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Le tre faglie dell’Europa

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (afp)

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Le divisioni Nord/Sud, Est/Ovest e l’avanzare delle forze sovraniste: ecco le insidie per Ursula von der Leyen
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Con i drammatici conflitti in Ucraina e Medio Oriente alle nostre porte che si alternano in inquietanti sviluppi, si è al momento sedato il dibattito sulla composizione della nuova Commissione Europea. Riflessione che aveva visto von der Leyen sul gradino più alto del podio nelle pagelle di abilità negoziale ma dentro una prospettiva di integrazione europea mai così in affanno da decenni.

Lo spettro del “declino” della Ue si profila, infatti, dall’intersecarsi delle numerose sfide in agenda (geopolitiche, economiche, climatiche, sociali e demografiche) con almeno tre “faglie” dentro l’Europa a ventisette. Il tutto mentre gli assetti complessivi delle relazioni internazionali sono in via di ridefinizione e la passerella di leader dei giorni scorsi all’Onu ne ratificava ancora una volta l’inefficacia operativa.

I tre elementi di potenziale frattura all’interno del Vecchio Continente sono di ordine “finanziario, geopolitico e di frammentazione ideologica”, ben presenti nelle Istituzi…

Con i drammatici conflitti in Ucraina e Medio Oriente alle nostre porte che si alternano in inquietanti sviluppi, si è al momento sedato il dibattito sulla composizione della nuova Commissione Europea. Riflessione che aveva visto von der Leyen sul gradino più alto del podio nelle pagelle di abilità negoziale ma dentro una prospettiva di integrazione europea mai così in affanno da decenni.

Lo spettro del “declino” della Ue si profila, infatti, dall’intersecarsi delle numerose sfide in agenda (geopolitiche, economiche, climatiche, sociali e demografiche) con almeno tre “faglie” dentro l’Europa a ventisette. Il tutto mentre gli assetti complessivi delle relazioni internazionali sono in via di ridefinizione e la passerella di leader dei giorni scorsi all’Onu ne ratificava ancora una volta l’inefficacia operativa.

I tre elementi di potenziale frattura all’interno del Vecchio Continente sono di ordine “finanziario, geopolitico e di frammentazione ideologica”, ben presenti nelle Istituzioni, a partire dalla nuova Commissione Europea.

La prima faglia è rappresentata dal quadrante Nord/Sud, nell’abituale contrapposizione tra i Paesi nordici, i frugali, ispirati dal rigore dei conti pubblici e quegli Stati membri, prevalentemente a Sud dell’Europa, tra i quali l’Italia, gravati da alto debito.

Questi ultimi fautori di una filosofia, purtroppo con rari esempi virtuosi, secondo la quale è la crescita economica a garantire la stabilità monetaria e non viceversa. Visione avversata negli anni da chi spingeva per l’austerità — al traino della Germania — con effetti spesso socialmente deleteri per i Paesi costretti ad adeguarvisi anche nei momenti di congiuntura economica negativa.

La storica decisione di imprimere una diversa rotta con l’adozione del NextGenEu attraverso debito comune per risollevarsi dagli effetti del Covid fu salutata come formidabile salto di qualità nel processo di integrazione.

Tale innovativo strumento di politica di bilancio (in scadenza a fine 2026) dovrà ancora valutarsi nei risultati ma la sola ipotesi di ricorrere ad analoghe iniziative per assicurare i “beni pubblici comuni” (ambiente, innovazione tecnologica, difesa) è stata cassata da alcuni Paesi rigoristi, Germania in testa.

È una contrapposizione che affonda le radici in una sfiducia reciproca, sovente non priva di fondamento, ma che sarebbe bene affrontare discutendo sulla governance della spesa piuttosto che sull’ideologia sovrastante.

La seconda faglia attiene al quadrante geopolitico Est-Ovest. I Paesi dell’Europa orientale sono portatori di un diverso approccio; i riferimenti primari sono gli Usa e la Nato, comunque prevalenti rispetto a un percorso di integrazione che passi anche dal superamento del metodo intergovernativo e del diritto di veto in materie essenziali quali la politica estera e di difesa.

Né la divisione al loro interno, rappresentata in particolare da Orbán, è tale da assicurare adeguata convergenza con la parte occidentale (basti pensare alla questione migratoria). Il perdurante conflitto in Ucraina per non citare il disastro in Medio Oriente beneficerebbero senz’altro di un’Europa meno stonata e irrilevante.

È la terza faglia, tuttavia, ad essere, oltre che la più recente anche la più insidiosa e potenzialmente esiziale per l’intero processo. Si tratta dell’affermazione elettorale crescente di forze sovraniste, per lo più populiste; in molti casi anti-Ue.

Benché in parte arginate dalla diga anti-sovranista alle elezioni di fine giugno, esse evidenziano la frattura più pericolosa per l’intera costruzione europea. L’ultima ondata nera da Vienna è lì a confermarcelo.

È una cesura che tocca la geopolitica vista l’ampia rappresentanza filo-Putin; essa investe anche i principi basilari sui quali si è costruita l’Europa in questi decenni. Dallo stato di diritto alla libertà di informazione, dalle libertà civili ai diritti delle minoranze. In breve, l’essenza stessa della democrazia.

In uno scenario così complicato la contemporanea debolezza di Parigi e Berlino ha consentito alla presidente von der Leyen di muoversi con più spazio di manovra e abilità. Che queste doti saranno sufficienti per ripartire ed evitare quel declino paventato da ultimo anche dal rapporto Draghi sarà tutto da verificare. Le premesse non sono incoraggianti.

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