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La carta albanese tra Meloni e il Pd

Bruxelles, 16 ottobre: la premier Giorgia Meloni (ansa)

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La premier manda un segnale all’opinione pubblica. Evoca senza giri di parole il nodo dell’insicurezza nelle città. E spinge l’opposizione a riconoscersi senza mezze misure nella linea dell’accoglienza illimitata o quasi
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Ha senz’altro ragione Luigi Manconi quando sulle colonne di questo giornale scrive che l’operazione Albania (il centro migranti dove sono approdati per adesso, via Marina Militare, 16 uomini) ha un valore “simbolico-politico”. Si potrebbe aggiungere che non è un caso se tale simbolismo ha preso forma nella prima quindicina di ottobre, proprio nelle ore in cui la presidente del Consiglio si districava nelle strettoie della legge di bilancio.

È noto che i giorni in cui si presentano le linee-guida della finanziaria sono anche i più complessi per i governi di ogni colore. Quest’anno, in particolare, l’esecutivo aveva l’esigenza di non esagerare con il pugno di ferro, per non compromettere il consenso su cui si regge; e allo stesso modo di non perdere credibilità agli occhi di Bruxelles con una manovra blanda e insufficiente, dunque inutile in vista degli obiettivi dell’Unione.

Che ci sia riuscito o no, lo vedremo presto, già nelle prossime settimane in Parlamento. Tuttavia, come è lo…

Ha senz’altro ragione Luigi Manconi quando sulle colonne di questo giornale scrive che l’operazione Albania (il centro migranti dove sono approdati per adesso, via Marina Militare, 16 uomini) ha un valore “simbolico-politico”. Si potrebbe aggiungere che non è un caso se tale simbolismo ha preso forma nella prima quindicina di ottobre, proprio nelle ore in cui la presidente del Consiglio si districava nelle strettoie della legge di bilancio.

È noto che i giorni in cui si presentano le linee-guida della finanziaria sono anche i più complessi per i governi di ogni colore. Quest’anno, in particolare, l’esecutivo aveva l’esigenza di non esagerare con il pugno di ferro, per non compromettere il consenso su cui si regge; e allo stesso modo di non perdere credibilità agli occhi di Bruxelles con una manovra blanda e insufficiente, dunque inutile in vista degli obiettivi dell’Unione.

Che ci sia riuscito o no, lo vedremo presto, già nelle prossime settimane in Parlamento. Tuttavia, come è logico, le opposizioni hanno acceso i fuochi e si può capire che non abbiano atteso nemmeno un’ora per attaccare Meloni e i suoi.

Di conseguenza la premier si è affrettata ad arricchire la sua agenda di altri temi. Tutti molto seri, s’intende, ma che servono inevitabilmente a creare dei diversivi. Persino l’appello a un voto bipartisan in sostegno di Fitto commissario europeo è parso corretto sotto un profilo istituzionale, persino doveroso, ma alquanto strumentale dopo che la stessa Meloni aveva evitato nei giorni scorsi di cercare un’intesa con l’opposizione in vista dell’elezione del giudice della Consulta.

E cinque anni fa lei stessa era stata tutt’altro che bipartisan quando si era trattato di sostenere Gentiloni, candidato a una poltrona europea simile a quella cui oggi aspira Fitto. Quindi l’accusa di «incoerenza» che le ha rivolto la segretaria del Pd è giustificata. Peraltro la carta principale giocata per spostare l’attenzione riguarda l’Albania e la politica verso i migranti irregolari. Qui l’opposizione si trova a sua volta in difficoltà. Vediamo perché.

Il tema del controllo dell’immigrazione riguarda la maggior parte dei Paesi europei e quasi tutti hanno abbandonato o stanno abbandonando le politiche lassiste del passato. L’idea di fare sponda sull’Albania è senza dubbio spregiudicata, ma come dice Manconi in chiave critica ha un valore simbolico.

I sedici pionieri che sono arrivati ieri (mercoledì 16 ottobre), con il dovuto accompagnamento dei media, completano il senso emblematico dell’operazione e ha poco senso prendersela con l’esiguità del numero. Sono pochi perché serviva mandare subito un segnale all’opinione pubblica. Evocare senza giri di parole il nodo dell’insicurezza nelle nostre città, spingere l’opposizione — e in particolare il Pd — a riconoscersi senza mezze misure nella linea dell’accoglienza illimitata o quasi.

Giorgia Meloni ha parlato ai suoi elettori, come tende a fare sempre più spesso. Elettori che vogliono legge e ordine e non credono affatto che in Albania sia stato allestito un “lager”.

Anche il centrosinistra parla ai suoi elettori, richiamandosi in modo implicito ai moniti di Papa Francesco. È un confronto polemico di maggior respiro rispetto a quello che riguarda la legge di bilancio.

E tuttavia la destra ha un vantaggio. Lascia alla sinistra la dignità morale della solidarietà verso i migranti, e tenta di spostare a proprio vantaggio spicchi di elettorato inquieto. Come stanno facendo Starmer in Gran Bretagna e Scholz in Germania. Per non parlare dell’arcipelago rosso-bruno in espansione un po’ ovunque.

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