Alla fine di una campagna elettorale tossica ed estremamente divisiva fare previsioni è un assoluto azzardo. È come giocare a testa o croce lanciando in aria una monetina, dice Edward Luce, uno dei più acuti osservatori della scena politica americana. Sperando che la monetina mostri la faccia più auspicabile per chi ama la democrazia, perché l’America è stata per molte generazioni la madre di tutte le democrazie. E, come ha scritto il New York Times nel suo appello finale, Trump “rimane una minaccia per la democrazia”.
In questa campagna elettorale Trump ha dato il peggio di sé con pesanti attacchi personali, una retorica violenta, un linguaggio offensivo, spesso intriso di scurrilità e volgari allusioni sessuali. Superando di gran lunga le bassezze esibite nelle campagne del 2016 contro Hillary Clinton e del 2020 contro Joe Biden. E finendo così per accentuare la polarizzazione del fronte politico americano con due fazioni ferocemente contrapposte con toni da guerra civile.
…
Alla fine di una campagna elettorale tossica ed estremamente divisiva fare previsioni è un assoluto azzardo. È come giocare a testa o croce lanciando in aria una monetina, dice Edward Luce, uno dei più acuti osservatori della scena politica americana. Sperando che la monetina mostri la faccia più auspicabile per chi ama la democrazia, perché l’America è stata per molte generazioni la madre di tutte le democrazie. E, come ha scritto il New York Times nel suo appello finale, Trump “rimane una minaccia per la democrazia”.
In questa campagna elettorale Trump ha dato il peggio di sé con pesanti attacchi personali, una retorica violenta, un linguaggio offensivo, spesso intriso di scurrilità e volgari allusioni sessuali. Superando di gran lunga le bassezze esibite nelle campagne del 2016 contro Hillary Clinton e del 2020 contro Joe Biden. E finendo così per accentuare la polarizzazione del fronte politico americano con due fazioni ferocemente contrapposte con toni da guerra civile.
Secondo il Pew Research Center c’è stato in questa campagna elettorale “un forte incremento dei sentimenti negativi nei confronti di chi la pensa in modo diverso, con sempre più americani convinti che i sostenitori dell’altra parte hanno una mentalità chiusa, sono disonesti, immorali e poco intelligenti”.
L’associazione degli psicologi americani ha rilevato che per il 69 per cento degli americani le elezioni presidenziali sono un fattore di stress, una percentuale ben più alta di quella rilevata nel 2016, quando la sfida era tra Trump e Hillary Clinton. Una delle cause di questa condizione psicologica è l’incertezza del risultato che potrebbe prolungarsi per le contestazioni, soprattutto se Kamala Harris dovesse vincere con uno stretto margine.
Trump, anche in questo, ha gettato litri di benzina sul fuoco, affermando che ci sono dei «radical left lunatics», lunatici di estrema sinistra, che imbroglieranno i risultati elettorali e dovrebbero essere arrestati dalla guardia nazionale o addirittura dall’esercito. E ha già incaricato centinaia di giuristi repubblicani di attrezzarsi per provare a invalidare il voto nel caso di sua sconfitta.
Frank Rich, che è stato critico teatrale e commentatore politico per il New York Times ed è il produttore di Veep, una sitcom politica, sostiene che con Trump la realtà ha superato di gran lunga la fantasia. Nella sua sitcom una vicepresidente molto abrasiva rimprovera un collaboratore di essere «un ritardato», provocando uno scandalo gigantesco. Ma Trump ha dato più volte del «ritardato» ai suoi avversari durante questa campagna ed è arrivato a definire «mentalmente disabile» la stessa Kamala Harris.
Nessuno si è scandalizzato più di tanto nel clima imbarbarito che si è creato, a parte quella che Trump, come certi politici nostrani, liquiderebbe come «la stampa di sinistra», cui appartenevano anche il Washington Post e il Los Angeles Times, prima che i loro proprietari decidessero di tacitarli vietando il tradizionale endorsement elettorale.
Maureen Dowd, rispettata veterana tra le columnist politiche, si è chiesta come sia possibile che “l’America di George Washington, la nostra America sia diventata un posto dove un uomo con questa personalità ha ancora delle possibilità di essere rieletto presidente”.
La risposta indirettamente l’ha data un altro veterano della “Washington da bere”, Robert Kaiser, a lungo direttore della redazione proprio del Washington Post, in un articolo che fece molto discutere intitolato: “I repubblicani hanno perso la testa, i democratici hanno perso l’anima”.
L’incapacità del partito democratico di produrre, dopo i Clinton e gli Obama, una classe dirigente valida e credibile a livello nazionale (perché tra i governatori ci sono ottimi politici) è certamente una delle cause per cui Trump ha la possibilità di essere rieletto.
Nonostante tutto Harris è riuscita, pur con credenziali modeste, una vicepresidenza grigia e una candidatura tardiva, a diventare una contendente credibile e a sfidare il tycoon del Maga all’ultimo voto. Alla fine c’è da sperare che il lancio della monetina faccia vincere, se non il migliore, il male minore. Per la democrazia americana e per il mondo che crede nel suo modello.