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La vecchia Europa che sbanda davanti a Trump

Donald Trump con Elon Musk durante la campagna elettorale (reuters)

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Da una parte c’è il tycoon americano che assembla il suo agghiacciante dream team, un mix bellicista e sfascista tra “I nuovi mostri” e “Guerre stellari”. Dall’altra parte l’algida Von Der Leyen, immagine plastica della drammatica crisi europea
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La profezia è stata fin troppo facile: la “Nuova Amerika” mostra i muscoli, la Vecchia Europa si disgrega. Era già tutto scritto nella Storia, che pareva finita sotto le macerie del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 e invece è ricominciata per l’ennesima volta a Washington il 5 novembre 2024. Chi si illudeva che il ritorno del tycoon alla Casa Bianca avrebbe risvegliato dal torpore la flaccida Unione è servito.

Da una parte c’è Trump che assembla il suo agghiacciante dream team, un mix bellicista e sfascista tra I nuovi mostri e Guerre stellari: l’ispanico ultrà alla segreteria di Stato, il cronista paleo-cristiano con l’elmetto alla Difesa, il sessuomane tossico alla Giustizia, il no-vax incallito alla Sanità, la killer di cani e caprette alla Sicurezza. Su tutti, Elon: Super-Genius e Mister Scissor, che si aggira con il machete tra le pieghe dello Stato e posta su X l’esplosivo spot propagandistico dell’Impero risorto.

Si intitola Dark Maga, un video che sovrappone le due facc…

La profezia è stata fin troppo facile: la “Nuova Amerika” mostra i muscoli, la Vecchia Europa si disgrega. Era già tutto scritto nella Storia, che pareva finita sotto le macerie del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 e invece è ricominciata per l’ennesima volta a Washington il 5 novembre 2024. Chi si illudeva che il ritorno del tycoon alla Casa Bianca avrebbe risvegliato dal torpore la flaccida Unione è servito.

Da una parte c’è Trump che assembla il suo agghiacciante dream team, un mix bellicista e sfascista tra I nuovi mostri e Guerre stellari: l’ispanico ultrà alla segreteria di Stato, il cronista paleo-cristiano con l’elmetto alla Difesa, il sessuomane tossico alla Giustizia, il no-vax incallito alla Sanità, la killer di cani e caprette alla Sicurezza. Su tutti, Elon: Super-Genius e Mister Scissor, che si aggira con il machete tra le pieghe dello Stato e posta su X l’esplosivo spot propagandistico dell’Impero risorto.

Si intitola Dark Maga, un video che sovrappone le due facce del nuovo potere, in un abbagliante caleidoscopio in cui non distingui più chi comanda e chi ubbidisce: Donald Musk e Elon Trump, metà Jeeg Robot e metà eroi della Marvel, tra folle che acclamano e occhi che fiammeggiano, jet che decollano e mitra che sparano, galassie che implodono e universi che implodono. Giusto per far capire al mondo che la nuova amministrazione è già proiettata “verso l’infinito e oltre”.

Il Wall Street Journal racconta che la strana coppia da giorni fa le sue strategie a Mar-a-Lago, e quando il Marziano di Tesla entra in salone il presidente rieletto fa suonare per lui Space Oddity di David Bowie.

Dall’altra parte, a fronteggiare questo Frankenstein a stelle e strisce che salda il turbo-cesarismo trumpiano e il tecno-populismo muskiano, c’è l’algida Von Der Leyen, immagine plastica della drammatica crisi europea. Dopo le elezioni di giugno — per quanto fiaccata da un quinquennio scipito e azzoppata da un Pfizer-gate farmaceutico — sembrava ancora lei il solo punto di sintesi tra famiglie politiche divise e di resistenza all’onda nera in ascesa dovunque. E invece la rivoluzione americana — com’era largamente prevedibile — ha fatto saltare il banco europeo, che già vacillava di suo.

Già i capi di governo avevano dato il peggio di sé al vertice di Budapest di una settimana fa, patrocinato da un Orbán più gonfio che mai di orgoglio sovranista. Adesso tocca alla Commissione, già svilito ectoplasma che vivacchia all’ombra di un Consiglio paralizzato dai diritti di veto. Appena rieletta, già rischia di soffocare in culla, schiacciata da mediocri alchimie di sottopotere.

La maggioranza Ursula non esiste più. L’hanno dimostrato i Popolari, pronti a impallinare la vicepresidente Teresa Ribera pur di tentare la spallata al governo spagnolo di Sánchez, e poi a votare il nuovo regolamento sulla deforestazione insieme ai Conservatori e i Patrioti. E l’hanno decretato Socialisti e Verdi, che per vendetta puntano adesso a bocciare anche l’altro vicepresidente, il povero Fitto colpevole solo di aver parlato in audizione un inglese da terza elementare.

