La responsabilità di una strage in mare come quella avvenuta un anno e mezzo fa a Cutro non può essere affrontata solo e soltanto da un punto di vista giudiziario. Resta una responsabilità politica che occorre esaminare: quella che ha creato la cornice nella quale si è verificato il naufragio del caicco al largo delle coste calabresi in cui sono morti 94 migranti, 35 erano minorenni, più un numero imprecisato di dispersi.
Adesso, è la notizia di ieri, i magistrati chiedono un processo per sei militari accusati di naufragio e omicidio colposo plurimo. La giustizia farà il suo corso e noi seguiremo gli eventuali sviluppi dibattimentali, ma non dobbiamo distogliere l’attenzione da quelle che sono state le scelte politiche che hanno preceduto l’ennesimo massacro davanti alle coste del nostro Paese.
Le avvisaglie le abbiamo registrate anche prima del governo Meloni, quando le ong che fanno soccorsi nel Mediterraneo venivano dai politici definite sprezzantemente “taxi del mare”. Perché ques…
La responsabilità di una strage in mare come quella avvenuta un anno e mezzo fa a Cutro non può essere affrontata solo e soltanto da un punto di vista giudiziario. Resta una responsabilità politica che occorre esaminare: quella che ha creato la cornice nella quale si è verificato il naufragio del caicco al largo delle coste calabresi in cui sono morti 94 migranti, 35 erano minorenni, più un numero imprecisato di dispersi.
Adesso, è la notizia di ieri, i magistrati chiedono un processo per sei militari accusati di naufragio e omicidio colposo plurimo. La giustizia farà il suo corso e noi seguiremo gli eventuali sviluppi dibattimentali, ma non dobbiamo distogliere l’attenzione da quelle che sono state le scelte politiche che hanno preceduto l’ennesimo massacro davanti alle coste del nostro Paese.
Le avvisaglie le abbiamo registrate anche prima del governo Meloni, quando le ong che fanno soccorsi nel Mediterraneo venivano dai politici definite sprezzantemente “taxi del mare”. Perché questo è successo: che il salvataggio in mare è stato equiparato, da chi ha avuto responsabilità di governo, a forme di collaborazionismo dell’immigrazione irregolare. Ed è proseguita, questa strategia al massacro, fino ai giorni di Cutro, quando il mare ha restituito i corpi di uomini e donne fuggiti dalle loro terre perché in guerra, persone in cerca di rifugio e pace in un paese occidentale.
La vera emergenza è rappresentata da chi non vuole assumersi le proprie responsabilità politiche, e non dal flusso dei migranti. Sono le scelte dei governi e le pratiche concrete di gestione dell’immigrazione che determinano le condizioni nelle quali possono poi verificarsi tragedie come quella di Cutro.
L’Italia è caratterizzata da sempre da una forte politicizzazione del tema dell’immigrazione. I provvedimenti che sono stati adottati, in ultimo proprio dal governo di Giorgia Meloni, peggiorano la condizione giuridica degli stranieri che arrivano in Italia con l’effetto di aumentare le situazioni di irregolarità anche di chi è già sul nostro territorio. Ciò che si è verificato a Cutro mette in risalto la pesantezza della catena burocratica, dalla segnalazione all’intervento in mare, passando dalle autorità nazionali deputate a classificare l’evento fino a chi doveva operare. Sono stati inseriti tutta una serie di filtri politici prima dei soccorsi che ingarbugliano le procedure e ostacolano il sistema dei salvataggi. Il problema, quindi, è anche di carattere politico e l’andazzo che si sta producendo, come hanno spiegato in passato molti esperti, rischia di produrre altre simili tragedie.
Questa, dunque, non può essere archiviata come una strage da addossare solo a qualche ufficiale o militare distratto, responsabile di non aver eseguito bene le operazioni di soccorso, ma è una vicenda che si inquadra in un clima politico molto preciso. Le responsabilità politiche, anche quando non hanno un rilievo penale, non possono essere dimenticate. E la politica, in questo, non ha la coscienza pulita.