Mai colpo di scena era stato così annunciato. La vittoria di Giuseppe Conte nel braccio di ferro con il vecchio capo carismatico dei Cinque Stelle, Beppe Grillo, era scritta da tempo. Diciamo da quando l’avvocato del popolo aveva convocato la sua “costituente” per trasformare in via definitiva l’ex movimento “grillino” in un partito personale. Operazione del tutto riuscita e in anticipo. La storia del contratto da 300mila euro al cosiddetto Garante diventa quasi un orpello, un dettaglio che serve a dare il senso della rottura, ma non è così importante. E c’è una vena patetica nel vedere l’ex padre-padrone che rivendica la validità di quel contratto. Quel che conta è la cancellazione del movimento anti-politico che in realtà era già morto da tempo, ma sopravviveva nell’immaginario di chi — forse qualche elettore — voleva ancora illudersi.
Mai colpo di scena era stato così annunciato. La vittoria di Giuseppe Conte nel braccio di ferro con il vecchio capo carismatico dei Cinque Stelle, Beppe Grillo, era scritta da tempo. Diciamo da quando l’avvocato del popolo aveva convocato la sua “costituente” per trasformare in via definitiva l’ex movimento “grillino” in un partito personale. Operazione del tutto riuscita e in anticipo. La storia del contratto da 300mila euro al cosiddetto Garante diventa quasi un orpello, un dettaglio che serve a dare il senso della rottura, ma non è così importante. E c’è una vena patetica nel vedere l’ex padre-padrone che rivendica la validità di quel contratto. Quel che conta è la cancellazione del movimento anti-politico che in realtà era già morto da tempo, ma sopravviveva nell’immaginario di chi — forse qualche elettore — voleva ancora illudersi.
Comunque sia, Conte ha dimostrato di essere un politico spregiudicato, senza dubbio opportunista al massimo grado, ma capace di navigare nel mare insidioso dell’Italia di oggi, incagliata nel suo bipolarismo sfrangiato e contraddittorio. Per cui la domanda che ci si pone adesso è una sola: cosa intende fare Conte del suo partito personale? Verso dove farà rotta con la sua imbarcazione? La percentuale di cui dispone non è granché, perché i tempi in cui Di Maio gestiva gli equilibri parlamentari dall’alto di oltre il 32 per cento (elezioni del 2018) sono finiti da un pezzo. Tuttavia il due volte presidente del Consiglio non va sottovalutato: di sicuro non intende fare il vassallo del Pd di Elly Schlein e nemmeno ritagliarsi qualche spazio di potere residuale. Sulla carta dovrebbe essere così perché i 5S pesano intorno al 9-10 per cento a fronte di un Pd che raccoglie il 24 per cento (elezioni europee). Ma si è visto che non esiste più un’egemonia politica: gli eredi del Pci e di una parte della Dc hanno ancora lunghe radici, ma non abbastanza forza sociale e forse fantasia per fornire una spina dorsale all’intera alleanza di centrosinistra.
Metropolis - Elevato di torno. Conte licenzia Grillo, che ne sarà dei 5 stelle? Con Carone, Cottarelli, Giarrusso, Guerra. Siracusano, Lagioia e Pucciarelli. Poi Ayane (Integrale)
I 5S “contiani” hanno buon gioco nell’interpretare il ruolo dei corsari e imporre le scelte, con il loro radicalismo populista, pronto tuttavia, all’occorrenza, al compromesso di potere. Si potrebbe dire: radicali quando c’è da tagliare la strada al Pd; opportunisti quando sono loro ad avere in mano il timone per condurre il gioco in una trattativa diretta o indiretta con la controparte, fossero anche i Fratelli d’Italia. Conte ha già dismesso da tempo l’abito, che non è mai stato suo, del rivoluzionario: quello indossato da Grillo quando voleva convincere gli italiani delle sue utopie. Il palazzo non è mai stato aperto come una scatoletta di tonno, ma per qualche anno una classe politica mediocre — in fondo non più mediocre di quella che abbiamo conosciuto in tempi successivi — ha immaginato di riuscirci. Conte è invece del tutto inserito nel gioco politico, nel meccanismo di un’alleanza col resto del centrosinistra che è soprattutto fatta di rivalità.
I malevoli dicono che il destino dei 5S de-grillizzati è diventare una costola del Pd. Ma non così. Tutto lascia pensare che il disegno dell’ex premier sia quello di avvicinarsi al partito di Elly Schlein, ma solo per guidarlo e renderlo strumento della sua ambizione. Se vuole tornare un giorno a Palazzo Chigi, Conte non ha altra strada. Imporre al Pd una “leadership” di fatto, far valere la sua regola. In parte ha già cominciato a farlo. E vedremo lunedì i risultati della Liguria. Insieme ai dati dell’Emilia Romagna e dell’Umbria, in novembre, saranno decisivi per definire il destino del centrosinistra.