✕

Pd e 5S, quattro nodi cruciali

Roma, 26 settembre: la consegna delle firme per il referendum sull'Autonomia differenziata 

Ascolta l'audio

La vicenda della Rai offre il destro per alcune riflessioni sul futuro del centrosinistra
2 minuti di lettura

A parte le giuste e persino scontate considerazioni sul pessimo stato del rapporto Pd-5S-Avs, la vicenda della Rai offre il destro per alcune riflessioni più generali da proiettare nel futuro del centrosinistra. La prima riguarda la definizione stessa di “campo largo”, ormai uno stucchevole luogo comune che copre il vuoto. Sul piano locale, è vero, si trova prima o poi un punto di accordo tra Elly Schlein e Conte: di solito al termine di un braccio di ferro che si conclude quando i 5S ritengono di aver ottenuto quello che chiedevano, o almeno quando è chiaro a tutti che sono loro il perno dell’alleanza.

S’intende, ogni volta o quasi che si rinsalda il patto a due (o a tre con Bonelli e Fratoianni) si allenta la già fragile relazione fra il Pd e la centrista Italia Viva, come in Liguria. Al punto che è legittimo chiedersi se non sia proprio questo — la chiusura definitiva ai renziani — l’obiettivo, diciamo così, strategico che Conte si propone. Dal suo punto di vista sarebbe una…

A parte le giuste e persino scontate considerazioni sul pessimo stato del rapporto Pd-5S-Avs, la vicenda della Rai offre il destro per alcune riflessioni più generali da proiettare nel futuro del centrosinistra. La prima riguarda la definizione stessa di “campo largo”, ormai uno stucchevole luogo comune che copre il vuoto. Sul piano locale, è vero, si trova prima o poi un punto di accordo tra Elly Schlein e Conte: di solito al termine di un braccio di ferro che si conclude quando i 5S ritengono di aver ottenuto quello che chiedevano, o almeno quando è chiaro a tutti che sono loro il perno dell’alleanza.

S’intende, ogni volta o quasi che si rinsalda il patto a due (o a tre con Bonelli e Fratoianni) si allenta la già fragile relazione fra il Pd e la centrista Italia Viva, come in Liguria. Al punto che è legittimo chiedersi se non sia proprio questo — la chiusura definitiva ai renziani — l’obiettivo, diciamo così, strategico che Conte si propone. Dal suo punto di vista sarebbe una vittoria non da poco: il Pd obbligato a rinnegare un’iniziativa politica, comunque la si voglia giudicare, e a rifugiarsi nell’alleanza senza alternative con gli ex “grillini”.

La seconda riflessione riguarda il partito di Elly Schlein. Per la prima volta in tanti anni la maggiore forza d’opposizione non avrà un rappresentante nel consiglio d’amministrazione dell’azienda. Il vecchio slogan era “fuori i partiti dalla Rai”, ma forse non s’intendeva “fuori un solo partito” da Viale Mazzini, dopo una lunga storia in cui quello stesso partito ha esercitato un considerevole potere.

La questione può essere letta in due modi. Da un lato, come un’affermazione di coerenza. Nessun compromesso e rinuncia al posto in Cda. Un modo per inviare un messaggio quasi anti-politico agli elettori: vedete, non ci pieghiamo ai compromessi di palazzo perché siamo dalla parte dei cittadini contro le lottizzazioni; viceversa i nostri pseudo alleati, i 5S ma anche la sinistra radicale, intrigano con Fratelli d’Italia e dicono che lo fanno per “controllare” gli amministratori di maggioranza: insomma, un argomento risibile.

Tuttavia la vicenda si presta a una seconda lettura: vale a dire come l’esito di una serie di errori. Di fatto il Pd si è isolato, ha dimostrato di non volere o non sapere tessere il filo di un’opposizione realistica, in cui si cammina divisi ma poi, nei passaggi cruciali, ci si ritrova uniti. Invece non succede: né sulla Rai né sulla politica verso l’Ucraina, come è accaduto pochi giorni fa.

Roma, 13 settembre: Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Riccardo Magi (ansa)

Terzo punto. È difficile non vedere che nel Pd esiste un problema di leadership. Schlein è senza dubbio una donna di temperamento; ha senso del potere, come si capisce dal piglio di ferro con cui guida il suo partito, ignorando o mettendo ai margini quasi tutti coloro che hanno avuto un ruolo nel recente passato. A volerle ascoltare, le critiche di Romano Prodi sono esaurienti. Al tempo stesso, tale leadership si proietta debolmente verso l’esterno. Eppure un mosaico complicato, qual è oggi il centrosinistra, richiederebbe una capacità di guida efficace e confermata giorno per giorno.

Quarto. I due referendum — sull’autonomia e sulla cittadinanza — costituiscono senza dubbio un ricostituente per il Pd. Ma solo in parte per il centrosinistra, visto che Conte non sostiene il secondo. Soprattutto il quesito sui nuovi cittadini deve ancora superare molti ostacoli prima di essere votato. E raggiungere il 50 per cento più uno, almeno in questo caso, non sarà una facile conquista.

Leggi i commenti