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Trump, l’Europa e il prezzo della sicurezza

Rovaniemi (Finlandia), 17 novembre: un'esercitazione della Nato (afp)

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La vittoria del tycoon negli Stati Uniti è per l’Ue, e per l’Italia in particolare, un risveglio brusco. Dall’illusione di continuare a non pagare, o pagare poco, per la propria difesa
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Sostiene il ministro Salvini in un’intervista radiofonica che il ritorno al potere di Donald Trump è nel migliore «interesse nazionale italiano». Sostiene Salvini che il progetto del presidente eletto degli Stati Uniti di far cessare subito le guerre in Ucraina e Medio Oriente porterà una nuova età dell’oro di pace, commerci e prosperità.

Peccato che nulla di ciò che sappiamo sul futuro inquilino della Casa Bianca autorizzi a condividere tanto ottimismo. Al contrario, è probabile che una delle prime conseguenze della sua vittoria sia per molti europei, e per gli italiani in particolare, un risveglio brusco. Il risveglio dall’illusione di continuare a non pagare, o pagare poco, per la propria difesa.

L’idea di costringere i propri alleati ad aumentare sensibilmente i bilanci militari è, del resto, una vecchia ossessione per Trump. Nel 2018, da presidente in carica, ha dichiarato che ogni membro della Nato avrebbe dovuto stanziare almeno il 4% del Pil per armi e soldati.

Nel fe…

Sostiene il ministro Salvini in un’intervista radiofonica che il ritorno al potere di Donald Trump è nel migliore «interesse nazionale italiano». Sostiene Salvini che il progetto del presidente eletto degli Stati Uniti di far cessare subito le guerre in Ucraina e Medio Oriente porterà una nuova età dell’oro di pace, commerci e prosperità.

Peccato che nulla di ciò che sappiamo sul futuro inquilino della Casa Bianca autorizzi a condividere tanto ottimismo. Al contrario, è probabile che una delle prime conseguenze della sua vittoria sia per molti europei, e per gli italiani in particolare, un risveglio brusco. Il risveglio dall’illusione di continuare a non pagare, o pagare poco, per la propria difesa.

L’idea di costringere i propri alleati ad aumentare sensibilmente i bilanci militari è, del resto, una vecchia ossessione per Trump. Nel 2018, da presidente in carica, ha dichiarato che ogni membro della Nato avrebbe dovuto stanziare almeno il 4% del Pil per armi e soldati.

Nel febbraio di quest’anno è sceso a più miti consigli e ha riconosciuto che il 2% sarebbe accettabile. In compenso, ha affermato che se uno di quei «delinquenti» (sic) che non vogliono spendere abbastanza venisse attaccato, non solo non muoverebbe un dito, ma farebbe il tifo per il nemico.

Anche nel suo fantomatico piano per arrestare il conflitto in Ucraina, i soldi (degli altri) giocano un ruolo chiave. A luglio, David Urban e Mike Pompeo (Segretario di Stato con Trump tra 2017 e 2020) hanno scritto sul Wall Street Journal che sarebbe saggio cedere alla Russia tutto ciò che ha già invaso, per poi presidiare i resti di Kiev con truppe internazionali e armi americane.

Truppe fornite dagli europei e armi acquistate sempre dagli europei, naturalmente. Perché, per dirla con il nuovo vicepresidente Vance, non solo gli americani non vogliono una guerra con la Russia, ma si sono stancati di pagare per proteggere il Vecchio Mondo.

Un bel problema. Messi tutti insieme, i trenta alleati della Nato investono oggi in armamenti, tecnologia e uomini meno della metà degli Stati Uniti (400 miliardi di dollari contro 860) e solo dieci di loro superano la soglia di spesa del 2%, stabilita nel 2014 per garantire un’adeguata risposta alla politica aggressiva di Putin.

In quanto all’Italia, il nostro bilancio per la Difesa dovrebbe raggiungere l’1,57% del Pil nel 2025. In crescita rispetto al passato, ma sempre poca cosa rispetto ai desideri di Trump e dei suoi falchi. E, per quanto bizzarro possa sembrare, anche rispetto alle tradizioni della Repubblica. Perché per molto tempo i governi repubblicani, democristiani o di centro-sinistra che fossero, hanno creduto che finanziare le proprie Forze armate fosse doveroso.

Si può discutere se lo facessero adeguatamente. Ma di certo provvedevano alla sicurezza del Paese con più attenzione degli esecutivi di centro-destra all’inizio degli anni Duemila quando, Berlusconi presidente del Consiglio, si è toccato il punto più basso delle spese militari e la coscrizione obbligatoria è stata abolita tra gli applausi dei parlamentari leghisti.

Non c’è da stupirsi. Anche se oggi, con una certa ironia, proprio il suo segretario si intesta una tardiva campagna per ristabilire la leva e invoca confini impermeabili militarmente sorvegliati, la Lega (come Forza Italia) è sempre stato un partito di consumatori più che di cittadini.

Per il cittadino, erede della Rivoluzione francese, servire la collettività era un obbligo morale. Per il consumatore ogni istante speso per lo Stato è una seccante perdita di tempo, e ogni soldo uno spreco.

Ma l’età dei consumatori, convinti che la sicurezza non abbia un costo, sta per terminare. E potrebbe essere proprio il conto (salato) che Trump vuole presentare agli europei a decretarne la fine.

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