Trump e il big bang del mondo nuovo
di Ezio MauroE’ l’aureola che mancava, e che adesso scende a circondare il volto di Donald Trump mentre giura solennemente fedeltà alla Costituzione, questo accordo di tregua tra i terroristi di Hamas e Israele. Addirittura, pur nella fragilità del suo equilibrio e nella precarietà delle convinzioni delle due parti, segna l’orizzonte e l’ambizione della fase che si apre domani a Washington, non soltanto una nuova presidenza americana ma una nuova era per un nuovo mondo. In questo senso c’è qualcosa di titanico e di temerario nella formula di rito che Trump pronuncerà davanti al Campidoglio e sulla Bibbia, quasi invocando una benedizione rivoluzionaria: “Che dio mi aiuti”. Per arrivare dove?
Non c’è un dio di destra, pronto per l’uso, e disponibile a favorire e proteggere a richiesta la riforma più radicale d…
E’ l’aureola che mancava, e che adesso scende a circondare il volto di Donald Trump mentre giura solennemente fedeltà alla Costituzione, questo accordo di tregua tra i terroristi di Hamas e Israele. Addirittura, pur nella fragilità del suo equilibrio e nella precarietà delle convinzioni delle due parti, segna l’orizzonte e l’ambizione della fase che si apre domani a Washington, non soltanto una nuova presidenza americana ma una nuova era per un nuovo mondo. In questo senso c’è qualcosa di titanico e di temerario nella formula di rito che Trump pronuncerà davanti al Campidoglio e sulla Bibbia, quasi invocando una benedizione rivoluzionaria: “Che dio mi aiuti”. Per arrivare dove?
Non c’è un dio di destra, pronto per l’uso, e disponibile a favorire e proteggere a richiesta la riforma più radicale della storia americana, con il ridimensionamento della democrazia, la riduzione dello Stato di diritto, il superamento dello spirito costituzionale del dopoguerra, per far nascere il moderno sovrano libero da vincoli, regole e controlli, pura espressione dell’autorità che diventa comando. Ci sono però i nuovi idoli pagani, geniali nell’invenzione continua dell’ultimo miracolo tecnologico, affascinanti nella proiezione futurista della nostra vita, extraterrestri nel progetto di colonizzazione del cosmo, onnipotenti nella possibilità billionaria di comperare anime, corpi, tempo e spazio: figuriamoci i voti, il consenso, la legge, la politica e il governo.
Stiamo assistendo all’unico big-bang non previsto dagli studiosi, quello tra l’estremismo di destra e il radicalismo scientifico, tra reazione e innovazione, ideologia e tecnologia. Tutto dentro le regole, più o meno logore e sdrucite, comunque tutto con il regolare consenso elettorale, sotto gli occhi stanchi del parlamento. Perché in questi Anni Venti nessuno attaccherà di nuovo frontalmente la democrazia per detronizzarla, non ce n’è bisogno: la forza propulsiva dell’innovazione tecnologica trasformata in arma politica è tale che mentre ci seduce col suo incantesimo quotidiano fa invecchiare per differenza tutto il resto, lo fa ingiallire ed esaurire come le foglie d’autunno, per deperimento organico accelerato.
È chiaro fin d’ora che i due soggetti di questa rivoluzione reazionaria stanno cambiando l’alfabeto sociale del nostro tempo, perché agiscono essi stessi come l’hardware del nostro immaginario e il software del desiderio, reinventando i linguaggi e ridefinendo i concetti. A partire dall’idea di libertà, che non crescerà più con l’espansione dei diritti, ma con il diritto a non avere più vincoli con la società, che di fatto sarà sciolta. Soli, riprecipitati da cittadini a individui, saremo compensati con l’accesso al consumo generale e all’uso privato della prossima tecno-meraviglia che semplificherà ancora di più la nostra vita, colorandola di nuove suggestioni ed eccitandola con inedite emozioni. La verticalizzazione del comando infatti comporta necessariamente una capitalizzazione del sapere, risorsa e garanzia del potere, che controllerà le quote di conoscenza consapevole da distribuire nel circuito per mantenere il popolo partecipe, sollecitarlo e ingaggiarlo, senza però liberarlo. Nessuna ideologia più lo chiede, nessuna politica lo promette: siamo sicuri di averne bisogno? Il post-cittadino, questa nuova creatura, può regolarmente votare: non era il diritto supremo? Come tale resta intatto, è tutto il mondo intorno che cambia, il vecchio concetto di libertà arranca inadeguato a comprendere la potenza irresistibile dell’innovazione che buca la superficie del futuro, e ne cattura un lampo.
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Viviamo nel punto esatto in cui la scienza si fa destra estrema. Com’è accaduto e perché? In realtà, nel momento in cui la tecnica vuole ingegnerizzare la politica, la destra è la via più semplice per destrutturare la cultura liberal-democratica. Che non può certo essere scambiata per il demonio, estenuata com’è: ma rappresenta pur sempre l’impalcatura su cui si regge il sistema occidentale con le sue costituzioni, il suo codice distintivo del bene e del male, i precetti civili e i doveri morali come la responsabilità e la solidarietà, fino alla bestemmia civica del senso del limite, che incatena l’ambizione, deprime il talento, zavorra l’autorità. L’estremismo della destra non riconosce obblighi, doveri, riguardi. Ha istintivamente individuato il moderno punto zero della politica, fuori dalla storia, indifferente al passato ed estraneo alla democrazia, soprattutto se trasformata in fede. Su questo principio neutro, la tecno-scienza può piantare il nuovo albero della conoscenza, ma da padrona, non da gregaria: vuole goderne i frutti, partecipare al comando, prendere il potere. Non è più una struttura servente, e la politica lo sta scoprendo. Da consigliere, il tycoon tecnologico diventa principe, con il mouse che sostituisce la vecchia rana da baciare.
Per queste ragioni, può darsi che i due soggetti del big bang confliggano. Più probabile che si usino a vicenda per qualche tempo, come stanno facendo. Non è nemmeno escluso che Trump colga l’ebbrezza di un’energia politica trasformata in forza costituente di un nuovo ordine mondiale, e dopo la fragilità della tregua cerchi la robustezza di un negoziato di pace nelle guerre contemporanee. Significherebbe che la grazia di Stato prevale sulla natura, e sarebbe la prova inaspettata della supremazia della libertà democratica come religione civile dell’Occidente. Il dio d’America in fondo è questo: quel che Musk va cercando nel cielo degli Stati Uniti, invece, è soltanto il vitello d’oro.