibili con le ricette tradizionali. In Francia la risposta fondata su una sorta di “campo largo” transalpino non riesce a garantire un esecutivo efficiente e, anzi, permette a Mélenchon di esercitare un peso politico non indifferente. E in Italia? L’ultimo sondaggio di Ilvo Diamanti dimostra che il “campo largo”, attualmente inesistente o quasi, piace solo al Pd. E si capisce: è il partito che dovrebbe guidarlo, se ne fosse capace. Ma gli altri, a cominciare da Conte coi 5S, vogliono prima trattare poltrone e spazi di potere.
Conclusione: il centrosinistra non è abbastanza attraente per attrarre consensi dal campo avverso. Questo spiega perché Giorgia Meloni, nonostante i suoi errori, abbia poco da temere dall’attuale opposizione. Tanto che la premier può andare a Washington e farsi premiare da Musk, una mossa sgradita al campo democratico a quaranta giorni dalle elezioni. Eppure non è nemmeno questo il punto. C’è da chiedersi piuttosto se Elly Schlein saprà cogliere l’opportunità delle tre regioni vicine al voto (Liguria, Emilia Romagna e Umbria) in cui i pronostici sono ovviamente tutti per la sinistra, per rovesciare il rapporto con l’opinione pubblica.