L’Europa e la scommessa del libero scambio
di Ferdinando Nelli FerociQualche giorno fa la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è volata a Montevideo per annunciare, insieme ai presidenti di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, l’intesa su un accordo di partenariato fra la Ue e i quattro Paesi del Mercosur. L’annuncio segna la conclusione di una lunga e difficile trattativa, iniziata nel lontano 2000, che aveva fatto registrare alti e bassi nel corso degli anni a testimonianza della complessità delle materie trattate e delle resistenze emerse da entrambe le sponde dell’Atlantico sulla stessa ipotesi di un accordo così ampio e ambizioso.
Nel dare l’annuncio la Commissione ha tenuto a precisare che l’accordo non contiene solo misure mirate a una liberalizzazione degli scambi commerciali con riduzione o eliminazione di dazi, tariffe e di barriere non tariffarie. Ma si estende anche al tema degli appalti pubblici, alla protezione della proprietà intellettuale, alle misure sanitarie e fitosanitarie, alla collaborazione sullo svilu…
Qualche giorno fa la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è volata a Montevideo per annunciare, insieme ai presidenti di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, l’intesa su un accordo di partenariato fra la Ue e i quattro Paesi del Mercosur. L’annuncio segna la conclusione di una lunga e difficile trattativa, iniziata nel lontano 2000, che aveva fatto registrare alti e bassi nel corso degli anni a testimonianza della complessità delle materie trattate e delle resistenze emerse da entrambe le sponde dell’Atlantico sulla stessa ipotesi di un accordo così ampio e ambizioso.
Nel dare l’annuncio la Commissione ha tenuto a precisare che l’accordo non contiene solo misure mirate a una liberalizzazione degli scambi commerciali con riduzione o eliminazione di dazi, tariffe e di barriere non tariffarie. Ma si estende anche al tema degli appalti pubblici, alla protezione della proprietà intellettuale, alle misure sanitarie e fitosanitarie, alla collaborazione sullo sviluppo sostenibile e sulle piccole e medie imprese.
Per valutare la portata dell’intesa va tenuto presente che il Mercosur è il secondo partner commerciale della Ue, dopo la Cina ma prima degli Usa. L’interscambio Ue-Mercosur di beni e servizi ha fatto registrare nel 2023 una sostanziale parità, con esportazioni dall’Europa verso il Mercosur per un valore di 55,7 miliardi di euro e importazioni dal Mercosur in Europa per un valore di 53,7 miliardi. E l’accordo dovrebbe contribuire non solo ad aumentare il volume degli scambi commerciali, ma anche a facilitare investimenti e promuovere collaborazioni nei più svariati settori.
Quella annunciata il 6 dicembre è per ora una intesa di natura politica e dovrà essere sottoposta al giudizio degli Stati membri, che potranno approvarla con un voto a maggioranza qualificata (o respingerla se si configurasse una minoranza di blocco). Dovrà successivamente essere approvata dal solo Parlamento europeo se conterrà unicamente disposizioni relative a competenze della Ue. Se dovesse contenere disposizioni su materie di competenza degli Stati membri saranno invece necessarie anche le ratifiche dei Parlamenti nazionali con tutte le difficoltà del caso. In Italia e in alcuni Paesi europei l’annuncio di questa storica intesa ha fatto notizia solo per le critiche di associazioni di categoria degli agricoltori che hanno denunciato il rischio di una invasione di prodotti agro-alimentari dai Paesi del Mercosur sui mercati europei e presunte insufficienti protezioni dei consumatori europei. Per questi motivi la Francia si è dichiarata esplicitamente contraria all’accordo. Più prudente la reazione del governo italiano che non ha escluso il sostegno all’accordo in cambio di alcune garanzie a tutela del settore dell’agro-alimentare. Sorprendentemente non si sono fatte sentire le reazioni dei rappresentanti dell’industria e dei servizi, che dall’accordo dovrebbero trarre i maggiori vantaggi. Però l’accordo ha buone possibilità di essere approvato e di entrare in vigore.
Intanto si può osservare che con questa iniziativa la Commissione ha fatto registrare una inversione di tendenza rispetto al lungo periodo in cui la Ue sembrava avere accantonato l’idea di ambiziosi accordi di liberalizzazione degli scambi con Paesi terzi. E va segnalato che l’iniziativa della Commissione (che sull’argomento ha una competenza esclusiva) sembra da interpretare come un segnale della volontà del nuovo esecutivo europeo di recuperare un maggiore protagonismo nei rapporti con i governi nazionali. Tanto più significativo perché coincide con una situazione di oggettiva debolezza dei governi di alcuni Paesi membri (segnatamente della Francia che aveva manifestato le maggiori riserve sull’accordo con il Mercosur).
Infine non può sfuggire che questa prima importante iniziativa della nuova Commissione va nella direzione di un riconoscimento esplicito dei vantaggi del libero scambio e di fiducia nel ruolo del commercio internazionale. Ma coincide con l’imminente insediamento a Washington di una amministrazione di cui è nota l’intenzione di adottare pesanti misure protezionistiche a difesa di produzioni nazionali e posti di lavoro. Un anticipo di altre clamorose divergenze fra europei e americani? O il tentativo dell’Europa di occupare spazi lasciati liberi da un’amministrazione americana troppo impegnata a dare concretezza al principio dell’America first?