Quali riflessi sul piano nazionale dalle elezioni in Emilia-Romagna e Umbria? Distinguiamo. Sul piano degli equilibri politici e di governo non ce ne saranno, almeno a breve termine. Viceversa, sul terreno dei rapporti interni alle coalizioni e quindi delle riflessioni che il voto dovrà suscitare, prepariamoci a qualche novità. E forse a qualche nuova iniziativa. Senza dubbio ieri ha vinto il Pd, uscendo dalla malinconia che sembrava un destino ineluttabile dopo la sconfitta, sia pure con uno scarto minimo, di qualche settimana fa in Liguria. Si era favoleggiato di un secco “tre a zero” da rifilare al centro destra. E invece il vento era cambiato e a destra si era convinti di tenere anche l’Umbria dopo la regione ligure. Quindi già si metteva sulla bilancia un positivo due a uno: Liguria e Umbria al centrodestra e solo l’Emilia-Romagna alla sinistra.
Invece il destino si è rivelato tutt’altro che ineluttabile. Molto ha pesato la capacità da parte del Pd di mettere in campo i candida…
Quali riflessi sul piano nazionale dalle elezioni in Emilia-Romagna e Umbria? Distinguiamo. Sul piano degli equilibri politici e di governo non ce ne saranno, almeno a breve termine. Viceversa, sul terreno dei rapporti interni alle coalizioni e quindi delle riflessioni che il voto dovrà suscitare, prepariamoci a qualche novità. E forse a qualche nuova iniziativa. Senza dubbio ieri ha vinto il Pd, uscendo dalla malinconia che sembrava un destino ineluttabile dopo la sconfitta, sia pure con uno scarto minimo, di qualche settimana fa in Liguria. Si era favoleggiato di un secco “tre a zero” da rifilare al centro destra. E invece il vento era cambiato e a destra si era convinti di tenere anche l’Umbria dopo la regione ligure. Quindi già si metteva sulla bilancia un positivo due a uno: Liguria e Umbria al centrodestra e solo l’Emilia-Romagna alla sinistra.
Invece il destino si è rivelato tutt’altro che ineluttabile. Molto ha pesato la capacità da parte del Pd di mettere in campo i candidati giusti, da de Pascale a Proietti. Giusti nel senso che sono il prodotto di una relazione sana con il territorio: l’economia, il mondo produttivo, la società. Si dirà che è relativamente facile comportarsi in modo virtuoso nelle zone che costituiscono il “cuore rosso” d’Italia. In realtà di facile non c’è niente e il passo falso è sempre dietro l’angolo. La differenza l’ha fatta essere riusciti a limitare il disincanto dell’opinione pubblica, la fuga dal seggio figlia di troppe delusioni. È stato essenziale dare il senso di una classe dirigente che non si ferma a piangere sui propri errori, ma si sforza di rinnovarsi. Certo, chi è rimasto a casa, in Emilia Romagna, ha voluto mandare un messaggio chiaro al governo regionale: è inutile denunciare il “cambiamento climatico” per le continue alluvioni quando non si è fatto tutto ciò che si doveva per proteggere le persone e le cose colpite dalla catastrofe. Per fortuna del Pd, coloro invece che sono andati a votare erano in numero sufficiente per garantire una netta vittoria.
Quanto all’Umbria, la regione sarà piccola, ma ha fatto tutta la differenza politica. La vittoria a Perugia e dintorni permette a Elly Schlein di dichiararsi vincitrice della tenzone e far dimenticare la Liguria. Non solo, le permette anche di affermare con sicurezza che “uniti si vince”. Messaggio rivolto soprattutto a Giuseppe Conte, ormai alla vigilia della sua Costituente. È il discorso di chi ha vinto e tende a farlo pesare agli alleati minori. Tale è oggi il M5S. Tuttavia Conte sa di dover pagare un prezzo, forse solo transitorio, alla volontà di rendere il movimento “zona degrillizzata”. Uscire dall’alleanza e battere una strada solitaria per condizionare il partito della Schlein e obbligarlo a trattare, oggi sarebbe un suicidio. L’altra strada consiste nel fissare una serie di punti sui quali negoziare anche con asprezza, ma senza spaccare il fronte.
In ogni caso, è chiaro che la vittoria del Pd è avvenuta all’interno di territori amici, la cui fedeltà fino a tempi recenti si dava per scontata. Ora che sono contendibili, bisogna dare atto al Pd di essersi rimboccato le maniche. Ma non è tutto. Se l’idea di fondo è avviare una marcia dalla campagna verso le città — citazione da Mao tse-Tung — , occorrono iniziative in grado di superare il clima di contesa perenne, spesso inutile e volgare, che segna la politica nostrana. È positivo quindi che il neo presidente de Pascale abbia proposto a Giorgia Meloni un “patto repubblicano” per gestire i disastri naturali. Difficile dire che prospettiva avrà. Ma è un’iniziativa da non lasciar cadere per non ritornare alla vecchia rissa. Forse la telefonata di congratulazioni della premier ai due vincitori è una prima risposta.