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L’America di Meloni

New York, 24 settembre: Joe Biden e Giorgia Meloni

 

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La premier, a differenza di Salvini, non sembra favorevole ai colpi di testa. Cercherà di sfruttare al massimo la propensione politica di Trump alle relazioni bilaterali
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La reazione più scomposta, o forse solo immatura, all’elezione di Donald Trump è quella del vicepremier Salvini, ministro delle Infrastrutture. Tutti i governi europei si sono congratulati, in genere con toni calorosi anche quando le parole celano legittime preoccupazioni. Giorgia Meloni ha parlato di Italia e Usa nazioni «sorelle». E fin qui siamo nel protocollo.

Viceversa Salvini, rivolgendosi al neoeletto come se fosse un amico intimo, ha manifestato un entusiasmo fuori posto, felicitandosi perché finalmente «avremo la pace».

Chi ascoltava avrà avuto la sensazione che il nostro ministro sia in grado di vantare chissà quali legami con l’americano e da oggi sia destinato a un ruolo speciale nelle relazioni tra Roma e Washington.

In realtà l’unico rapporto diretto fra Trump e Salvini è una remota photo opportunity, mentre se si allarga l’orizzonte si ricorda la passeggiata estiva sulla Piazza Rossa del leghista con indosso una maglietta raffigurante Putin.

E se con questo si…

La reazione più scomposta, o forse solo immatura, all’elezione di Donald Trump è quella del vicepremier Salvini, ministro delle Infrastrutture. Tutti i governi europei si sono congratulati, in genere con toni calorosi anche quando le parole celano legittime preoccupazioni. Giorgia Meloni ha parlato di Italia e Usa nazioni «sorelle». E fin qui siamo nel protocollo.

Viceversa Salvini, rivolgendosi al neoeletto come se fosse un amico intimo, ha manifestato un entusiasmo fuori posto, felicitandosi perché finalmente «avremo la pace».

Chi ascoltava avrà avuto la sensazione che il nostro ministro sia in grado di vantare chissà quali legami con l’americano e da oggi sia destinato a un ruolo speciale nelle relazioni tra Roma e Washington.

In realtà l’unico rapporto diretto fra Trump e Salvini è una remota photo opportunity, mentre se si allarga l’orizzonte si ricorda la passeggiata estiva sulla Piazza Rossa del leghista con indosso una maglietta raffigurante Putin.

E se con questo si vuole esprimere l’auspicio di prossimi accordi tra Mosca e Washington, è chiaro che nessuno pensa che ci sia bisogno di una mediazione di Salvini. Anzi, Putin è stato accorto e ha evitato persino le congratulazioni al suo omologo americano: il contrario di quello che tutti si aspettavano.

Viceversa l’italiano ha voluto segnalare a tutti, ma in particolare agli elettori del Carroccio, da un lato, e alla presidente del Consiglio, dall’altro, che lui c’è ed è pronto per qualche “grande gioco”. Quanto meno è a disposizione per interpretare in Italia il verbo del trumpismo: assai più di quanto sia in grado di fare Giorgia Meloni.

È un calcolo e come tale potrebbe essere sbagliato. Ovvio che dipende da quello che vorrà fare il neo presidente. Se farà leva sugli Orbán, Wilders e Fico, lo slovacco, per destabilizzare l’Unione, come molti temono, il leghista potrà trovare il suo spazio in una roulette pericolosa.

Una roulette a cui la premier non dovrebbe partecipare, alla luce dei due anni in cui si è segnalata come partner leale dell’amministrazione Biden nel segno del classico cammino euro-atlantico. FdI e Forza Italia si sono trovati nel complesso dalla stessa parte, mentre la Lega ha tentato, senza granché riuscirvi, di cantare un’altra canzone.

Matteo Salvini con Donald Trump in una foto del 2016 

Ma adesso la musica è cambiata e Salvini crede, peccando di ottimismo, che sia arrivato il suo momento. In fondo Trump, se ha buona memoria, rammenterà, sì, di avere avuto due punti di riferimento in Italia. Due figure con le quali qualche suo assistente ha tenuto i contatti in questi anni.

Uno, come si è detto, è Salvini. L’altro è Giuseppe Conte. Lega e 5S hanno governato insieme e la tentazione di favorire una nuova alleanza tra i due non sarebbe assurda. Tuttavia, come si sa, mancano del tutto i numeri.

Qualunque ipotesi di maggioranza parlamentare passa oggi da FdI. E tutto lascia pensare che Meloni, a differenza di Salvini, non sia favorevole ai colpi di testa. Cercherà di sfruttare al massimo la propensione politica di Trump alle relazioni bilaterali, ma al tempo stesso non rinuncerà alla volontà di rafforzare il fianco destro dell’Unione con i popolari e i conservatori. Qui infatti è la scommessa che riguarda tutti, anche gli euroscettici.

La vittoria di Trump è una campana che suona per tutti. E non è un caso se una Elly Schlein molto delusa dal voto americano abbia visto Mario Draghi. Ha voluto essere una risposta al trumpismo nel segno dell’europeismo che abbiamo conosciuto, bisognoso di essere rivitalizzato.

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