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Fisco, dalle promesse alle tasse

La premier Giorgia Meloni (ansa)

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Tanti proclami, ma poche promesse mantenute da parte del governo che attua una serie di micro-interventi
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Questo governo ha iniziato la legislatura con i consueti grandi proclami sul fisco. La bandiera della flat tax per tutti, sventolata durante la campagna elettorale, si è rivelata quasi da subito insostenibile, e si è prima ridotta, nella delega fiscale, ad un orizzonte di lungo periodo per poi sparire completamente dal recente piano strutturale di bilancio.

Sulla disastrata Irpef, un’imposta piena di buchi e che viola i più elementari principi di equità orizzontale e verticale, l’unico intervento rimasto è l’accorpamento delle aliquote più basse. Un’operazione di maquillage, che riguarda una platea amplissima di contribuenti, ma con effetti medi e macroeconomici trascurabili. Per il recupero dell’evasione il governo ha puntato dall’inizio su un concordato preventivo che poteva essere considerato una buona idea per valorizzare l’enorme patrimonio informativo dell’Agenzia delle Entrate.

Meloni: "Falso che il g…

Questo governo ha iniziato la legislatura con i consueti grandi proclami sul fisco. La bandiera della flat tax per tutti, sventolata durante la campagna elettorale, si è rivelata quasi da subito insostenibile, e si è prima ridotta, nella delega fiscale, ad un orizzonte di lungo periodo per poi sparire completamente dal recente piano strutturale di bilancio.

Sulla disastrata Irpef, un’imposta piena di buchi e che viola i più elementari principi di equità orizzontale e verticale, l’unico intervento rimasto è l’accorpamento delle aliquote più basse. Un’operazione di maquillage, che riguarda una platea amplissima di contribuenti, ma con effetti medi e macroeconomici trascurabili. Per il recupero dell’evasione il governo ha puntato dall’inizio su un concordato preventivo che poteva essere considerato una buona idea per valorizzare l’enorme patrimonio informativo dell’Agenzia delle Entrate.

Meloni: "Falso che il governo vuole aumentare le tasse"

Con il tempo, però, il disegno sbagliato e poco attraente dello strumento ha costretto il governo e la maggioranza a inserire nuovi sconti di aliquota e, da ultimo, un ulteriore osceno condono per convincere i contribuenti più riottosi (e più evasori) ad aderire. Non è neppure detto che, anche in questo modo, ciò avvenga visto che è noto che gli accertamenti diminuiranno di numero nel prossimo futuro e quindi il rischio della non adesione è davvero basso. L’altra grande imposta, l’Iva, che insieme all’Irpef garantisce l’80% del gettito tributario, è stata fin da subito snobbata, e nella delega è destinataria di modifiche assolutamente marginali, tipiche di una visione puramente formalistico-procedurale del fisco.

Anche in questa legislatura, quindi, non vedremo quella riforma da tempo auspicabile del nostro sistema fiscale, basata sui principi di efficienza e di equità. Un tentativo era stato fatto con il disegno di legge Draghi, che aveva certamente dei limiti legati alla natura politica della maggioranza che lo sosteneva, ma che, almeno, aveva un chiaro disegno alla sua base. Invece, sembra, dalle ultime dichiarazioni politiche, che assisteremo ad altri micro-interventi, la cui natura peraltro non è chiarissima. Sulle rendite catastali, sembra che l’intenzione sia quella di dare attuazione alla norma, già inserita nella scorsa legge di bilancio, che prevedeva l’obbligo per i proprietari di immobili che hanno fruito del superbonus di avviare la procedura di revisione della rendita catastale. A quanto pare, verranno intensificati i controlli ma in questo caso occorre chiedersi se sia davvero necessaria una norma (non dovrebbe essere automatico che venga controllato l’effettivo rispetto di un obbligo che è già previsto dalla legge?) e, soprattutto, se questa norma sarà “cifrabile” come si dice nel gergo della legge di bilancio e a quanto dovrebbero ammontare i recuperi di gettito. Si rischia di sollevare un polverone per nulla. Tra l’altro appare paradossale che quei partiti che affossarono la delega Draghi in nome del principio sacro della “difesa della casa” — quando la delega stessa prevedeva una mera fotografia dei valori di mercato da cui non derivava alcuna revisione immediata delle rendite catastali e quindi alcun aumento della tassazione immobiliari — sostengano adesso questa possibilità. Anche qui si evidenzia una disparità di trattamento: perché la revisione delle rendite catastali, che sono lontane dai valori di mercato per la maggior parte degli immobili, dovrebbe riguardare solo alcuni immobili e non altri? Anche altri contribuenti hanno visto aumentare il valore di mercato del loro immobile per agevolazioni diverse dal superbonus, o perché hanno fruito, ad esempio delle esternalità positive create dalle politiche pubbliche di sviluppo della rete dei trasporti urbani. La realtà è che ci vorrebbe una revisione dell’intero catasto (anche a parità di gettito), che è una straordinaria fonte di iniquità orizzontali e verticali del nostro sistema fiscale.

Tra gli altri interventi, pare sia possibile anche un riavvicinamento delle aliquote delle accise su gasolio e benzina, del tutto giustificato dal punto di vista economico ed ambientale. Tuttavia, contestualmente sono state annunciate “detrazioni” per le categorie (autotrasportatori) che ne sarebbero colpite e che peraltro già oggi godono di tutta una serie di facilitazioni. Quindi, anche considerando i proclami che i leader della maggioranza hanno fatto su questa materia in passato, è lecito dubitare che l’effetto netto di gettito e di efficienza ambientale verrà acquisito.

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