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Quella Chimera chiamata Centro

Il leader di azione Carlo Calenda (ansa)

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Il punto del 3 dicembre 2024
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Come un fiume carsico che ogni tanto riemerge in superficie, si torna a parlare del Centro, ossia la misteriosa aggregazione moderata che un giorno prenderà forma e obbligherà le forze radicalizzate verso sinistra e verso destra a venire a più miti consigli. Si tratta per la verità di una doppia questione. Da un lato c’è il Centro inteso come gioco di palazzo utile per collocare alcuni frammenti di ceto politico in cerca di un posto o di un ruolo. Legittimo, s’intende, ma poco utile come “seme” (immagine usata da Maurizio Lupi) da cui far nascere un albero fronzuto. Difficile credere che da minime percentuali e alzando il vessillo del “moderatismo” possa scaturire un movimento di massa. O addirittura un richiamo utile a ridurre l’area dell’astensione.

Dall’altro lato, tuttavia, parlare di Centro, sia pure in modo approssimativo, può indicare il desiderio di sottrarsi al gioco degli slogan sovrapposti, alle continue liti nelle trasmissioni televisive, a un radicalismo tanto ostentato …

Come un fiume carsico che ogni tanto riemerge in superficie, si torna a parlare del Centro, ossia la misteriosa aggregazione moderata che un giorno prenderà forma e obbligherà le forze radicalizzate verso sinistra e verso destra a venire a più miti consigli. Si tratta per la verità di una doppia questione. Da un lato c’è il Centro inteso come gioco di palazzo utile per collocare alcuni frammenti di ceto politico in cerca di un posto o di un ruolo. Legittimo, s’intende, ma poco utile come “seme” (immagine usata da Maurizio Lupi) da cui far nascere un albero fronzuto. Difficile credere che da minime percentuali e alzando il vessillo del “moderatismo” possa scaturire un movimento di massa. O addirittura un richiamo utile a ridurre l’area dell’astensione.

Dall’altro lato, tuttavia, parlare di Centro, sia pure in modo approssimativo, può indicare il desiderio di sottrarsi al gioco degli slogan sovrapposti, alle continue liti nelle trasmissioni televisive, a un radicalismo tanto ostentato quanto falso nella sostanza. Ma allora, visto che il sistema è orientato verso un tendenziale bipolarismo, sarebbe meglio dimenticare per un momento la parola “centro” e riferirsi invece a un’area che si batte con delle idee per ottenere una serie di riforme economiche, sociali, legate al buon funzionamento della giustizia.

Purché non sia un altro gioco di parole (l’area riformista) per nascondere un sostanziale immobilismo, offrendosi come copertura alle forze egemoni sui due lati degli schieramenti.

Esiste quest’area desiderosa di riforme? Non avendo nemmeno alla lontana i voti necessari per imporle, è un esercizio facile declamarle e pretenderle: tanto non si arriverà mai al punto in cui occorrerà davvero metter mano alle leggi fino a scontrarsi con gli interessi costituiti, forti e di solito combattivi a difesa dello “status quo”. Calenda, Marattin, Boschi e altri, più o meno divisi su tutti, sono spesso interpreti di istanze che il cittadino non può non condividere, ma cosa vogliono in realtà? Il Terzo Polo è fallito a suo tempo per i dissidi tra Renzi e Calenda e oggi è lecito domandarsi quanto spazio ci sia per influenzare e riequilibrare l’agenda di Elly Schlein, Landini, Fratoianni, Bonelli, fino a Conte. Senza voti, sembra un’impresa ardua. Più semplice immaginare che alla fine, quando si faranno le liste elettorali, i piccoli gruppi centristi avranno ospitalità nei ranghi del Pd. Otterranno in cambio qualche impegno riformatore; in caso contrario fungeranno solo da alibi per politiche che non dovrebbero essere le loro.

Ma esiste un altro Centro — moderato per eccellenza — che si colloca nel centrodestra: Forza Italia, il gruppo di Lupi, altre sigle in via di formazione. È figlio delle correnti della vecchia Dc che non andarono con la sinistra ed è quello che già esiste nella pratica. È nostalgico, certo, dei tempi lontani, rinverditi dalla lunga stagione berlusconiana. Tajani garantisce solidi rapporti con i Popolari tedeschi e in fondo gode di una rendita di posizione tra l’8 e il 10 per cento. Giorgia Meloni un po’ se ne serve e un po’ lo teme. Da ultimo si sforza di rafforzare il mini-partito di Lupi per avere una sponda fidata, cosa che non sempre Forza Italia riesce a garantire, condizionata com’è dagli stati d’animo della famiglia Berlusconi. Peraltro le ultime mosse della presidente del Consiglio non possono non piacere ai centristi. Il sì alla Von der Leyen, la vicepresidenza al democristiano Fitto, la stessa nomina di Foti. Quest’ultimo è esponente dell’ala pragmatica di FdI: è chiamato a muoversi con la stessa prudenza del predecessore, rappresentante del partito della premier che si avvicina un passo per volta all’area dei Popolari europei, versione di destra.

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