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Un’opportunità per l’opposizione

Roma, 10 ottobre: la segretaria del Pd, Elly Schlein, in tv a L’aria che tira (ansa)

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La battaglia del consenso si gioca intorno alla legge di bilancio. È qui il terreno più favorevole per il centrosinistra, se riuscirà ad avanzare proposte realistiche e a mettere in luce la difficoltà della destra
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Il governo Meloni ha quasi due anni e gli scenari in cui agisce si sono aggrovigliati: dall’economia alla politica internazionale; dall’elezione dei giudici della Consulta all’assetto della Rai, alle promesse non mantenute, eccetera. Niente di sorprendente e soprattutto d’inedito: sono le Forche Caudine che toccano prima o poi a chiunque sieda sulla poltrona di Palazzo Chigi.

Tuttavia si avverte un crescente affanno, alimentato da dissidi all’interno della maggioranza che non preludono a una crisi dell’esecutivo, ma sono un fattore di logoramento quotidiano.

Si può immaginare che l’opposizione di centrosinistra avanzi a gonfie vele, anche perché non ci sono solo le questioni appena elencate. C’è molto d’altro. L’opposizione martella sul governo più a destra d’Europa, sottolinea i rigurgiti di neo fascismo, tradotti nell’ammirazione per Orbán e i suoi metodi autoritari, indica la mediocrità della classe dirigente melonian-salviniana.

Ogni singola accusa, salvo quelle viziate da un …

Il governo Meloni ha quasi due anni e gli scenari in cui agisce si sono aggrovigliati: dall’economia alla politica internazionale; dall’elezione dei giudici della Consulta all’assetto della Rai, alle promesse non mantenute, eccetera. Niente di sorprendente e soprattutto d’inedito: sono le Forche Caudine che toccano prima o poi a chiunque sieda sulla poltrona di Palazzo Chigi.

Tuttavia si avverte un crescente affanno, alimentato da dissidi all’interno della maggioranza che non preludono a una crisi dell’esecutivo, ma sono un fattore di logoramento quotidiano.

Si può immaginare che l’opposizione di centrosinistra avanzi a gonfie vele, anche perché non ci sono solo le questioni appena elencate. C’è molto d’altro. L’opposizione martella sul governo più a destra d’Europa, sottolinea i rigurgiti di neo fascismo, tradotti nell’ammirazione per Orbán e i suoi metodi autoritari, indica la mediocrità della classe dirigente melonian-salviniana.

Ogni singola accusa, salvo quelle viziate da un eccesso di ideologismo, contiene un nocciolo di verità. Peraltro il quadro che ne emerge, tutto a tinte fosche, sembra non descrivere la realtà di questo governo nel rapporto con l’opinione pubblica. Dovrebbe essere un rapporto devastante, ma non è così: almeno non fino a oggi.

Esiste una contraddizione che non si può sottovalutare. Da un lato il centrodestra con i suoi limiti, dall’altro i sondaggi che continuano a essere positivi per la premier Meloni e tutto sommato per i suoi ministri. Continuano a esserci circa otto punti di differenza a vantaggio di FdI rispetto al Pd. E la sigla dei “fratelli” galleggia da tempo intorno al 29-30 per cento.

Salvo qualche decimale, Giorgia Meloni e il suo partito personale, guidato con piglio severo e alterne fortune dalla giovane premier, tengono le posizioni. Allo stesso modo, la compagine di destra supera la coalizione di sinistra. Anche qui, piccole variazioni da un mese all’altro, nessun indizio che sia in corso uno smottamento dei consensi.

Sono sbagliati i sondaggi? C’è una realtà sociale che non viene rilevata o addirittura una manipolazione dei dati? Possibile, al limite, ma del tutto inverosimile. Allora bisogna porsi altri interrogativi e qualche dubbio. Hanno tutti a che fare con l’efficacia pratica dell’opposizione, forse troppo propensa all’invettiva apocalittica ripetuta senza posa e anche per questo incapace alla lunga di colpire l’opinione pubblica.

Ma non è troppo tardi per il centrosinistra. Oggi la battaglia del consenso si gioca intorno alla legge di bilancio. È qui il terreno più favorevole per l’opposizione, se riuscirà ad avanzare proposte realistiche e a mettere in luce la difficoltà in cui si agita la destra, alle prese con la carenza di risorse economiche.

La premier che smentisce il suo ministro Giorgetti e rifiuta di parlare di sacrifici sembra seguire una strada opposta a quella imboccata in Francia dal governo Barnier. Tuttavia, voler custodire il consenso a costo di rinunciare a interventi necessari può spalancare il campo all’opposizione, se saprà sfruttare il momento.

Finora non ci è riuscita; anzi, certi esponenti del centrosinistra sono convinti che la linea “pop” sia quella giusta per raggiungere il cuore dei giovani. Vedi Elly Schlein che balla con il rapper J-Ax o che confida il suo sogno di dedicarsi alla regia. Può darsi che in prospettiva abbia ragione la segretaria del Pd.

La legge di bilancio è comunque la linea discriminante. Sullo sfondo rimane l’ipotesi, per ora nebulosa, di elezioni anticipate con cui la premier, messa alle strette, potrebbe tagliare il nodo gordiano.

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