Meloni, la tendenza all’autocongiura
di Concita De GregorioIl governo Meloni e Giorgia stessa vivono giorni d’inferno. Assediati da infami nelle chat, comici russi e hacker siciliani, da impiegati di banca pugliesi con molto tempo libero e da magistrati romani incredibilmente solerti, dai fuorionda di Striscia dunque per estensione dai fratelli Berlusconi, da commessi infedeli e da poliziotti dei servizi che si appostano agli ascensori. Non si può più fidare di nessuno, la premier. Nessuno. Complottano, tutti. Spiano, tendono trappole.
È una rete vastissima che va da Mosca a Gela, dai soggiorni di Bisceglie ai sotterranei della Capitale. Interi apparati dello Stato, guardie vere e guardie finte, falsi amici aggiunti al gruppo, spie travestite da fruttivendoli e commesse del super. Il soliti noti. I poteri forti e anche quelli debolissimi: tutti, tutti congiurano per far cadere il governo.
È evidente, è sotto gli occhi di tutti, basta mettere in fila i fatti e no, certo che non è sindrome dell’accerchiamento. No che non è sintomo di de…
Il governo Meloni e Giorgia stessa vivono giorni d’inferno. Assediati da infami nelle chat, comici russi e hacker siciliani, da impiegati di banca pugliesi con molto tempo libero e da magistrati romani incredibilmente solerti, dai fuorionda di Striscia dunque per estensione dai fratelli Berlusconi, da commessi infedeli e da poliziotti dei servizi che si appostano agli ascensori. Non si può più fidare di nessuno, la premier. Nessuno. Complottano, tutti. Spiano, tendono trappole.
È una rete vastissima che va da Mosca a Gela, dai soggiorni di Bisceglie ai sotterranei della Capitale. Interi apparati dello Stato, guardie vere e guardie finte, falsi amici aggiunti al gruppo, spie travestite da fruttivendoli e commesse del super. Il soliti noti. I poteri forti e anche quelli debolissimi: tutti, tutti congiurano per far cadere il governo.
È evidente, è sotto gli occhi di tutti, basta mettere in fila i fatti e no, certo che non è sindrome dell’accerchiamento. No che non è sintomo di debolezza, paura figlia della mancanza, appunto e per esempio, di una rete di protezione adeguata perché sono tutti Giuda, anche quelli dei Servizi che dovrebbero proteggerti e invece ti controllano per conto del nemico. No che non è fragilità. È una trappola, un Vietnam di trappole. Alza il volume della radio che ti racconto bene, alza che ci sono le cimici. No, al telefono non posso parlare. Devo comprarne uno usa e getta. È la sinistra, sono i giudici, è Putin.
Proviamo a venire in aiuto alla premier, allora, che a nessuno piace essere spiato e un po’ lo siamo tutti, come non capirla. Proviamo a disboscare questo ginepraio di nemici eliminando quelli immaginari, o quelli autoprodotti per produzione propria.
Intanto, qualche piccolo consiglio. Se vuoi fare un blitz per nominare un giudice della Corte costituzionale a te gradito è consigliabile non farlo in una chat con più di trecento persone. Statisticamente è assai probabile che ci sia qualcuno a cui non stai simpatico, fra i tuoi sedicenti amici. Anche fra tre, figuriamoci trecento.
Poi. Se rispondi al telefono e ti compare un numero col prefisso della Russia è difficile che si tratti del leader dell’Unione africana. Era di passaggio da Mosca? Mah. Certo, è strano immaginare perché il centralino di Palazzo Chigi passi al telefono la presidente del Consiglio a due cominci russi, ma forse anche il centralino è colonizzato da nemici. Controllare l’accento dell’interlocutore, comunque, d’ora in avanti.
Ancora. Se fai una legge anticostituzionale, in cui disponi per esempio che siano trattate diversamente le persone in base al sesso, all’età e allo stato di salute, è facile che i magistrati ti dicano questo: guarda che non si può. È facile anche che l’opposizione te lo ricordi, è del resto il suo lavoro. Quindi: fare leggi che rispettino la Costituzione e passa la paura.
È inutile licenziare il personale del ministero della Cultura se è il ministro stesso a farsi fotografare e lasciare che siano pubblicate le sue foto con la donna che, dice ora, lo stava ricattando. Hai sbagliato ministro, non custode.
Parimenti. Se il padre di tua figlia ha certe sue abitudini di cui parla a microfono acceso nel suo studio tv, e anche i bambini sanno che da decenni esiste una popolare trasmissione che manda in onda i fuorionda: prendersela con l’editore è un po’ fuori fuoco. Poi magari è vero che ai figli del fondatore di Forza Italia non piacciono tutte le tue politiche, ma non è censurando i loro programmi che ti daranno prova di lealtà. Quella sarebbe censura, appunto.
Se hai bisogno di distogliere l’attenzione da qualche manchevolezza di governo — la sanità, la scuola, la salute, il lavoro povero, le tasse — non è una buona idea far scrivere ai tuoi giornali che tua sorella sta per essere indagata se poi, alla prova dei fatti e dei mesi, non lo sarà.
Infine, gli hacker. Abbiamo qui un ventenne di Gela, Carmelo Miano, che trasferitosi a Roma dalla sua cameretta è riuscito a entrare nelle mail di 46 alti magistrati, Guardia di Finanza, società di telecomunicazioni. Beh, molto abile questo ragazzo. Magari gli si può fare un colloquio e metterlo al posto, poniamo, del centralino che ti passa i russi che si spacciano per africani. L’impiegato di Banca Intesa che da Bisceglie è entrato nei conti di 3.572 correntisti, Vincenzo Coviello, non è che ce l’avesse proprio con te, ecco, 3.572 è una pesca a strascico.
Poi magari qualche vero complotto esiste, ma non è nessuno di questi. Tra l’altro, piangere continuamente alla congiura alla fine insospettisce, perché dietro a ogni sospetto c’è un’abitudine. O per lo meno un’intenzione, un desiderio di controllo. Fughiamo, presidente, questo pensiero. Lei senz’altro no, lei non è come quelli che teme la circondino.