Non c’è gesto più bello del tendere una mano senza chiedere nulla in cambio, lavorare insieme per obiettivi che vanno oltre il nostro personale interesse. È il dono del tempo, delle risorse, dell’aiuto a chi ne ha bisogno. Pare anacronistico oggi, mentre il “cattivismo” e l’astio sono di moda, anzi sono diventati dozzinale senso comune. Ogni volta che facciamo un atto di solidarietà siamo remunerati con un impagabile senso di appartenenza all’umanità, di motivazione, un legame che ci rende più forti e uniti. Essere solidali non è solo un atto di generosità individuale ma un impegno per il bene comune, un contributo essenziale alla comunità. Il Presidente Mattarella, con la consegna delle onorificenze a chi si è distinto per impegno civile, ha fatto un gesto simbolico potente, perché la solidarietà è il cuore pulsante del nostro vivere insieme e della nostra democrazia.
Ed è molto importante che la sua importanza sia riconosciuta da parte della massima autorità dello Stato, soprattutt…
Non c’è gesto più bello del tendere una mano senza chiedere nulla in cambio, lavorare insieme per obiettivi che vanno oltre il nostro personale interesse. È il dono del tempo, delle risorse, dell’aiuto a chi ne ha bisogno. Pare anacronistico oggi, mentre il “cattivismo” e l’astio sono di moda, anzi sono diventati dozzinale senso comune. Ogni volta che facciamo un atto di solidarietà siamo remunerati con un impagabile senso di appartenenza all’umanità, di motivazione, un legame che ci rende più forti e uniti. Essere solidali non è solo un atto di generosità individuale ma un impegno per il bene comune, un contributo essenziale alla comunità. Il Presidente Mattarella, con la consegna delle onorificenze a chi si è distinto per impegno civile, ha fatto un gesto simbolico potente, perché la solidarietà è il cuore pulsante del nostro vivere insieme e della nostra democrazia.
Ed è molto importante che la sua importanza sia riconosciuta da parte della massima autorità dello Stato, soprattutto in un periodo come questo in cui, elezione dopo elezione, cresce l’astensionismo e diminuisce la partecipazione sociale. Secondo l’Indagine Multiscopo dell’Istat un milione e 100 mila cittadini in meno hanno partecipato ad attività di organizzazioni di volontariato tra il 2019 e il 2023, un calo insolito. Più di 400 mila erano giovani. La pandemia ha avuto un impatto impressionante, non solo sul piano sanitario ed economico ma anche sulle relazioni sociali. Eppure non se ne parla. È in atto un processo di rimozione collettiva della pandemia, quasi a voler relegare quella drammatica esperienza nel dimenticatoio, come se non fosse mai accaduta. Non se ne parla più, ma quelle immagini — i volti mascherati, le corsie degli ospedali stracolme, la solitudine delle persone anziane, i camion dell’esercito che trasportavano bare a Bergamo — sono scolpite nella nostra memoria. La pandemia ha segnato uno spartiacque. Ci eravamo ripromessi molto. Avevamo parlato di come il nostro Servizio Sanitario Nazionale, uno dei pilastri della nostra identità collettiva, dovesse essere potenziato, modernizzato, riformato. Avremmo dovuto investire nella salute, nel benessere, nella prevenzione, nell’assistenza a lungo termine dei non autosufficienti. Avevamo sottolineato che si stava diffondendo il disagio psicologico giovanile e che era necessario prevedere la figura dello psicologo di famiglia, che si affiancasse al medico e al pediatra. Avevamo deciso di investire sui nidi garantendone lo sviluppo anche al Sud, che stava molto più indietro. E, invece, sono stati tagliati i fondi del Pnrr e sono stati ridimensionati gli obiettivi, i livelli essenziali delle prestazioni. Dovevamo agire per l’inclusione sociale, ma abbiamo tagliato i fondi alla povertà, anche a quella educativa. La pandemia ha ferito la nostra società più di quanto potessimo pensare. Le conseguenze le viviamo tuttora anche sul piano dell’impoverimento delle relazioni, l’indebolirsi delle connessioni amicali e del supporto e delle reti sociali. Ma non ce lo possiamo permettere, perché nel frattempo le disuguaglianze sono aumentate e la povertà è ai livelli massimi. Dobbiamo ricostruire quel forte senso di comunità e di solidarietà che aveva animato la collettività sotto la pandemia. Il volontariato, l’associazionismo, sono un bene prezioso per la nostra società, vanno supportati e non burocratizzati con leggi e leggine. Rappresentano un motore fondamentale, che può far crescere e rigenerare la comunità, soprattutto nei suoi settori più vulnerabili dove le risorse scarseggiano e dove la solidarietà può fare e fa già la differenza. Il volontariato è elemento importante di coesione sociale: i legami che crea sono forti, autentici, resistenti, perché si basano sulla scelta del dare.
La solidarietà diventa il terreno fertile per la costruzione di una rete di sostegno reciproco che offre benefici per tutti. Dove è finita quella forza di resistenza che si esprimeva nella risposta collettiva, anche tramite le mobilitazioni? Forse non è sparita del tutto, ma si è dispersa in una quotidianità che non offre più luoghi e spazi di incontro, se non virtuale. Semplicemente si è ritirata. Ma il silenzio che ora ci circonda non è una semplice quiete, è una forma di rassegnazione che impedisce di reagire in modo forte e deciso, di organizzare quella mobilitazione collettiva così necessaria per cambiare la qualità della vita di tutti e produrre quell’energia positiva necessaria al cambiamento del Paese.