La colonna sonora degli italiani
di Massimo AdinolfiMagari è la volta buona per i Jalisse. Oppure tornerà Al Bano. Va bene, nel 2025 resta tutto com’è, Carlo Conti al comando e i Jalisse fuori, ma l’anno dopo tornerà tutto in gioco. Per decisione del Tar. Forse Sanremo si chiamerà ancora Sanremo, ma non si farà più a Sanremo. Oppure non sarà più il Festival della canzone italiana ma il Festival della discografia italiana. Oppure basta con i fiori, solo opere di bene. Magari il Festival lo riacciuffa Amadeus, perché la gara la vincerà il canale Nove. Magari torneranno i cantautori, ma invece no, mi sbaglio: sono già tornati. Allora torna il Totip: c’è ancora il Totip? E Cavallo Pazzo, che minaccia di buttarsi giù dal teatro e grida che il Festival è truccato e che lo vincerà Fausto Leali? Lui non c’è più, ma c’è ancora Pippo Baudo, che quella volta – più di trent’anni fa – si arrampicò, lo abbracciò, lo strinse a sé, con fare paterno lo convinse a scendere dalla balaustra. Ecco, magari daranno un’ultima chance a Pippo Baudo.
Oppure no…
Magari è la volta buona per i Jalisse. Oppure tornerà Al Bano. Va bene, nel 2025 resta tutto com’è, Carlo Conti al comando e i Jalisse fuori, ma l’anno dopo tornerà tutto in gioco. Per decisione del Tar. Forse Sanremo si chiamerà ancora Sanremo, ma non si farà più a Sanremo. Oppure non sarà più il Festival della canzone italiana ma il Festival della discografia italiana. Oppure basta con i fiori, solo opere di bene. Magari il Festival lo riacciuffa Amadeus, perché la gara la vincerà il canale Nove. Magari torneranno i cantautori, ma invece no, mi sbaglio: sono già tornati. Allora torna il Totip: c’è ancora il Totip? E Cavallo Pazzo, che minaccia di buttarsi giù dal teatro e grida che il Festival è truccato e che lo vincerà Fausto Leali? Lui non c’è più, ma c’è ancora Pippo Baudo, che quella volta – più di trent’anni fa – si arrampicò, lo abbracciò, lo strinse a sé, con fare paterno lo convinse a scendere dalla balaustra. Ecco, magari daranno un’ultima chance a Pippo Baudo.
Oppure non succede proprio nulla: il Festival di Sanremo, che per decisione del Tar ligure non potrà più essere affidato senza gara, se lo aggiudicherà comunque la Rai, e i giochi si chiuderanno un’altra volta, e avremo le stesse serate e i superospiti, il concorso e il premio della critica, le cover e le canzoni fatte apposta per Sanremo.
Dove andremo a finire, sennò, di questo passo? La Rai senza Sanremo sarà ancora la Rai? E la Nazionale di calcio, e la Messa di Natale, e il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica: che fine faranno? Ci sono pezzi dell’identità nazionale che si fa fatica a immaginare da un’altra parte, in un altro modo, dentro narrazioni diverse. Il Festival di Sanremo è uno di questi: Nilla Pizzi che vince la prima edizione quasi clandestina, e il Festival che subito dopo esplode e dilaga come un grande fenomeno di costume. Claudio Villa con la faringite che non può dare fondo all’ugola; le braccia e il volo di Modugno che conquistano il mondo. Ma anche le edizioni meno fortunate, Luigi Tenco che si toglie la vita per protesta. E gli anni bui, le serate tristanzuole col playback, uno spaesato Rino Gaetano col farfallino e il gilet che non si capisce cosa ci stia a fare lì, e i nomi nuovi che arrivano fra gli ultimi prima di diventare delle superstar, come Zucchero o Vasco Rossi. E poi il ritorno in forze della Rai, la trasformazione spettacolare del Festival, e persino Ivano Fossati che si esibisce all’Ariston (però fuori gara). E gli ascolti da record, e le nuove proposte musicali e il ringiovanimento del pubblico. E i meme e tutto quello che capita adesso, Sanremo che diventa Fantasanremo e spopola sui social. Si può pescare nella storia del Festival e farci un capitolo di storia del Paese, si possono studiare i testi delle canzoni e vedere come è cambiata la lingua. Oppure ricordare gli abiti, gli scandali, le censure e le gaffe. Le polemiche sui compensi, i litigi e gli appelli. Le censure, i comici, il bacio alla francese di Benigni.
E Celentano che dà le spalle al pubblico: succede nel 1961. Succede, quell’anno, che Mina sbaglia una nota, così raccontano le cronache (e a Sanremo non tornerà mai più). Succede che il Festival lo vince Betty Curtis, in coppia con Luciano Tajoli. Il quale, nonostante la popolarità, non si era ancora esibito a Sanremo per via di una lieve zoppia, ai tempi giudicata disdicevole: così si misurano le distanze storiche e culturali, e si sgranano gli occhi dinanzi a stereotipi e luoghi comuni, e naturalmente si pensa a Vannacci. Che penserà Vannacci del Festival, che cosa oggi è normale che ieri non lo era, chi detta la norma e chi prova a cambiarla? E chi o cosa prova a prendersi una libertà in più? Succede tutto nel 1961, dicevamo: succede che la conduzione venga affidata a due donne, ed è una novità assoluta; succede che Umberto Bindi canta con un anello al dito, la sua omosessualità diventa chiacchiericcio e da lì in poi non potrà mettere più piede in tv. Succede che Gino Paoli canta senza smoking e con la cravatta slacciata; succede che Giorgio Gaber urla Benzina e cerini e il rock irrompe al Festival; succede che Adriano Celentano, per la cui partecipazione si era scomodato persino Andreotti, essendo il ragazzo sotto le armi, si presenta dando le spalle al pubblico prima di attaccare con i ventiquattromila baci. Succede pure che la Rai – ecco, la Rai – per la prima volta rimane sostanzialmente fuori dall’organizzazione del Festival (è accaduto, quindi può accadere di nuovo), e per il Vaticano quello era un Festival «da dimenticare al più presto».
E invece lo si ricorda. E invece certe canzoni le ricordiamo (e certe altre proprio no). Io per esempio, ricordo e non voglio dimenticare Ancora di Eduardo De Crescenzo. E ognuno ha il suo ricordo e tutti i ricordi individuali confluiscono in un grande evento pubblico, in un senso collettivo e in una manifestazione nazionale che, piaccia o no, ci fa italiani.
Poi lo sappiamo che Dante, Manzoni e Collodi contano un po’ di più, però resta lecito chiedersi quali mutamenti ci attendono, e come cambieranno nel futuro luoghi, forme e istituzioni del Paese.