Sergio Mattarella ha parlato da presidente della Repubblica nel senso più esatto del termine. Vale a dire da garante e in un certo senso tutore dell’equilibrio istituzionale. Che comprende, come è ovvio, anche l’ordine giudiziario. Uno sgarbo a tale equilibrio nel suo complesso, ovvero solo a una componente, come nel caso dell’attacco di Musk ai magistrati del “caso Albania”,, suscita e in un certo senso impone l’intervento del Quirinale. C’è un precedente che non può essere sottovalutato ed è richiamato nella nota diramata ieri mattina dalla presidenza. Nell’ottobre 2022, con il governo Meloni non ancora nato ma quasi, Mattarella replicò alla ministra francese degli Affari Europei, Boone, seguace di Macron, che aveva criticato in modo sferzante l’incombente esecutivo di destra.
Le stesse parole di ieri, tali e quali: “L’Italia sa badare a se stessa nel rispetto della Costituzione”. Allora le espressioni offensive, o se vogliamo i tentativi d’ingerenza, venivano da sinistra. Oggi da d…
Sergio Mattarella ha parlato da presidente della Repubblica nel senso più esatto del termine. Vale a dire da garante e in un certo senso tutore dell’equilibrio istituzionale. Che comprende, come è ovvio, anche l’ordine giudiziario. Uno sgarbo a tale equilibrio nel suo complesso, ovvero solo a una componente, come nel caso dell’attacco di Musk ai magistrati del “caso Albania”,, suscita e in un certo senso impone l’intervento del Quirinale. C’è un precedente che non può essere sottovalutato ed è richiamato nella nota diramata ieri mattina dalla presidenza. Nell’ottobre 2022, con il governo Meloni non ancora nato ma quasi, Mattarella replicò alla ministra francese degli Affari Europei, Boone, seguace di Macron, che aveva criticato in modo sferzante l’incombente esecutivo di destra.
Le stesse parole di ieri, tali e quali: “L’Italia sa badare a se stessa nel rispetto della Costituzione”. Allora le espressioni offensive, o se vogliamo i tentativi d’ingerenza, venivano da sinistra. Oggi da destra, con quel giudizio drastico e semplicistico sulla magistratura italiana come “autarchia di non eletti” che fanno il bello e il cattivo tempo. Ma i due scenari si assomigliano fin troppo. Con una differenza importante. Due anni fa la signora Boone era un’esponente di non particolare rilievo dell’esecutivo di Macron, destinata peraltro a una rapida eclisse. Adesso Musk non ha ancora un ruolo nell’amministrazione Trump (lo avrà tra breve), ma nessuno può davvero qualificarlo come un privato cittadino. È il personaggio più importante del nuovo corso americano, qualificato dai suoi protagonisti quale “rivoluzione” in cammino. È evidente che egli vuole essere la mente e il braccio di questa svolta storica. Colui che ne interpreta la tendenza espansiva al di là dei confini. Altro che isolazionismo. Musk guarda all’Italia come al territorio più congeniale per sperimentare una sorta di “trotzkismo” — nel senso di rivoluzione permanente — adattato ai tempi e alla congiuntura politica. Con un’America in cerca della strada più breve per realizzare la visione “Maga” di una nuova grandezza.
Mattarella non aveva accettato due anni fa le intromissioni verbali di una figura minore del governo francese. Non ha esitato adesso a frenare l’espansionismo sconclusionato di un personaggio cento volte più titolato per influenzare le scelte di un paese amico profondamente diviso tra entusiasti imitatori del “trumpismo” e impauriti nostalgici di un passato non replicabile. Due momenti politici diversi, dunque, due figure simboliche: la francese Boone e — con ben altro peso — l’americano Musk. Se il problema oggi è riunire l’Italia, evitando che le vicende d’oltreoceano si traducano, in maniera irresponsabile, in una spaccatura interna senza basi logiche, ecco che le parole di Mattarella appaiono scelte con la massima cura e precisione. Senza citarla, egli si è rivolto alla destra meloniana e soprattutto salviniana invitandola tra le righe al necessario rispetto delle istituzioni. Un dato che è spesso carente, specie quando si tocca il nodo irrisolto del rapporto con la magistratura. E alla sinistra, ovviamente anch’essa mai nominata, si suggerisce di uscire dalle tentazioni settarie per abbracciare una visione utile al progresso dell’Italia.
Non serve essere indovini per immaginare che al capo dello Stato non farebbe piacere una Commissione europea messa in crisi da una rissa intorno al nome di Fitto o di qualche altro candidato commissario. Ma questa è un’altra storia, per quanto tutto sia connesso. Resta da dire che in passato, quando il presidente della Repubblica interveniva su temi molto sensibili, subito era abbracciato dal “vertice istituzionale” (presidenze di Senato e Camera, Palazzo Chigi). Stavolta l’adesione di Giorgia Meloni non pecca certo di eccessivo calore (“ascoltiamo sempre con rispetto le parole del presidente”), benché una nota di FdI abbia poi ricordato che i patrioti sono contrari “a tutte le interferenze straniere”. E condividono “anche le virgole” del Quirinale. Sarebbe interessante capire se dagli Stati Uniti in via di transizione qualcuno vorrà rassicurare l’alleato italiano, da sempre uno dei più leali.
Ieri sera lo ha fatto lo stesso Musk. Con un tono quasi scanzonato, ha inteso chiudere l’incidente ricordando che anche lui, come tutti in democrazia, ha diritto di esprimere un libero pensiero. E infatti nessuno gli contesta questo diritto. Il punto è l’opportunità di esprimersi con tanta irruenza sulle istituzioni di un altro paese, come se si fosse al bar davanti a una pinta di birra. Lasciamo stare Montesquieu e la famosa divisione dei poteri: un tema stiracchiato di qui o di là a seconda delle convenienze. Musk sembra non capacitarsi che il sistema giudiziario italiano sia diverso da quello americano, dove i magistrati sono eletti. Ma sarebbe impervio inerpicarsi in una disputa su quale dei due sia migliore. E comunque non è qualcosa che si risolve con due battute su “X”.