Vannacci sarà contento. Sì perché la valutazione data ieri dalla Commissione dei piani di bilancio dei paesi Ue è ben descritta dal titolo del suo bestseller, Il mondo al contrario: i paesi del Nord Europa, Germania inclusa, fanno maluccio, mentre l’Italia viene promossa. O forse non sarà contento perché molti che la pensano come lui hanno sostenuto da sempre che la Commissione dà solo giudizi politici e che paesi a guida destra mai e poi mai avrebbero potuto aspettarsi un giudizio equo. Avevano torto. Vediamo cosa ha detto la Commissione, prima di offrire qualche commento sulla legge di bilancio.
La Commissione doveva valutare due cose. Primo, l’adeguatezza dei piani a medio termine di riduzione del debito pubblico degli Stati Membri dell’Ue. Sono stati promossi quasi tutti quelli che hanno presentat…
Vannacci sarà contento. Sì perché la valutazione data ieri dalla Commissione dei piani di bilancio dei paesi Ue è ben descritta dal titolo del suo bestseller, Il mondo al contrario: i paesi del Nord Europa, Germania inclusa, fanno maluccio, mentre l’Italia viene promossa. O forse non sarà contento perché molti che la pensano come lui hanno sostenuto da sempre che la Commissione dà solo giudizi politici e che paesi a guida destra mai e poi mai avrebbero potuto aspettarsi un giudizio equo. Avevano torto. Vediamo cosa ha detto la Commissione, prima di offrire qualche commento sulla legge di bilancio.
La Commissione doveva valutare due cose. Primo, l’adeguatezza dei piani a medio termine di riduzione del debito pubblico degli Stati Membri dell’Ue. Sono stati promossi quasi tutti quelli che hanno presentato un piano entro la scadenza, tra cui l’Italia. Alcuni paesi sono in ritardo: oltre all’Olanda, c’è anche la Germania, il che illustra bene lo stato confusionale in cui si trova ora la politica in quel paese. Secondo, la Commissione doveva valutare l’adeguatezza dei bilanci per il 2025. Qui i promossi a pieni voti sono solo otto su 27 Stati Membri. L’Italia è tra i questi, insieme alla Grecia (sì, proprio la Grecia!) e la Francia. La Germania non è pienamente in linea perché la sua spesa pubblica cresce troppo. L’Olanda è bocciata: “non è in linea”, l’unico Stato a ricevere un’insufficienza piena.
Non esaltiamoci troppo. Restiamo sempre uno dei paesi in “procedura di deficit eccessivo” (anche qui insieme alla Francia), il che vuol dire che il punto di partenza non è ottimale. Ma per la Commissione quello che conta, almeno per ora, sono i piani di ravvedimento: insomma, ai figliuoli prodighi viene assegnato un trattamento migliore, come accade da millenni.
Nel frattempo, la discussione della legge di bilancio per il 2025 entra nel vivo e l’attenzione dei media si concentra sul processo di emendamento. Offro qualche breve riflessione.
Dal punto di vista costituzionale (se posso entrare in un campo non mio), le cose vanno meglio dell’anno scorso quando il governo aveva ordinato ai parlamentari di maggioranza di non presentare emendamenti. Questa entrata a gamba tesa del potere esecutivo su quello legislativo non è stata ripetuta: nell’Italia repubblicana non si era mai visto un caso simile e Meloni si deve essere resa conto di avere esagerato nel decisionismo.
Si è ricaduti però nell’eccesso opposto. Migliaia di emendamenti a ruota libera. Ora sono stati ridotti a 600 “segnalati”. Ancora troppi (si dovrebbero limitare a dieci-venti al massimo).
Non ci sarà comunque uno stravolgimento della legge di bilancio perché il saldo, cioè il deficit complessivo, non si può cambiare. Ogni misura che lo aumenta deve trovare compensazione in qualcos’altro, il che non è facile. Quindi saranno solo aggiustamenti al margine.
L’unica valvola di sfogo è costituita dal gettito previsto dal concordato preventivo biennale e dall’associato condono, i cui termini sono stati estesi al 2 dicembre. Solo a quella data sapremo su quante risorse addizionali si potrà contare. Tuttavia, quelle dovrebbero essere già destinate al taglio della seconda aliquota Irpef. L’adesione al concordato sembra essere cresciuta dopo che il governo ha pensato bene di regalare agli evasori un nuovo generosissimo condono. Vedremo. Occorrerà valutare da vicino le stime del gettito previsto. Non solo perché occorrerà distinguere tra maggiori entrate derivanti dal concordato (che sono permanenti) e entrate dal condono (che sono una tantum). Ma anche perché per una parte degli aderenti al concordato non ci si può aspettare un extra gettito. Chi ha aderito perché nel 2023 (l’anno di riferimento) aveva un reddito, per caso, basso (per esempio perché aveva lavorato meno quell’anno come partita Iva) e che ha quindi aderito al concordato non perché evadeva ma perché aderendo avrebbe comunque pagato le tasse su un reddito inferiore a quello previsto per il 2024, finirà per pagare, legalmente, meno tasse di quanto avrebbe fatto senza il concordato. Spero che le stime presentate dal governo sul gettito previsto siano trasparenti su questi punti evitando di far sorgere dubbi di una sovrastima del gettito. Questi dubbi peraltro già ora sono rilevanti date le ipotesi, a prima vista piuttosto ottimistiche, sulle entrate messe in legge di bilancio, come ho già rilevato in passati commenti su queste colonne.