✕

Caso Orbán, un vulnus in Europa

Ascolta l'audio

Il premier ungherese è diventato la longa manus di Vladimir Putin che, non essendo riuscito a piegare l’Ue con l’invasione dell’Ucraina, cerca di distruggerla dall’interno grazie all’azione coalizzata dell’estrema destra populista
2 minuti di lettura

Il premier ungherese Viktor Orbán si è presentato davanti al Parlamento europeo, appena eletto a suffragio universale, e davanti alla presidente della Commissione, appena eletta dal nuovo Parlamento, per dire che stanno sbagliando tutto e che stanno portando l’Europa alla rovina. Gli eurodeputati e Ursula von der Leyen lo hanno duramente mandato al diavolo. Gli uni intonando Bella ciao, l’altra rinfacciandogli di tradire l’Europa in favore delle autocrazie che la vogliono distruggere.

Lo scontro che è andato in scena nell’aula del Parlamento non ha precedenti per la durezza dei toni. Neppure quando vent’anni fa Berlusconi, criticato dagli eurodeputati, li definì «turisti della democrazia» si era arrivati a tanto. Il problema è che Orbán ha avuto accesso alla tribuna parlamentare grazie al fatto che all’Ungheria è toccata in rotazione la presidenza semestrale della Ue.

Si tratta di un ruolo poco più che formale, ma che vincola il governo investito da tale responsabilità a sostenere …

Il premier ungherese Viktor Orbán si è presentato davanti al Parlamento europeo, appena eletto a suffragio universale, e davanti alla presidente della Commissione, appena eletta dal nuovo Parlamento, per dire che stanno sbagliando tutto e che stanno portando l’Europa alla rovina. Gli eurodeputati e Ursula von der Leyen lo hanno duramente mandato al diavolo. Gli uni intonando Bella ciao, l’altra rinfacciandogli di tradire l’Europa in favore delle autocrazie che la vogliono distruggere.

Lo scontro che è andato in scena nell’aula del Parlamento non ha precedenti per la durezza dei toni. Neppure quando vent’anni fa Berlusconi, criticato dagli eurodeputati, li definì «turisti della democrazia» si era arrivati a tanto. Il problema è che Orbán ha avuto accesso alla tribuna parlamentare grazie al fatto che all’Ungheria è toccata in rotazione la presidenza semestrale della Ue.

Si tratta di un ruolo poco più che formale, ma che vincola il governo investito da tale responsabilità a sostenere e difendere le indicazioni politiche unitarie decise a Bruxelles dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione. Invece il leader ungherese ha parlato non da statista, ma da capo di un partito europeo di estrema destra contro cui l’Europa ha eretto un solido cordone sanitario.

Non si tratta solo di una pur grave sgrammaticatura istituzionale. Orbán, questa volta, non era a Pontida con il suo amico Salvini. Parlando davanti ai rappresentanti del popolo europeo, ha detto chiaramente che vuole usare la presidenza di turno dell’Unione «per catalizzare il cambiamento necessario nella Ue».

Come intenda farlo lo dimostrano le sue visite in ginocchio a Putin, Trump e Xi Jinping, i suoi veti alle sanzioni contro la Russia e agli aiuti all’Ucraina. Il suo gesto è una chiara sfida alle regole della democrazia europea, e alla sua stessa sostanza. Tutto sommato, le reazioni di Parlamento e Commissione sono state ancora moderate.

Ma l’incidente non esaurisce la portata del “caso Orbán”, che va molto al di là del suo conclamato disprezzo per la democrazia liberale, della corruzione del suo regime e perfino dei suoi attentati ai diritti fondamentali degli ungheresi.

Strasburgo, Salis a Orban: "L'Ungheria è un regime repressivo"

Oggi il leader magiaro è diventato la longa manus di Putin che, non essendo riuscito a piegare l’Europa con l’invasione dell’Ucraina, cerca di distruggerla dall’interno grazie all’azione coalizzata dell’estrema destra populista, paradossalmente autonominatasi partito dei “Patrioti”. Come emissario di Putin, Orbán è il referente politico di personaggi quali Matteo Salvini, Marine Le Pen, i neonazisti tedeschi di Afd, i franchisti spagnoli di Vox, i razzisti olandesi di Wilders.

Il burattinaio del Cremlino è riuscito ad evocare in ogni angolo dell’Europa i fantasmi del nazi-fascismo e dei suoi variegati collaborazionisti. È una macabra danza degli spettri che raccatta consensi in nome dell’odio, della paura e della frustrazione per metterli al servizio delle ambizioni neo imperiali della Russia che passano dalla distruzione dell’Unione europea. Orbán è medium e regista di questa cinica operazione per conto terzi. Per molti versi ricorda il fascista inglese Oswald Mosley, che a guerra già iniziata continuava a tifare per Hitler e Mussolini.

Se ancora qualcuno si illude che l’ascesa dell’estrema destra in Europa sia un normale fenomeno politico, è smentito dalla stessa divisione del fronte reazionario. Sul piano delle idee non ci sono grandi divergenze tra Meloni e Salvini, tra il polacco Jaros?aw Kaczy?ski e Viktor Orbán. Loro stessi non saprebbero elencarle. Ma l’ultra-destra riunita nel gruppo dei Conservatori guidato da Meloni è figlia dei Tories inglesi e dei clericali polacchi, da sempre ostili a Mosca. I cosiddetti “Patrioti”, invece, lavorano a distruggere l’Europa per conto di potenze straniere, come la Russia e la Cina, che si sentono minacciate dai nostri valori di democrazia e solidarietà.

Noi europei spesso dimentichiamo che le radici della guerra in Ucraina stanno nelle manifestazioni di piazza Maidan, pavesata di bandiere blu a favore dell’Ue. Ma Vladimir Putin se lo ricorda benissimo. E ha trovato in Orbán lo strumento per rivoltare l’Europa contro se stessa.

Per anni Bruxelles si è girata dall’altra parte fingendo di non vedere. Ma lo scontro in Parlamento dimostra che finalmente ha preso coscienza della guerra asimmetrica in atto non solo nel Donbass ma entro i nostri stessi confini.

Leggi i commenti