Edoardo Bove e la partita della vita
di Gabriele RomagnoliNessuno dovrebbe mai guardare oltre le proprie sliding door. Mai scorgere il lampo del futuro scartato, per scelta o per destino. Mai e poi mai accendere un televisore e vedere sullo schermo la vita che prosegue sulla strada preclusa. È invece quel che è accaduto ieri sera (mercoledì 4 dicembre) a Edoardo Bove, giovane uomo, professione calciatore, almeno fino a domenica 1 dicembre.
In una stanza di un ospedale di Firenze ha visto i suoi compagni in maglia viola giocare contro l’Empoli una partita che avrebbe dovuto disputare insieme con loro. Ha sentito i tifosi invocare il suo nome, incitandolo non a tirare forte, ma a resistere, a tornare in campo, a giocarsela, la partita della vita.
In questo momento Edoardo Bove è come una figurina che si è staccata dall’album per un’imprevedibile fatalità, un colpo di vento che ha scompigliato le pagine, piegandoli ma senza strapparle. È volata via, ma l’hanno presa al volo prima che s’infilasse in un tombino, smarrita per sempre. Nessun…
Nessuno dovrebbe mai guardare oltre le proprie sliding door. Mai scorgere il lampo del futuro scartato, per scelta o per destino. Mai e poi mai accendere un televisore e vedere sullo schermo la vita che prosegue sulla strada preclusa. È invece quel che è accaduto ieri sera (mercoledì 4 dicembre) a Edoardo Bove, giovane uomo, professione calciatore, almeno fino a domenica 1 dicembre.
In una stanza di un ospedale di Firenze ha visto i suoi compagni in maglia viola giocare contro l’Empoli una partita che avrebbe dovuto disputare insieme con loro. Ha sentito i tifosi invocare il suo nome, incitandolo non a tirare forte, ma a resistere, a tornare in campo, a giocarsela, la partita della vita.
In questo momento Edoardo Bove è come una figurina che si è staccata dall’album per un’imprevedibile fatalità, un colpo di vento che ha scompigliato le pagine, piegandoli ma senza strapparle. È volata via, ma l’hanno presa al volo prima che s’infilasse in un tombino, smarrita per sempre. Nessuno può dire con certezza se potrà essere rincollata, ma continuerà a esistere, questo sì, con la faccia di un bravo ragazzo, raro nel suo ambiente come un Pizzaballa.
Le fatalità questo hanno di positivo: rivelano. E così ai più la tragedia ha fatto scoprire un giovane che viveva il suo sport senza essersi tagliato le radici e a lui la solidarietà sincera di un numero inatteso di persone in apparenza distanti.
È improbabile immedesimarsi in un calciatore. Non lo è affatto percepire l’universalità della vicenda di Bove. Contiene elementi di un dilemma esistenziale che può capitare a chiunque. Innesca una sorta di gioco di società con la sorte che, se affrontato prima che le cose accadano, può aiutare a capire chi siamo e come potremo essere.
Vivi la stagione più felice, tutto sembra andarti per il verso giusto, hai fatto un piccolo grande sacrificio (ti sei allontanato da casa, dai luoghi in cui volevi crescere) ma sei stato ripagato. Hai perfino schiaffato in faccia a chi non ti ha compreso la tua bellezza, inducendolo al rimpianto. Lo hai fatto con grazia, senza le espressioni vendicative che altri si sarebbero concessi poco tempo dopo.
Proprio sul sentiero di quell’ascesa sei stato fermato. La vedi alla tua portata, ma non puoi più proseguire. Hai la vita, ci sei, ma senza la cosa a cui la dedicavi, quella per cui eri identificato e in cui ti identificavi.
È come un esilio. Ben che vada, sembrerebbe, in senso stretto. Potrai giocare con il defibrillatore sotto pelle, ma non nel tuo Paese: nella fantasmagorica Premier League, se una delle sue squadre darà credito a una promessa di campione, come l’ha data a un altro che stava già iniziando la sua discesa.
Sulla carta delle probabilità è scritto: saprai apprezzare la fortuna di esserti salvato e poter fare ancora tutto, se avrai la sfortuna di dover escludere quel che più volevi? Le domande basate su ipotesi non hanno risposte attendibili, soltanto la realtà può darle.
Quel giovane uomo in un letto d’ospedale, con i familiari vicini per quanto possibile, dovrà darsi le sue. Spinto a forza oltre la sliding door può voltarsi e cominciare a capire che il rimpianto è un assassino dei giorni a venire, che le partite si possono vivere anche a distanza e uno spettatore di calcio può essere un protagonista in molti altri campi.
La vita vera non comincia quando otteniamo quel che volevamo, ma quando lo perdiamo e andiamo avanti.