Era chiaro che l’impetuoso tsunami partito da oltreoceano — impasto di ideologia e tecnologia, autoritarismo identitario e nazionalismo securitario — avrebbe travolto anche noi. E così è stato.

Sbandano persino i sedicenti “moderati” del Ppe, di fronte a un’oligarchia senza freni che promette Pax Americana e guerra dei dazi. Dopo l’accorato appello ai partner lanciato da Macron al Puskas Stadium, venerdì 8 novembre, ieri (15 novembre) è stato quasi patetico quello di Olaf Scholz, che fuori tempo massimo propone un armistizio a Putin. L’Uomo del Cremlino ormai tratta direttamente con i suoi omologhi Donald e Elon, al telefono: ha poco o niente da dire a un cancelliere tedesco, cadente e decadente. Il duopolio Trump-Musk è potere e volontà di potenza. E in quanto tale diventa inevitabilmente un magnete.

Il suo modello, invece di arginarli, attrae e fomenta gli estremismi e i radicalismi europei, spingendo le destre a essere sempre più dure e più pure. Compresa quella della Sorella d’Italia, che non sarà mai “freno” ma piuttosto “cinghia di trasmissione” del dispositivo Maga, come ha detto Francis Fukuyama: «Meloni seguirà Trump? Assolutamente: vedere la più grande e antica democrazia che si muove verso il populismo sarà un enorme ispirazione per questi partiti e un pericolo per tutti gli altri».

Lo sussurra la sua politica estera, sempre più atlantista e meno europeista: il silenzio assordante della premier sull’anatema contro i giudici lanciato dal plutocrate in chief, al di là della sostanziosa contropartita economica, tradisce una clamorosa sudditanza diplomatica.

Lo grida la sua politica interna, sempre più aggressiva e quasi eversiva: l’accusa volgare e bugiarda della premier al sindaco di Bologna, al di là degli scontri tra polizia e centri sociali, nasconde il vergognoso corteo di CasaPound a due passi da una Stazione che ancora sanguina per la strage dei Nar.

C’è un gioioso masochismo, nel modo in cui le classi dirigenti si consegnano ai Dottor Stranamore pronti al trasloco nello Studio ovale. L’economia europea rallenta ovunque. Specie da noi, dove rincara il carrello della spesa.

Gentiloni, commissario uscente a Bruxelles, avverte che i dazi americani colpirebbero la Germania e l’Italia, in surplus commerciale con gli Usa rispettivamente per 160 e 60 miliardi. Panetta, governatore di Bankitalia, aggiunge che le barriere doganali abbatterebbero del 6% la crescita globale.

Con il primo mandato 2016-2020 The Donald introdusse dazi su beni importati per 380 miliardi, facendo crollare l’import a 447 miliardi, livello più basso dal 2012. La Cina aggirò in parte l’ostacolo grazie alle catene di subfornitura, aumentando il suo export del 55% in Vietnam e del 72% in Messico.

Oggi il costo di politiche protezionistiche più aggressive sarebbe molto più alto di allora. L’economia Ue è più debole di otto anni fa, e il Made in Europe è molto meno competitivo. Dazi statunitensi al 60-100% sui beni cinesi spingerebbero il Dragone a dirottare i suoi prodotti sul mercato comunitario, ma a prezzi più bassi dei nostri. Abbiamo tutto da perdere, da una contesa commerciale del genere.

Anche a prescindere da ciò che faremo sull’aumento di spesa militare che la Nato ci chiede, non si vede perché non dovremmo temere i dazi di Trump. Che oltre tutto, insieme all’annunciato taglio delle tasse sui ceti più abbienti, faranno esplodere il deficit federale a 6-9 trilioni e il debito pubblico alla cifra-monstre di 35 trilioni di dollari. Non un fardello «abbastanza grande da badare a se stesso», come diceva Ronald Reagan negli anni ’80, ma una zavorra insostenibile per le famiglie, le imprese e i mercati finanziari del pianeta.

Comunque la giri, la “Nuova Amerika” è una minaccia per se stessa e per gli altri. Ha detto bene Sergio Mattarella, in un suo profetico discorso del 20 dicembre 2023: «Oligarchi di diversa estrazione si sfidano nell’esplorazione sottomarina, in nuove missioni spaziali, nella messa a punto di costosissimi sistemi satellitari, nel controllo di piattaforme social…». Hanno la presunzione di «divenire loro i protagonisti che dettano le regole, anziché essere destinatari di regolamentazione». Agiscono «sempre più spesso come veri e propri contropoteri». Ma bisogna «evitare che possano condizionare la democrazia». Con Donald Musk e Elon Trump i due “corpi” si sono fusi. I “contropoteri” si sono fatti potere.

E sta nascendo quella che Anne Applebaum, nel suo saggio appena uscito da Mondadori, chiama “Autocrazia Spa”. Che, con tutta evidenza, è già post-democrazia.

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