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Ius Italiae, sfida e opportunità

Antonio Tajani a Marino per la festa dell'uva (ansa)

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La proposta avanzata dal vicepremier Antonio Tajani è piombata al centro del dibattito politico e si sta trasformando in una sfida e in una opportunità
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Cittadinanza italiana, ai tanti, ormai tantissimi nati nel nostro Paese da genitori stranieri e a coloro che sono arrivati prima dei cinque anni di età. A patto che abbiano completato, gli uni e gli altri, un ciclo di studi di dieci anni. La proposta avanzata dal vicepremier Antonio Tajani dalla sponda forzista del governo, sotto l’etichetta un po’ curiosa di Ius Italiae, è piombata al centro del dibattito politico e si sta trasformando in una sfida e in una opportunità.

Di certo, è una sfida per la destra meloniana, finora chiusa nel bunker oscurantista dei troppi diritti negati. Ma diventa una opportunità al contempo per tutte le forze di opposizione che, dal Partito democratico alla sinistra passando per i renziani, stanno portando avanti la battaglia per ottenere il riconoscimento della cittadinanza per chi è approdato nel nostro Paese e qui vive e lavora regolarmente da anni. Il successo della campagna per la raccolta firme — sono state oltre 630 mila quelle depositate in Cassaz…

Cittadinanza italiana, ai tanti, ormai tantissimi nati nel nostro Paese da genitori stranieri e a coloro che sono arrivati prima dei cinque anni di età. A patto che abbiano completato, gli uni e gli altri, un ciclo di studi di dieci anni. La proposta avanzata dal vicepremier Antonio Tajani dalla sponda forzista del governo, sotto l’etichetta un po’ curiosa di Ius Italiae, è piombata al centro del dibattito politico e si sta trasformando in una sfida e in una opportunità.

Di certo, è una sfida per la destra meloniana, finora chiusa nel bunker oscurantista dei troppi diritti negati. Ma diventa una opportunità al contempo per tutte le forze di opposizione che, dal Partito democratico alla sinistra passando per i renziani, stanno portando avanti la battaglia per ottenere il riconoscimento della cittadinanza per chi è approdato nel nostro Paese e qui vive e lavora regolarmente da anni. Il successo della campagna per la raccolta firme — sono state oltre 630 mila quelle depositate in Cassazione una settimana fa — per il referendum sul dimezzamento dei tempi per la cittadinanza (da 10 a 5 anni) ha rinvigorito le speranze e le ambizioni di chi l’ha promossa. Con la sola eccezione del Movimento cinque stelle di Conte che sul tema preferisce mantenere una posizione a dir poco defilata.

Le aspettative e i traguardi fissati sono sacrosanti e legittimi, se saranno riconosciuti come tali nei prossimi mesi dalla Cassazione e dalla Consulta. Ma la politica, si sa, da sempre è “l’arte del possibile”, giusto per ricorrere all’abusata citazione di Otto von Bismarck. Laddove il “possibile” confina col “compromesso” Ora, sorvolando su quanto la politica sia ancora “arte”, bisognerebbe pure prenderne atto con una discreta dose di concretezza. Questo non vuol dire che Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Renzi, Calenda debbano accettare e accontentarsi di quel che da questo governo viene ideato. Ci mancherebbe. Più della metà degli italiani non si identifica più nella destra che due anni fa di questi tempi si insediava a Palazzo Chigi. Ma è anche vero che puntare a un sovvertimento degli equilibri in questa fase appare velleitario. E la proposta targata Forza Italia in tema di cittadinanza apre comunque una strada.

I loro alleati sovranisti e populisti finora si sono rifiutati ostinatamente di imboccarla. Per la loro irriducibile postura ideologica; perché ha fatto comodo alimentare la paura dell’immigrato, del diverso; perché è più facile vivere in una perenne campagna elettorale che governare riformando il Paese. Ma tutto questo nell’Italia del 2024 non è più tollerabile. Lo sanno benissimo anche gli irriducibili Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non fosse altro perché glielo raccontano ormai i loro figli, compagni di asilo o di scuola di altri bambini e ragazzi che italiani si considerano a pieno titolo, anche se di seconda generazione, anche se hanno un colore della pelle diverso. A dispetto di quel pezzo di carta che ancora manca per riconoscere appieno la loro dignità di italiani, punto. Al diavolo la generazione.

Pontida, Vannacci: "La cittadinanza non si svende o regala, non siamo d'accordo con Tajani"

Cosa ne pensi il leader leghista purtroppo è stato ribadito ancora una volta ieri sul pratone mezzo vuoto di Pontida. Preannunciato dallo striscione dei giovani militanti contro l’aperturista Tajani, tacciato nientemeno che di essere complice degli scafisti, se non “scafista” lui stesso. Ennesima occasione mancata, l’annuale sagra del Bergamasco, trasformata quest’anno più che nelle precedenti edizioni nella celebrazione tetra del patto sovranista dell’Europa nera.

Ma per la presidente del Consiglio no. Per lei e per l’istituzione che rappresenta quella lanciata dal suo ministro degli Esteri costituisce una sfida vera. È un’altra chance per smarcarsi dalla politica ridotta a slogan da youtuber del capo leghista. Una via d’uscita dal vicolo cieco nel quale rischia di restare emarginata e prigioniera in Europa. La disponibilità che iniziano a mostrare sull’argomento, in queste ore, i suoi dirigenti più fidati è un timido segnale di speranza. Servirebbe ora una buona dose di coraggio e di visione alta della politica e del futuro del Paese per compiere le scelte necessarie. Senza farsi condizionare dalla spina conficcata nel fianco destro dai Patrioti Orbàn-Le Pen-Salvini, come è avvenuto in occasione del voto sulla presidenza bis di Ursula von der Leyen.

La proposta di Tajani sulla cittadinanza raccoglie consensi anche fuori dal recinto del centrodestra. Lo spiega il fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi nell’intervista che pubblichiamo oggi: costituisce sì “un piccolo passo”, ma muove comunque le acque e diventa una “base di discussione”. Il suo è un invito a “non farcela scappare”, proprio perché “viene dal centrodestra”. E a dirlo è il fondatore di una Comunità che oltre vent’anni fa si era battuta per il riconoscimento della cittadinanza a chi è nato in Italia e certo non è tacciabile di simpatie per la coalizione oggi al governo.

Ecco perché anche per chi oggi sta lavorando alla costruzione di un’alternativa di governo credibile, da sinistra, lo Ius Italiae o come lo si vorrà chiamare costituisce una sfida e un’opportunità. Intanto perché, va detto, i governi di centrosinistra negli anni non hanno compiuto grossi passi avanti su questo terreno. Sedere al tavolo e discuterne sarà comunque un gesto di buon senso apprezzato dagli elettori. Ma soprattutto perché — per dirla ancora con Andrea Riccardi — questa non è cosa di sinistra o di destra: “Aprire la cittadinanza ai giovani immigrati va fatto, non si può aspettare”. Non più.

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