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Pd-5S, è tempo di un chiarimento

Genova, 25 ottobre: i leader del centrosinistra sul palco per sostenere Orlando nel comizio prima del voto (bussalino)

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Il messaggio che arriva dalla Liguria riguarda soprattutto il centrosinistra e le sue strategie.
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Doveva essere il primo passaggio di un autunno elettorale tutto favorevole al centrosinistra: Liguria, Emilia-Romagna, Umbria. Tre Regioni, tre vittorie, tre colpi alla maggioranza di centrodestra che governa a Roma. Invece il primo appuntamento è andato male, nonostante un buon candidato, Orlando, e soprattutto una serie di circostanze favorevoli.

In primo luogo, lo scandalo amministrativo che ha portato all’arresto, al carcere e infine alle dimissioni del presidente Toti, uomo del centrodestra (prima Berlusconi, ora Giorgia Meloni). Uno scandalo presentato come una sorta di Tangentopoli genovese e certo non si può sminuire la gravità degli eventi e delle accuse, peraltro ribadite in una trasmissione tv di successo la sera di domenica 27 ottobre.

Il punto è che nonostante tali condizioni favorevoli, il centrodestra ha vinto di stretta misura con il sindaco di Genova, Bucci, personaggio non estraneo al sistema di potere precedente.

Ciò pone alcuni interrogativi che dovranno trova…

Doveva essere il primo passaggio di un autunno elettorale tutto favorevole al centrosinistra: Liguria, Emilia-Romagna, Umbria. Tre Regioni, tre vittorie, tre colpi alla maggioranza di centrodestra che governa a Roma. Invece il primo appuntamento è andato male, nonostante un buon candidato, Orlando, e soprattutto una serie di circostanze favorevoli.

In primo luogo, lo scandalo amministrativo che ha portato all’arresto, al carcere e infine alle dimissioni del presidente Toti, uomo del centrodestra (prima Berlusconi, ora Giorgia Meloni). Uno scandalo presentato come una sorta di Tangentopoli genovese e certo non si può sminuire la gravità degli eventi e delle accuse, peraltro ribadite in una trasmissione tv di successo la sera di domenica 27 ottobre.

Il punto è che nonostante tali condizioni favorevoli, il centrodestra ha vinto di stretta misura con il sindaco di Genova, Bucci, personaggio non estraneo al sistema di potere precedente.

Ciò pone alcuni interrogativi che dovranno trovare una risposta soprattutto a sinistra. Infatti a destra, come è ovvio, il risultato è manna dal cielo. Arriva al momento giusto come ricostituente di una maggioranza nazionale che proprio nelle ultime settimane dava mostra di crescente nervosismo.

E non c’è dubbio che la coalizione a sostegno di Bucci abbia tratto vantaggio forse in modo decisivo dall’astensione, mai così notevole: ha votato solo il 46 per cento. Nell’assenteismo si sono rifugiati tutti coloro che hanno voluto sottolineare un disincanto o magari solo un disinteresse di fronte a una politica deludente. E senza troppe distinzioni fra destra e sinistra. Del resto vincono, come è noto, quelli che votano e scelgono anche per conto di chi rimane a casa.

Comunque sia, il messaggio da Genova riguarda soprattutto il centrosinistra e le sue strategie. Il Pd in Liguria è il partito di maggioranza relativa, benché il dato non sia troppo consolatorio. Il crollo dei Cinque Stelle, ormai sulla via di diventare il partito di Giuseppe Conte, pone una questione urgente relativa al senso dell’alleanza a livello nazionale. Due questioni, per la verità.

La prima tocca la leadership dello stesso Conte. È riuscito a eliminare il vecchio padre-padrone Grillo toccandolo nel portafoglio e questo è chiaro. Resta da vedere se sarà in grado d’interpretare una linea politica specifica all’interno di una coalizione nella quale trova posto l’altra lista di sinistra Fratoianni-Bonelli e comunque si paga l’esclusione del “centro” riformista (Renzi, Calenda e altri).

La seconda questione riguarda, appunto, il dinamismo mediatico di Conte, il cui scopo è rendere il Pd succube di fatto dei Cinque Stelle. Sembra strano, ma spesso l’operazione riesce.

La disparità dei consensi fra il partito di Elly Schlein e quello di Conte è palese — lo abbiamo appena visto in Liguria — eppure il gruppo dirigente del Pd sembra timoroso di fronte all’alleato-rivale. Di sicuro, esita a sfidarlo e a imporgli un’agenda, il che si traduce in un rapporto opaco e, come ieri sera, perdente.

Non ci sarà da stupirsi se adesso i “contiani” diranno che si vince quando il candidato è 5S (Todde in Sardegna) e si va a fondo quando è Pd (appunto Orlando a Genova). Ma è solo un gioco di prestigio. In realtà l’alleanza di centrosinistra ha bisogno di chiarirsi le idee e di ridefinire i ruoli. Prima che sia troppo tardi

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