✕

Il significato dello scontro sulla giustizia

Roma, un cartello con la scritta “La giustizia è amministrata in nome del popolo” all’interno della Cassazione (ansa)

Ascolta l'audio

I magistrati sono il bersaglio interposto di una battaglia che si combatte su un terreno diverso e più strategico. Quella fra governisti e costituzionalisti
2 minuti di lettura

I magistrati sono il bersaglio interposto di uno scontro che si combatte su un diverso e più strategico terreno. Lo scontro fra governisti e costituzionalisti. Per i primi una maggioranza sorretta dalla volontà popolare non dovrebbe incontrare ostacoli di nessun genere nell’attuazione del proprio programma politico. I secondi restano fedeli allo spirito della Costituzione, composta da un insieme di garanzie disseminate, voluto dal legislatore in dichiarata rottura con il fascismo e volto a evitare la dittatura della maggioranza.

Lo scontro non è né nuovo né inedito. In una proposta di legge costituzionale depositata nel luglio del 1971 Giorgio Almirante, segretario del Msi, lamentando la politicizzazione dei magistrati, allora impegnati in una serie di inchieste sulle “trame nere”, ipotizzava l’elezione dei membri togati del Csm per sorteggio, la sezione disciplinare autonoma e la riduzione del numero dei consiglieri. Tutte ipotesi ancora oggi sul tappeto.

Se la si considera una qu…

I magistrati sono il bersaglio interposto di uno scontro che si combatte su un diverso e più strategico terreno. Lo scontro fra governisti e costituzionalisti. Per i primi una maggioranza sorretta dalla volontà popolare non dovrebbe incontrare ostacoli di nessun genere nell’attuazione del proprio programma politico. I secondi restano fedeli allo spirito della Costituzione, composta da un insieme di garanzie disseminate, voluto dal legislatore in dichiarata rottura con il fascismo e volto a evitare la dittatura della maggioranza.

Lo scontro non è né nuovo né inedito. In una proposta di legge costituzionale depositata nel luglio del 1971 Giorgio Almirante, segretario del Msi, lamentando la politicizzazione dei magistrati, allora impegnati in una serie di inchieste sulle “trame nere”, ipotizzava l’elezione dei membri togati del Csm per sorteggio, la sezione disciplinare autonoma e la riduzione del numero dei consiglieri. Tutte ipotesi ancora oggi sul tappeto.

Se la si considera una questione di contrapposizione fra destra e sinistra, si è fuori strada. Già negli anni Ottanta si realizzava una comunità d’intenti con il pensiero liberal-democratico, in coincidenza con l’evoluzione craxiana del socialismo italiano.

Scriveva lo studioso Giovanni Tarello su Mondoperaio che “al di sopra, o al di sotto, se più piace, di tutte le carenze organizzative, strumentali, di personale della giustizia, c’è una crisi o disfunzione endemica, perché indotta da strutture che determinano comunque tensioni tra i poteri (…) quella che chiamiamo crisi della giustizia e sentiamo come una malattia”, è una crisi strutturale che va imputata alla stessa Costituzione.

Roma, 15 dicembre: il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia all’Assemblea dell’Associazione nazionale magistrati (ansa)

Quali gli snodi? A) l’indipendenza della magistratura dal governo e dal Parlamento; b) il Csm, come garante dell’indipendenza; c) il fatto che le leggi, cioè l’espressione massima del potere legislativo, possano essere controllate da una Corte Costituzionale attivabile da qualunque giudice. Ecco la fonte di un permanente stato di tensione fra il potere legislativo e quello giudiziario.

Quanto alla sinistra, ha subito una notevole mutazione. Il Pci di Berlinguer portava in Parlamento i giudici progressisti riconoscendone il contributo essenziale alla vita culturale, sociale e anche politica del Paese. Successivamente alcune componenti si sono allineate alle spinte governiste.

Altri hanno comunque sconfessato quella stagione adagiandosi sul mantra dell’apparenza e della terzietà e dunque, in sostanza, avallando la progressiva limitazione della libertà di espressione e di partecipazione.

Da oltre mezzo secolo, dunque, con crescente aggressività, anche lessicale, una sempre più vasta area persegue con ammirevole tenacia un disegno di modifica dell’originario assetto costituzionale, scontrandosi con resistenze sempre più deboli.

I magistrati sono bersaglio interposto, come si diceva, ma anche necessitato. Piaccia o no, la magistratura è custode dell’assetto costituzionale, tanto di quello interno che di quello perimetrato dalle normative — e dalla giurisprudenza — europee.

La delegittimazione è sempre più un imperativo. Si agita lo spettro della politicizzazione, si spiano gusti e tendenze, si stigmatizzano interventi nella libera dialettica democratica che a qualunque cittadino dovrebbero essere garantiti. Non si risponde agli argomenti tecnici, giuridici, culturali, non ci si lascia trascinare in discussioni sul merito della questione. Le sentenze condivise si lodano, di quelle che intralciano l’azione governativa si denigrano gli estensori.

La delegittimazione dei magistrati può agevolmente preparare il terreno “culturale” a eventuali riforme. I magistrati, del resto, sono impopolari. E niente affatto simpatici. Pesano secoli di storia. Il pensiero conservatore è diffidente di una categoria che, nata come componente essenziale di un assetto tradizionale del potere, se ne è distaccata seguendo il modello costituzionale.

Il pensiero progressista non ha mai dimenticato come il movimento operaio sia nato nell’illegalità e sia stato a lungo represso da una magistratura braccio togato del potere. E poi c’è il sentire popolare. Nessuno ama essere giudicato, e se una causa l’hai vinta è perché ti era dovuto, se l’hai persa il giudice è un poco di buono.

Nell’idea di cambiare la Costituzione, persino di snaturarla, non c’è niente di eversivo. A maggior ragione in quella di difenderla. Riportare al centro del dibattito i termini reali della questione potrebbe agevolare la ricerca di soluzioni condivise o quanto meno ragionevoli? L’attuale fase non legittima ottimismi. Ma almeno ognuno potrebbe decidere, consapevolmente, da che parte stare.

Leggi i commenti