La ragione per cui la ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella ha sentito il bisogno di dire quell’enormità — che i medici dovrebbero denunciare alla Procura i pazienti sospettati di aver fatto ricorso alla maternità surrogata — suscitando, ovviamente, la preoccupazione dei medici stessi che non solo per Codice deontologico ma per quel che sta scritto nella nostra Costituzione hanno il dovere di curare e non di denunziare, è che i bambini e le bambine nati con questa pratica medica sono indistinguibili dagli altri. Se qualcuno non li segnala, rischiano di passare per bambini normali. Così come i genitori, sono proprio genitori normali, uomini o donne che siano, in qualsiasi formazione si presentino. Fastidiosamente indistinguibili, ha ragione la ministra, per questo devono essere braccati con indefesso accanimento. Hanno gli occhi, hanno le mani, gli organi, le membra, sensi, affetti e passioni, come gli altri. Si nutrono dello stesso cibo, sono fer…
La ragione per cui la ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella ha sentito il bisogno di dire quell’enormità — che i medici dovrebbero denunciare alla Procura i pazienti sospettati di aver fatto ricorso alla maternità surrogata — suscitando, ovviamente, la preoccupazione dei medici stessi che non solo per Codice deontologico ma per quel che sta scritto nella nostra Costituzione hanno il dovere di curare e non di denunziare, è che i bambini e le bambine nati con questa pratica medica sono indistinguibili dagli altri. Se qualcuno non li segnala, rischiano di passare per bambini normali. Così come i genitori, sono proprio genitori normali, uomini o donne che siano, in qualsiasi formazione si presentino. Fastidiosamente indistinguibili, ha ragione la ministra, per questo devono essere braccati con indefesso accanimento. Hanno gli occhi, hanno le mani, gli organi, le membra, sensi, affetti e passioni, come gli altri. Si nutrono dello stesso cibo, sono feriti dalle stesse armi, sono soggetti alle stesse malattie, sono curati e guariti dagli stessi rimedi, sono scaldati e raggelati dallo stesso inverno e dalla stessa estate. Se li pungiamo versano sangue, se gli facciamo il solletico si mettono a ridere, e se li avveleniamo muoiono.
Proprio come noi, i buoni, quelli nati come si deve. Mi perdonerà Shakespeare per aver messo in prosa, come si diceva a scuola, il monologo di Shylock. Che era ebreo e rivendicava la sua uguaglianza con qualsiasi cristiano, e il diritto allo stesso trattamento. Mi perdonerà, ma purtroppo i toni che abbiamo sentito usare ieri da una ministra della Repubblica rimandano proprio a quello, non credo di essere l’unica ad averlo pensato. La delazione, la soffiata sul vicino nascosto in soffitta, la colpevolizzazione dei bambini e il loro allontanamento dalla scuola sulla base del tipo di famiglia da cui provengono. E ancora i personaggi dei romanzi di Milan Kundera perseguitati dall’occhio del comunismo, la Stasi, la psicopolizia di “1984” di Orwell… Toni che, in un paese normale, prevederebbero le dimissioni. Ma questo, forse, non è più un paese normale se un altro ministro può chiamare “cani e porci” persone che sbarcano in Europa scappando da persecuzioni, guerre, fame… Metto insieme le due cose perché mi pare provengano dalla medesima stortura di pensiero: noi siamo i buoni, e quelli che non sono come noi sono i cattivi, li scoveremo ovunque, li perseguiteremo fin quando non si arrenderanno. Non credo che sia questo il modo in cui prendersi cura di una democrazia. La democrazia, la più fragile ma la migliore delle forme di governo (o qualcuno ha da obiettare anche su questo?) si fonda sulla pluralità e sul rispetto, persino nei confronti di chi ha compiuto un reato, figuriamoci verso chi, fino a ieri, pensava soltanto di aver messo al mondo un figlio, in un paese nel quale figli non ce ne sono e i figli di chi è arrivato da fuori non li vogliamo regolarizzare, e adesso si ritrova criminale, autore di un crimine di gravità pari al genocidio, la tortura e poco altro credo, in quanto reato universale. O verso chi è sbarcato miracolosamente da una nave sfondata sulle nostre coste, innocente di qualsiasi cosa anche soltanto per non avere avuto il tempo di delinquere.
Gpa reato universale, Roccella: "Anche i medici devono segnalare sospette maternità surrogate"
Se la politica si presenta con un linguaggio violento, con l’unico progetto di moltiplicare i reati, pronta a considerare l’altro da sé come un nemico, non potrà fare altro che sabotarsi da sola, produrre le condizioni per la propria sconfitta e la sconfitta della democrazia. E spero che sabotare la democrazia non sia obiettivo di nessuno. Trasformare la convivenza civile in una stato di polizia, incrudelire le pene non ha mai prodotto nessun risultato. Lo sappiamo tutti, ma è gratis e per niente faticoso. E quindi a scarsità di coraggio, di energia per mettere in discussione la famosa egemonia culturale producendo modelli alternativi — compreso quello in cui i figli si fanno come vuole lo Stato, l’aborto non è consentito e la famiglia è quella con genitori di sesso diverso, cioè lo stato che vorrebbe Roccella e che, incidentalmente — somiglia moltissimo alla Repubblica di Gilead, dove vivono le ancelle di Margaret Atwood — corrisponde abbondanza di nuovi crimini e sempre più fantasiose punizioni. E allora denunciamo, insultiamo, escludiamo… Anzi, che ne direbbe la ministra se ai bambini nati con la surrogata imponessimo una tutina con ricamata sopra una bella S, una bella S scarlatta come quella ricamata sull’abito di Hester Prynne, la protagonista del romanzo di Nathaniel Hawthorne? Non sarebbe più semplice così, che non costringere i poveri medici a trasformarsi in spie della distopia totalitaria che sembra avere in mente?