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Salvini, un destino da subordinato

Matteo Salvini con Giorgia Meloni e il sindaco Gualtieri all'inaugurazione di Piazza Pia a Roma (fotogramma)

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Il punto del 24 dicembre 2024
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La domanda che corre in questi giorni è logica e inevitabile. Ma cosa dobbiamo attenderci da Matteo Salvini dopo l’assoluzione per l’Open Arms? Come intende spendere una vittoria giudiziaria che è anche politica? Si è detto che l’uomo avrebbe una gran voglia di tornare al Viminale, il ministero dell’Interno, visto che due anni fa quella poltrona, per via del processo in corso, non fu data a lui bensì al prefetto Piantedosi, in precedenza suo capo di gabinetto. Ma un governo non è una porta girevole e non si può pretendere che il presidente del Consiglio, chiunque sia, butti all’aria gli equilibri interni per rimettere in sella un partner di governo, peraltro ministro in carica, quasi fosse un condottiero romano di ritorno da una campagna vittoriosa. E infatti il vero quesito a cui rispondere è il seguente: qual è la forza politica di Salvini oggi? Maggiore o minore rispetto all’inizio della legislatura?

Nelle settimane finali del processo siciliano si era diffusa la tesi che una sen…

La domanda che corre in questi giorni è logica e inevitabile. Ma cosa dobbiamo attenderci da Matteo Salvini dopo l’assoluzione per l’Open Arms? Come intende spendere una vittoria giudiziaria che è anche politica? Si è detto che l’uomo avrebbe una gran voglia di tornare al Viminale, il ministero dell’Interno, visto che due anni fa quella poltrona, per via del processo in corso, non fu data a lui bensì al prefetto Piantedosi, in precedenza suo capo di gabinetto. Ma un governo non è una porta girevole e non si può pretendere che il presidente del Consiglio, chiunque sia, butti all’aria gli equilibri interni per rimettere in sella un partner di governo, peraltro ministro in carica, quasi fosse un condottiero romano di ritorno da una campagna vittoriosa. E infatti il vero quesito a cui rispondere è il seguente: qual è la forza politica di Salvini oggi? Maggiore o minore rispetto all’inizio della legislatura?

Nelle settimane finali del processo siciliano si era diffusa la tesi che una sentenza di condanna avrebbe dato una spinta clamorosa al motore un po’ imballato della Lega. Il martirio come strumento di rivincita. Ma l’esperienza insegna che non sarebbe andata così. Una condanna penale alla lunga pesa ed erano tanti nel Carroccio in attesa di quel momento per saldare i conti col cosiddetto capitano. Viceversa l’essere assolto consente a Salvini di muoversi e agire con qualche disinvoltura. Il che significa godere intanto di una scossa mediatica, certo effimera ma reale. Tanto da permettergli la guasconata di gridare: “Io ho fermato l’immigrazione clandestina”. In sostanza, la questione del ritorno al Viminale è un falso problema, mentre è concreta la prospettiva di una Lega che approfitta della congiuntura per intestarsi, almeno sul piano retorico, la lotta agli immigrati illegali e — senza ulteriori indugi — la riforma della magistratura. A cominciare dal punto cruciale che resta la separazione delle carriere.

Tuttavia il personaggio che gioca questa carta è da tempo indebolito: ha perso elettori e smarrito in parte la sua identità politica. Persino i suoi, che pure se lo tengono ancora come capo, gli rimproverano di aver dato troppo spazio al corpo estraneo Vannacci invece di difendere le ragioni del popolo settentrionale, come era in origine. Oggi Salvini tenta di risalire la china e magari otterrà qualche risultato grazie all’eco della sentenza, ma è difficile che riesca a invertire la tendenza fino a tornare ai successi del 2018-’19. Molta acqua è passata sotto i ponti e la leadership di Giorgia Meloni alla fine di questo 2024 è solida, senza dubbio pressoché inattaccabile dall’interno della coalizione. Di questo è consapevole lo stesso Salvini: sa di potersi permettere solo qualche puntura di spillo, una guerriglia minore. Del resto, la corsa la sta facendo contro Forza Italia di Tajani: entrambi sono intorno al 9 per cento. Non è certo una gara contro la premier e Fratelli d’Italia.

Ogni battaglia che la Lega si sforza di far sua ormai porta già l’impronta meloniana. Che si tratti della magistratura da riformare o degli immigrati da contenere. Con la differenza che Salvini, per distinguersi, può solo tenere una linea estremista, lasciando alla sua alleata/rivale di tessere una politica. Per cui il leghista blocca una nave, mentre la presidente del Consiglio cerca una linea comune con la Commissione europea per affrontare la questione e magari trarsi d’impaccio a proposito del centro in Albania. Tutto ciò riduce il Carroccio alla condizione di vassallo di FdI. Scalpitante, ma pur sempre vassallo.

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