Educazione australiana: ragazzi senza social
di Daniela HamauiL’Australia ha deciso di vietare i social ai minori di 16 anni. Il testo, che ha ricevuto il via libera della Camera e del Senato, ma che deve tornare per l’approvazione finale alla Camera bassa, obbliga le piattaforme — si parla di Facebook, X, Instagram, TikTok ma non di WhatsApp e YouTube — a adottare “misure ragionevoli” per impedire a bambini e adolescenti di avere account sui social network.
Le multe per le big tech inadempienti arriveranno a quasi 31 milioni di euro, mentre le eventuali violazioni da parte di minori e genitori non saranno punite perché la legge, anche per tutelare la privacy, non prevede che gli under 16 forniscano documenti per verificarne l’età.
Il primo ministro laburista Anthony Albanese non ha dubbi: i social network sono «una fonte di pressione sociale e di ansia, uno strumento per truffatori e predatori» e ha spronato i ragazzi australiani a «mettere via i loro smartphone e a dedicare più tempo a calcio, cricket, tennis, pallavolo e nuoto», come se ba…
L’Australia ha deciso di vietare i social ai minori di 16 anni. Il testo, che ha ricevuto il via libera della Camera e del Senato, ma che deve tornare per l’approvazione finale alla Camera bassa, obbliga le piattaforme — si parla di Facebook, X, Instagram, TikTok ma non di WhatsApp e YouTube — a adottare “misure ragionevoli” per impedire a bambini e adolescenti di avere account sui social network.
Le multe per le big tech inadempienti arriveranno a quasi 31 milioni di euro, mentre le eventuali violazioni da parte di minori e genitori non saranno punite perché la legge, anche per tutelare la privacy, non prevede che gli under 16 forniscano documenti per verificarne l’età.
Il primo ministro laburista Anthony Albanese non ha dubbi: i social network sono «una fonte di pressione sociale e di ansia, uno strumento per truffatori e predatori» e ha spronato i ragazzi australiani a «mettere via i loro smartphone e a dedicare più tempo a calcio, cricket, tennis, pallavolo e nuoto», come se bastasse una legge per trasformare i giovani australiani in aspiranti Sinner.
La normativa, che è una tra le più severe al mondo, troverà sicuramente emulatori. In Italia due ddl bipartisan propongono il divieto per gli under 15, ma anche Spagna, Norvegia e diversi Stati americani stanno pensando ad analoghe restrizioni. Prima di affrettarsi a legiferare sarebbe però bene porsi alcune domande.
Australia: ecco perché il governo ha vietato i social ai minori di 16 anni
La prima è: chi sono i sedicenni oggi? Bambini a cui basta vietare i social per cancellare i loro disagi, le loro depressioni, i loro malesseri oppure giovani adulti che in molti Paesi già votano — in Italia nel 2019, lo aveva proposto Enrico Letta — guidano l’automobile, hanno un conto corrente e sono indipendenti?
I sedicenni sono soprattutto nativi digitali: usano computer, smartphone e iPad che i loro genitori gli hanno messo in mano da quando erano bambini e troveranno — già lo fanno — mille trucchi per aggirare i divieti. Le Virtual private network (Vpn) sono software che ben conoscono e che permettono di mascherare la propria posizione geografica aggirando i blocchi nazionali. In Francia, dove la legge richiede il consenso dei genitori per gli under 15, quasi la metà degli utenti riesce a eludere la regola.
La seconda domanda è: perché dopo anni che si chiede ai vari Meta, X e TikTok di ripulirsi dalle fake news, dagli account che istigano all’odio, al suicidio, all’anoressia e a tanto altro, le piattaforme ne sono ancora piene? La risposta è semplice: perché è sugli estremi che guadagnano, è sulle risse, sugli scontri che creano interazioni che loro prolificano.
E anche se Meta, subito dopo l’annuncio australiano, ha risposto che il settore ha già messo in atto varie iniziative per garantire esperienze adeguate alle diverse età, e Elon Musk ha sostenuto che è una forma di controllo su tutta la popolazione, il problema dei contenuti senza moderazione rimane.
L’ultima domanda riguarda i genitori, la scuola, la società: siamo sicuri che invece che vietare non sarebbe meglio educare? I giovani andrebbero prepararli, dotati di strumenti per capire a cosa sono esposti. Dovremmo spiegare loro come riconoscere una notizia vera da una falsa, come interagire senza sopraffazione, come essere connessi senza diventare vulnerabili, fragili, isolati e manipolabili. Dovremmo insegnare loro ad allontanarsi dal web quando capiscono che è pericoloso.
Vietare i social può sembrare una soluzione forte e semplice ma rischia di spazzare via anche quello che c’è di positivo in queste piattaforme: i giovani si sentono parte di un enorme network, cittadini del web, c’è chi ha trovato lì riconoscimento e accettazione. Siamo sicuri che vale la pena proibire tutto ciò?