Come ci organizzeremo quando sapremo dialogare con il nuovo essere umano scaturito dall’universo cibernetico? È una domanda a cui l’educatore non ha il tempo di rispondere, in quanto deve intervenire adesso, qui e ora. La sacrosanta esortazione di Massimo Recalcati sulla necessità ineludibile di accendere il fuoco del desiderio nei ragazzi, come se avessimo tutti già raggiunto la riva nera preconizzata da Cormac McCarthy, si scontra con la latitanza di molti adulti incapaci di portare la fiaccola per orientare il nostro cammino dentro il bosco incenerito, anche perché ciò implica una volontà di discernimento desueta. Dovremmo recuperare il candore e il coraggio della giovanissima Maria di fronte all’Arcangelo Gabriele: impresa quasi impensabile. Tutti sono pronti a tagliare i rami secchi del proprio albero interiore, che, comunque sia, cadrebbero lo stesso, anche senza il nostro intervento; ma quanti invece sarebbero disposti a potare i rami fioriti, cioè le cose belle che nella vita …
Come ci organizzeremo quando sapremo dialogare con il nuovo essere umano scaturito dall’universo cibernetico? È una domanda a cui l’educatore non ha il tempo di rispondere, in quanto deve intervenire adesso, qui e ora. La sacrosanta esortazione di Massimo Recalcati sulla necessità ineludibile di accendere il fuoco del desiderio nei ragazzi, come se avessimo tutti già raggiunto la riva nera preconizzata da Cormac McCarthy, si scontra con la latitanza di molti adulti incapaci di portare la fiaccola per orientare il nostro cammino dentro il bosco incenerito, anche perché ciò implica una volontà di discernimento desueta. Dovremmo recuperare il candore e il coraggio della giovanissima Maria di fronte all’Arcangelo Gabriele: impresa quasi impensabile. Tutti sono pronti a tagliare i rami secchi del proprio albero interiore, che, comunque sia, cadrebbero lo stesso, anche senza il nostro intervento; ma quanti invece sarebbero disposti a potare i rami fioriti, cioè le cose belle che nella vita avremmo potuto fare, passioni, interessi e talenti, alle quali abbiamo deciso di rinunciare in nome di qualcos’altro in cui crediamo di più?
La rivoluzione digitale sembra rendere difficili le azioni che dobbiamo compiere per lasciarci alle spalle l’indeterminatezza. Riguarda tutti noi, ma i giovani rischiano grosso: hikikomori quindicenni e non solo, i quali possono illudersi di poter diventare questo e quello, senza dovere pagare il prezzo del risarcimento in caso commettano un danno. Li vedi in fondo all’aula, forti e fragili allo stesso tempo, con gli occhi fissi nel vuoto, adolescenti che fanno sì con la testa senza sapere perché o fanno no prima che tu parli. Anche nei loro compagni meno appariscenti, la grande maggioranza silenziosa, percepisci un rapporto stralunato con la cosiddetta esperienza della realtà. Intendiamoci: di qualità non certo inferiore a quella delle generazioni precedenti, ma di forma assolutamente inedita. Per intercettarla dovremmo ricorrere a strumenti di cui ancora non disponiamo. In particolare il sistema dell’istruzione nazionale, pur contraddistinto da numerose e benemerite sperimentazioni, è impegnato in una rincorsa affannosa nel tentativo di mettersi al passo del rapidissimo cambiamento.
Da che mondo è mondo esiste un campo di verifica privilegiato per sondare la nostra capacità di scelta: l’amore. Stendhal credeva che l’innamoramento scaturisse da una cristallizzazione e faceva l’esempio di un rametto gettato nelle miniere di sale di Salisburgo che dopo due o tre mesi si ricopre di un’infinità di preziosi: così accade anche nella testa dell’amante. Ma io sono sempre stato dalla parte di Lev Tolstoj il quale legava l’amore a un principio etico, fondato sulle predilezioni più arcane e personali che formano il carattere di ognuno. E allora, se vogliamo allargare il cielo dei giovani, spingendoli verso le stelle lontane e apparentemente imprendibili, secondo il bell’auspicio di Viola Ardone, a mio avviso dovremmo paradossalmente insegnare loro il costo della scelta, doloroso ma imprescindibile e necessario. Per farlo proviamo a metterci in posizione frontale, da maestri, e di fianco, come amici. Se riuscissimo ad assumere e sostenere questa doppia positura esistenziale potremmo lasciar filtrare la nostra testimonianza quotidiana, basata sull’incarnazione del limite da accettare, proprio come sapeva il Leopardi ventenne, altrimenti non gli sarebbe piaciuto naufragare nell’immenso mare che s’era immaginato. Non indicare unicamente il precetto da osservare, no, questo da solo non basta, ma nemmeno privare gli allievi dello spazio dialettico di cui hanno bisogno. Capito, ragazzo? Vuoi trovare la vera, autentica soddisfazione? Lavora su te stesso, per comprendere la tua stazione di partenza, spesso persino anteriore alla tua nascita, soltanto così potrai conoscere il maestro interiore che ti guida, nell’accezione agostiniana, e assumere la responsabilità del gesto che dovrai compiere scrollandoti di dosso il peso dell’eclettismo e della sterile potenzialità che ora ti mette il piombo nelle ali: ciò significherà verificare le fonti, non accontentarsi della mera informazione, bensì agognare la conoscenza, prendere posizione, toccare con mano, ferirsi, perdere consenso, uscire dall’ebbrezza del successo (in contrapposizione alla riuscita), affrancarsi dalla schiavitù del risultato, dalla gioia effimera del facile riscontro, dall’ansia competitiva, affermando il valore oggi oscurato della relazione umana.