Michele dice che gli americani fanno quello che vogliono perché noi abbiamo perso la guerra. E’ una prospettiva che non avevo mai considerato, potrebbe avere un fondamento. Michele, che lavora in una base aeronautica, né è sicuro. Dice che decollano e atterrano quando gli pare, non importa il piano di volo che hai fatto. Poi fa un elenco lunghissimo di cavi di funivie tranciate, tragedie irrisolte, casi insabbiati, delitti senza colpevole, esfiltrazioni.
Li chiama così, i rimpatri: li esfiltrano. Li riportano a casa. C’è del risentimento, qui a Perugia, per il fatto che il centro sia occupato da enormi van di una mega produzione americana: Amanda Knox produce una serie su se stessa, si chiamerà “Blue moon”. Cittadina americana, la ragazza era stata prima condannata poi assolta per il delitto di Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus. Era novembre, come ora, era il 2007, diciassette anni fa. La produzione è proterva e invadente, non si passa i negozi sono chiusi, grande malu…
Michele dice che gli americani fanno quello che vogliono perché noi abbiamo perso la guerra. E’ una prospettiva che non avevo mai considerato, potrebbe avere un fondamento. Michele, che lavora in una base aeronautica, né è sicuro. Dice che decollano e atterrano quando gli pare, non importa il piano di volo che hai fatto. Poi fa un elenco lunghissimo di cavi di funivie tranciate, tragedie irrisolte, casi insabbiati, delitti senza colpevole, esfiltrazioni.
Li chiama così, i rimpatri: li esfiltrano. Li riportano a casa. C’è del risentimento, qui a Perugia, per il fatto che il centro sia occupato da enormi van di una mega produzione americana: Amanda Knox produce una serie su se stessa, si chiamerà “Blue moon”. Cittadina americana, la ragazza era stata prima condannata poi assolta per il delitto di Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus. Era novembre, come ora, era il 2007, diciassette anni fa. La produzione è proterva e invadente, non si passa i negozi sono chiusi, grande malumore. La sindaca da poco eletta, Vittoria Ferdinandi, ha scritto una lettera aperta alla città: “Perugia mia, scusami”. Risponde alle critiche che si riversano su di lei per aver accettato soldi (“quanti soldi?”) in cambio della concessione degli spazi pubblici, ma soprattutto del danno di reputazione che il ritorno al passato – le gente teme - può causare. Nessuno vuole tornare lì, agli anni bui in cui Perugia – città universitaria, culla delle università per stranieri – è diventata il luogo nero da cui fuggire, dove non mandare più i figli a studiare perché pericolosa: centrale della droga, abuso di alcol, assenza di controlli e poi una studentessa assassinata a casa sua. Turismo macabro, dopo. Famiglie in visita alla casa del delitto. Ci sono voluti anni per tornare a una specie di normalità, e ora guarda.
Ma poi. Quando si è mai visto che sia la persona condannata in Corte di Assise per il delitto insieme al suo ragazzo di allora, Raffaele Sollecito (poi assolta ma intanto indagata, condannata in primo grado, in margine condannata per aver diffamato Patrick Lumumba che indicò come coinvolto ma non c’entrava niente, aveva le prove) ecco quando è mai successo che sia la protagonista stessa a produrre un film sulla sua storia: sul suo “calvario” di “innocente perseguitata” dalla giustizia italiana, questo dicono gli annunci. A un balcone del centro è comparso uno striscione: “Rispetto per Meredith”. Ecco, rispetto. Tutta la città ne parla.
Tutti sanno, dicono che ci sia anche Monica Lewinsky fra i produttori, lo danno per certo ma non si trova conferma. Tutti hanno un loro film da girare, se avessero i soldi dell’americana lo farebbero. Una fiction, certo. Tanto è finzione, perché non dar credito allora anche agli altri. A Sonia, che ha un centro estetico a Porta Sole, e vorrebbe raccontare la storia della massoneria: perché, dice, è la massoneria che è intervenuta a proteggere la famiglia di una delle persone coinvolte – dice il nome – e quindi è arrivato all’istante l’avvocato di gran fama che a processo concluso ha allargato le braccia e ha detto “ho fatto solo il mio lavoro”, come a giustificarsi, no? commenta Sonia. A Franco, che ha un bar da asporto vicino al locale dove lavorava Lumumba, gli hanno rovinato la vita, dice, meno male che c’era uno svizzero che aveva conservato lo scontrino che lo ha scagionato sennò a quest’ora era in galera. Il dettaglio dello svizzero è perfetto per un cameo cinematografico. Un film si potrebbe fare anche sulla versione di Genny, arrivato trent’anni fa a studiare qui da San Luca in Calabria, è rimasto ora ha un b&b: dice che l’unico condannato l’ivoriano Rudy Guede, era in bagno con le cuffie e non c’entrava niente. Lui lo sa perché suo cognato lo conosceva bene. Anche il cognato, come lo svizzero, è perfetto per una partecipazione straordinaria. Dice che lo hanno pagato per assumersi la colpa. Chi? Eh. Quelli, i potenti che comandano.
Ma no, il film si fa sulla versione di Amanda e i cittadini si rivoltano: un po’ per fastidio dei disagi, un po’ per paura di tornare ad essere additati, un po’ per vergogna. Difatti la sindaca scrive, una brava sindaca figlia della cultura della cura e dell’assistenza agli ultimi, la cultura di Clara Sereni alla cui memoria sono istituiti intanto premi e convegni. Dice, la sindaca, che ha avuto garanzia dalla produzione che la città non sarà denigrata: l’amministrazione potrà rivedere le immagini del girato. Certo. Le immagini del girato in esterno, il mercatino in piazza Duomo. Il timore reputazionale è evidente. Come è successo per Avetrana, via il nome dal titolo ha chiesto e ottenuto il sindaco. Ma allora Cogne, Novi Ligure, il Circeo, l’Olgiata, Via Poma, allora ogni luogo legato alla memoria di un delitto. Si può cancellare o non rinnovare la memoria per disposizione del sindaco? Intanto è qualcosa, dice Genny che di nome fa Gennaro, perché certi luoghi sono legati a una cattiva fama ingiustamente e questa cattiva fama bisogna combatterla. Per esempio San Luca in Aspromonte, il paese suo, dice: è il posto di Corrado Alvaro, è bellissimo per andarci in vacanza, è molto sicuro. Puoi dormire con la porta aperta, a San Luca, nessuno si azzarda a venirti in casa a rubare – si accalora. Sarebbe da farci un film.