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San Siro, il calcio in mano ai boss

Gli arresti per gli ultras a Milano (ansa)

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Nell’inchiesta sugli ultras a Milano sono citati molti vip
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Finalmente. Viene naturale usare questo avverbio, dopo l’inchiesta che ha segnato ieri un imparabile gol giudiziario ai capi ultras di Milano. Gente, per capirci, che una sera può contrattare masse di biglietti a tu per tu con Simone Inzaghi e una mattina favorisce l’infiltrazione di una cosca di ‘ndrangheta, come gli inquietanti Bellocco di Rosarno. Finalmente — ripetiamo — la Milano dei buoni, dei giusti, dei glamour, dei perfettini, del marketing e dell’advertising, degli archistar e dei manager dei social deve fare i conti con i propri eccessi di disinvoltura.

Nel datato cult Sotto il vestito niente s’intravedevano alcune pesantezze nel mondo apparentemente leggiadro della moda: oggi sotto le maglie di Milan e Inter si avverte una grave puzza di marcio. La maglia, così sacra nella retorica del tifoso, e così importante per il calciatore, nasconde gli affari totalmente illegittimi della Curva Sud (milanisti) e della Curva Nord (interisti). Picchiatori e malfattori che trafficano …

Finalmente. Viene naturale usare questo avverbio, dopo l’inchiesta che ha segnato ieri un imparabile gol giudiziario ai capi ultras di Milano. Gente, per capirci, che una sera può contrattare masse di biglietti a tu per tu con Simone Inzaghi e una mattina favorisce l’infiltrazione di una cosca di ‘ndrangheta, come gli inquietanti Bellocco di Rosarno. Finalmente — ripetiamo — la Milano dei buoni, dei giusti, dei glamour, dei perfettini, del marketing e dell’advertising, degli archistar e dei manager dei social deve fare i conti con i propri eccessi di disinvoltura.

Nel datato cult Sotto il vestito niente s’intravedevano alcune pesantezze nel mondo apparentemente leggiadro della moda: oggi sotto le maglie di Milan e Inter si avverte una grave puzza di marcio. La maglia, così sacra nella retorica del tifoso, e così importante per il calciatore, nasconde gli affari totalmente illegittimi della Curva Sud (milanisti) e della Curva Nord (interisti). Picchiatori e malfattori che trafficano con i bagarini, con lo spaccio delle sostanze, con il merchandising.

Tutti d’accordo, i capi, e tutti zitti gli altri che stanno sugli spalti a sgolarsi. E chi non sta al gioco del “potere” della curva, rischia quanto meno il pestaggio. Come quando per celebrare un loro morto — Vittorio Boiocchi, ammazzato a pistolettate vicino casa sua — gli interisti hanno costretto pure chi aveva pagato il biglietto a lasciare il secondo anello verde in segno di lutto.

E chi sono questi uomini double-face che dalle curve tracimano nella vita quotidiana di Milano? Tra gli arrestati milanisti c’è, ad esempio, Christian Rosiello, che insieme al celebre Fedez ha cercato di punire il personal trainer Cristiano Iovino, noto per una presunta relazione con Ilary Blasi: motivo, una parola di troppo in discoteca. Sempre tra i milanisti, riecco che viene arrestato il narcotrafficante Luca Lucci, fotografato ai tempi insieme a Matteo Salvini, il ministro che ieri ringrazia le forze dell’ordine e sostiene che di foto ne ha fatte centomila. Vero, gli si può credere.

Il punto, ci permettiamo di sottolineare, sarebbe però un altro: come mai né Fedez né Matteo, una volta appreso di che pasta sono fatti questi “interlocutori”, non dicono mezza parola su di loro? Superficialità? Paura? Finzioni? Come può Fedez cantarsele in pseudo-rime con Tony Effe e non fermarsi a ragionare sul fatto che uno come lui, che s’è imposto come artista, non può “suonarsele” sulla giungla d’asfalto insieme con chi non ha nulla da perdere? Più chiaramente: meglio avere un capo ultras per amico o per nemico?

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Bisognerebbe rispondere con serietà, anche perché le pagine dell’ordinanza di custodia sono ricche di contatti in un’ampia zona grigia. Tanto da far pensare che in alcuni ambienti — a cominciare dallo stadio di San Siro — legalità e illegalità siano poggiate una all’altra, come le carte del castello. Il giudice parla dello stadio come “terra sottratta al controllo di legalità”, ci sembra che moltissime persone, a cominciare dai tifosi, sinora potevano ignorare la gravità dello stato delle cose. Chi avrebbe immaginato patti di “non belligeranza” in base ai quali chiunque fosse andato alla finale di Champions a Istanbul, avrebbe dato alla tifoseria avversaria il 50 per cento dei propri incassi? Uno schema che ricorda il sistema delle mazzette durante Tangentopoli: uno prende, e poi dà a tutti (i partiti).

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Bravi i sostituti procuratori Storari e Ombra a non essersi fermati al singolo omicidio, ma a spingersi con i detective in quella che a Roma venne chiamata “terra di mezzo” e che a Milano, prendendo a presto un’intercettazione, potremmo definire “doppiofondo”. Come i pullman degli ultras — intercettati — passano dal carrozziere amico, che crea il doppiofondo per nascondere le armi, così Milano, la locomotiva economica d’Italia, l’onnipoli internazionale dove c’è tutto e il contrario di tutto, ha al suo interno qualche misterioso scomparto, se non addirittura qualche segreto scompartimento. E là, in questo sottofondo, prosperano i boss che puntano a imporsi su squadre, calciatori e vip. Ma far finta di non sentire e non vedere si chiamerebbe, anche a Milano, omertà.

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