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Acca Larentia, quel culto sdoganato

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Ogni anno è peggio. Il rito del “presente”, le urla sincronizzate, la tetra coreografia delle braccia che scattano nel saluto romano, come in un filmato dell’Istituto Luce, ma non è il Luce, è Roma, quartiere Tuscolano, anno 2025, un secolo e tre anni dopo la marcia sulla Capitale.

La commemorazione dei morti di Acca Larentia, tre ragazzi del Movimento sociale italiano uccisi nel 1978, due freddati da un commando di terroristi davanti alla sezione romana del Msi che dà il nome alla strage, un terzo ucciso da un carabiniere nei tumulti seguiti all’attentato, è da sempre un appuntamento sacro per l’ultradestra italiana.

È stato per anni un rito semiclandestino, sebbene partecipato anche da militanti alcuni dei quali oggi, da adulti, sono solit…

Ogni anno è peggio. Il rito del “presente”, le urla sincronizzate, la tetra coreografia delle braccia che scattano nel saluto romano, come in un filmato dell’Istituto Luce, ma non è il Luce, è Roma, quartiere Tuscolano, anno 2025, un secolo e tre anni dopo la marcia sulla Capitale.

La commemorazione dei morti di Acca Larentia, tre ragazzi del Movimento sociale italiano uccisi nel 1978, due freddati da un commando di terroristi davanti alla sezione romana del Msi che dà il nome alla strage, un terzo ucciso da un carabiniere nei tumulti seguiti all’attentato, è da sempre un appuntamento sacro per l’ultradestra italiana.

È stato per anni un rito semiclandestino, sebbene partecipato anche da militanti alcuni dei quali oggi, da adulti, sono soliti radunarsi a cadenza periodica intorno a un tavolone dentro Palazzo Chigi. Negli ultimi anni la cerimonia è diventata altro: uno sfoggio di fascismo, una esibizione di forza, uno sfregio alla storia nazionale. Obiettano gli ottimisti: erano solo poco più di mille. Come se la gravità della scena si misurasse con il pallottoliere. Obiettano i vittimisti, di solito Fratelli d’Italia: vedete fascismo ovunque. Certo occorre una potente miopia per non vederlo ad Acca Larentia e non trovare la forza di prendere le distanze, fosse solo con un comunicato ipocrita e peloso.

Del resto, taluni che oggi sono al governo e talaltri presenti anche ieri davanti alla ex sezione del Msi commemoravano insieme, ancora fino a pochi anni fa. Ora gli istituzionali non vanno alla cerimonia e certo non tendono il braccio. Per compensare l’assenza, fingono di non vedere chi prosegue la tradizione. E sarà senz’altro vero che il fascismo non torna, almeno non quello dell’olio di ricino e di eia eia alalà, ma intanto i fascisti aumentano, e la protervia del loro esibizionismo vuole dire: nessuno ci ferma, nessuno ci può inibire.

Ciò che prima era tabù, ora è sdoganato. Un passo alla volta, meglio se dell’oca. I dinosauri siete voi, dicono i camerati, voi che vi ostinate con l’antifascismo. Mica loro che inneggiano al Duce e al programma di San Sepolcro. Sono persino convinti di onorare la memoria di quei tre poveri ragazzi, fermi in eterno ai 18 anni del 1978, tanto non c’è bisogno di chiedere loro il permesso per arruolarli nel fascismo del terzo millennio.

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