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Spazio al centro, avanti un altro

Ernesto Maria Ruffini (ansa)

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Il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini si è dimesso: molti lo citano come possibile organizzatore di un’area moderata
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Si parla molto di centro, specie dopo l’intervista del sindaco di Milano Beppe Sala a Repubblica di due giorni fa, e c’è già un altro protagonista ufficiale del dibattito. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, citato da più parti come possibile organizzatore di un’area moderata da federare alla coalizione di centrosinistra, si è dimesso dall’incarico. In una intervista al Corriere della sera Ruffini ha però spiegato che la sua scelta non dipende dalla volontà di darsi alla politica, bensì dal disagio per le condizioni politiche in cui si è trovato a svolgere il suo incarico istituzionale. Ruffini ha deplorato un clima nel quale è capitato che il governo parlasse delle tasse come “pizzo di Stato” (la definizione è della presidente del Consiglio Giorgia Meloni) o che un partito di maggioranza, nel caso specifico la Lega, definisse i cittadini “ostaggio dell’Agenzia delle Entrate”.

C’è senz’altro da credere a Ruffini, professionista stimato e uomo perbene, qua…

Si parla molto di centro, specie dopo l’intervista del sindaco di Milano Beppe Sala a Repubblica di due giorni fa, e c’è già un altro protagonista ufficiale del dibattito. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, citato da più parti come possibile organizzatore di un’area moderata da federare alla coalizione di centrosinistra, si è dimesso dall’incarico. In una intervista al Corriere della sera Ruffini ha però spiegato che la sua scelta non dipende dalla volontà di darsi alla politica, bensì dal disagio per le condizioni politiche in cui si è trovato a svolgere il suo incarico istituzionale. Ruffini ha deplorato un clima nel quale è capitato che il governo parlasse delle tasse come “pizzo di Stato” (la definizione è della presidente del Consiglio Giorgia Meloni) o che un partito di maggioranza, nel caso specifico la Lega, definisse i cittadini “ostaggio dell’Agenzia delle Entrate”.

C’è senz’altro da credere a Ruffini, professionista stimato e uomo perbene, quando dice che le dimissioni non sono collegate ai retroscena politici sul suo conto. E forse è un bene anche per lui che sia davvero così, perché in caso contrario tempi e modi della sua scesa in campo non rappresenterebbero un debutto incoraggiante. Le considerazioni di Ruffini sulle ambiguità del governo, per usare un eufemismo, nella lotta all’evasione sono del tutto condivisibili. Ma la frase di Meloni sul “pizzo di Stato” è del giugno 2023. Serviva un altro anno e mezzo per maturare le conseguenze di quell’affermazione o per valutare la determinazione del partito del ministro Salvini nel contrasto agli evasori? Nel centrodestra hanno subito sottolineato lo scarto temporale tra cause ed effetti del disagio di Ruffini. E ancora: era necessario per Ruffini partecipare nei giorni scorsi, quindi prima di essersi dimesso, a un convegno di area popolare organizzato dall’ex ministro Beppe Fioroni? Anche in questo caso parte della maggioranza non aspettava altro per bollare come gesto fazioso la rinuncia alla direzione delle Entrate. Le accuse di Ruffini sarebbero arrivate più dritte al bersaglio senza mosse inevitabilmente destinate, volente o nolente, ad alimentare il vocìo di una sua imminente scesa in campo.

Magari non da leader, Ruffini ha senz’altro la storia e le capacità per dare in futuro, se lo vorrà, il suo contributo al nuovo campo progressista. Resta aperta la caccia al nome giusto per costruire quella gamba di centro che al momento manca alla coalizione progressista.

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