Ci sono due modi di avere a che fare con fatti di cronaca del genere, esattamente come ci sono due modi per passeggiare o vivere nel centro di Napoli (o di qualsiasi città abitiate). Si vedono le bellezze, si sorride e ci si stupisce, si ride e ci si sente in un bel film. Ci si sente in una città migliore delle altre, più forte, più bella, più viva. Si sa che c’è una parte tremenda, difficile, che arriva da molto lontano, ma tutto è considerato da qualche altra parte. E anche oggi non smetteranno, quelli che passeggiano per via dei Tribunali, dove questo ragazzo è stato sparato alla fronte, di pensare alla vita come la vedono, e non come è veramente. Perché nonostante la cronaca insista con il dire che lì dove ci si sente affascinati accadono omicidi di ragazzi di diciotto anni, nonostante pensiamo subito ai nostri figli, tutto è lontano, attutito, generico. Anche se accade in pieno centro, è come se accadesse nella periferia più lontana, è come se ci fosse un recinto dove ragazzini…
Ci sono due modi di avere a che fare con fatti di cronaca del genere, esattamente come ci sono due modi per passeggiare o vivere nel centro di Napoli (o di qualsiasi città abitiate). Si vedono le bellezze, si sorride e ci si stupisce, si ride e ci si sente in un bel film. Ci si sente in una città migliore delle altre, più forte, più bella, più viva. Si sa che c’è una parte tremenda, difficile, che arriva da molto lontano, ma tutto è considerato da qualche altra parte. E anche oggi non smetteranno, quelli che passeggiano per via dei Tribunali, dove questo ragazzo è stato sparato alla fronte, di pensare alla vita come la vedono, e non come è veramente. Perché nonostante la cronaca insista con il dire che lì dove ci si sente affascinati accadono omicidi di ragazzi di diciotto anni, nonostante pensiamo subito ai nostri figli, tutto è lontano, attutito, generico. Anche se accade in pieno centro, è come se accadesse nella periferia più lontana, è come se ci fosse un recinto dove ragazzini vengono ammazzati, e nel resto della strada e della città ci fosse una ampia zona pura e intoccabile. Perché tutti noi chiediamo alla vita, nel segreto delle nostre notti, di non farci toccare davvero da tutto questo. Vogliamo scuotere la testa, indignarci e soffrire, trovarlo spaventoso, e continuare.
È così perché di tutto questo abbiamo una idea generica. Anche noi che scriviamo su questo giornale o su altri, non comprendiamo la realtà — a meno che non ne parli qualcuno che ne sappia, come Saviano per esempio, che avverte da anni e spiega; come le persone che lavorano dentro i quartieri difficili di qualsiasi città, che costruiscono percorsi scolastici comprendendo il contesto; come tutti coloro che si occupano per davvero della realtà che a noi appare solo quando arriva una notizia come questa.
Noialtri, invece, abbiamo a disposizione solo una volontà (generica, appunto) di indignarci, di urlare che queste cose non devono più accadere. Abbiamo la capacità, da anni e anni, di organizzare patimenti e manifestazioni, abbiamo la capacità di riunire le persone buone per marciare in nome delle cose buone. Ma non abbiamo nessuna capacità di comprendere; e diciamo anche di più: non abbiamo volontà di comprendere.
Abbiamo vissuto tutti — noialtri che non spariamo e non veniamo sparati, che passeggiamo per le strade del centro al di fuori di quei recinti immaginari che per noi sono reali — con la convinzione che la buona volontà, i buoni pensieri, le scuole genericamente buone e la cultura come generico nutrimento, e il dialogo con i giovani (qualsiasi essi siano), e il voto alla parte giusta, potessero costruire un mondo che pian piano debellasse il male, così, proprio con la buona e generica volontà. Il fatto di scoprire che non solo non basta, ma è un atto ridicolo, questa buona volontà, a questo punto non possiamo più accettarlo, e ci intestardiamo. Anche perché, convinti che fosse la strada della salvezza, non ne abbiamo costruita nessun’altra.
Così continuiamo a camminare per via dei Tribunali a Napoli, o per le strade delle nostre città, come se il mondo fosse migliorato, il giorno dopo la morte di Arcangelo Correra, grazie alla nostra capacità di commuoverci e indignarci. Abbiamo costruito dentro di noi, tutti noialtri, la capacità di dimenticare di aver avuto notizia di fatti del genere altre centinaia di volte, di aver avuto notizia soltanto qualche giorno fa, prima di questo. Non facciamo niente e pensiamo di aver dato un grande contributo. In realtà, quei recinti che abbiamo immaginato ci sono, ma non isolano le persone che sparano e vengono sparate: ma proprio noi e i nostri sentimenti generici che il giorno dopo vogliono riscattare tutto, il più rapidamente possibile, e poi riprendere a guardare le vetrine con i primi addobbi natalizi.