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Difesa europea, più unità e meno spesa

Vladimir Putin 

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Trump ha parlato del 5%, quando neppure gli Stati Uniti stanno a quel livello (nel 2024 erano al 3,4%)
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Ursula von der Leyen è stata chiara alla conferenza stampa che ha concluso il Consiglio europeo informale di lunedì scorso: la spesa per la difesa nell’Ue deve salire sopra l’attuale livello (1,9% del Pil). Quasi tutti gli Stati Membri sono vicino al 2% richiesto (per ora) dalla Nato, esclusi Italia (1,6%) e pochi altri. Ma ormai il 2% non basta più. Trump ha parlato del 5%, quando neppure gli Stati Uniti stanno a quel livello (nel 2024 erano al 3,4%). Ma di fronte alla pressione americana, si parla di almeno il 3% per il nostro continente. Ha senso?

A meno di volerci preoccupare delle ambizioni trumpiane sulla Groenlandia, la minaccia per l’Ue viene dall’Est: von der Leyen ha citato esplicitamente la Russia nella sua conferenza stampa. Nel 2024 la Russia aveva 146 milioni di abitanti (in declino da cinque anni) e un Pil di 6,9 trilioni di “dollari internazionali” (ossia a tassi di cambio a parità di potere d’acquisto, che tengono conto del minor costo della vita in Russia rispetto a…

Ursula von der Leyen è stata chiara alla conferenza stampa che ha concluso il Consiglio europeo informale di lunedì scorso: la spesa per la difesa nell’Ue deve salire sopra l’attuale livello (1,9% del Pil). Quasi tutti gli Stati Membri sono vicino al 2% richiesto (per ora) dalla Nato, esclusi Italia (1,6%) e pochi altri. Ma ormai il 2% non basta più. Trump ha parlato del 5%, quando neppure gli Stati Uniti stanno a quel livello (nel 2024 erano al 3,4%). Ma di fronte alla pressione americana, si parla di almeno il 3% per il nostro continente. Ha senso?

A meno di volerci preoccupare delle ambizioni trumpiane sulla Groenlandia, la minaccia per l’Ue viene dall’Est: von der Leyen ha citato esplicitamente la Russia nella sua conferenza stampa. Nel 2024 la Russia aveva 146 milioni di abitanti (in declino da cinque anni) e un Pil di 6,9 trilioni di “dollari internazionali” (ossia a tassi di cambio a parità di potere d’acquisto, che tengono conto del minor costo della vita in Russia rispetto all’Europa, rendendo più adeguato il confronto). La Russia sarà pericolosa, ma è piccola rispetto all’Ue, che ha una popolazione 3 volte più grande e un Pil 4 volte più grande.

Secondo il Sipri di Stoccolma, la Russia nel 2023 spendeva il 5,9% del Pil per la difesa (dire, più propriamente, per l’attacco), un valore molto più alto del 4% mantenuto prima dell’invasione dell’Ucraina. Questo equivale a circa 400 miliardi, in dollari internazionali. Il nostro 1,9% equivale a 530 miliardi (sempre in dollari internazionali), un terzo un più (a scanso di equivoci, se facessimo il confronto col Pil a tassi di cambio correnti il nostro vantaggio sarebbe ancora più alto, visto il Pil Ue a tassi correnti è quasi nove volte più alto di quello russo).

Ora, perché mai abbiamo bisogno di una spesa del 3% del Pil quando l’attuale livello di spesa (all’1,9%) è già di un terzo maggiore di quello russo, che è, fra l’altro, già gonfiato dallo sforzo bellico?

Una ragione, si potrebbe dire, è che per fronteggiare la Russia di Breznev (già con Gorby le cose cambiarono), diversi Paesi europei spendevano circa il 3% del Pil (Francia, Germania, Olanda, Belgio, Svezia). Ma altri spendevano meno: la Spagna stava al 2,5%, Italia e Portogallo sotto il 2%. L’ultima volta che l’Italia spese per la difesa il 3% del Pil fu nel 1966: Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti vinsero San Remo e, soprattutto, avevamo la Jugoslavia di Tito alle porte. Allora l’Europa doveva fronteggiare il Patto di Varsavia che tra Unione Sovietica e satelliti aveva 379 milioni di abitanti. Nell’Europa occidentale eravamo solo 284 milioni. Forse spendere un po’ di più era giustificato. Ma ora?

Certo la Russia ha un vantaggio. Ha un unico esercito, mentre nell’Ue ne abbiamo 27 da coordinare. Però il problema di coordinamento c’era anche quando fronteggiavamo il Patto di Varsavia. In ogni caso, diamoci una mossa e cerchiamo di operare meglio in comune. Come ha sottolineato il recente rapporto Draghi, nell’Unione abbiamo 12 diversi tipi di carro armato, contro uno negli Stati Uniti. E, in confronto agli Stati Uniti, spendiamo troppo per il personale e troppo poco per armamenti ed esercitazioni. Possiamo fare meglio. Ma passare dal’1,9% al 3% di spesa, ossia spendere il 50% in più, è proprio necessario?

L’unico motivo per farlo è che ce lo chiede Trump, che ci minaccia di mandare in pezzi la Nato se non aumentiamo la spesa al 5% e il 3% sembra il minimo che possiamo offrire. Ma lasciare la Nato è davvero realistico per Trump? O sta solo bluffando? Non stiamo cedendo troppo presto al ricatto? In ogni caso (ripeto), se fossimo uniti in Europa non avremmo bisogno degli Stati Uniti per difenderci. Se non possiamo avere un esercito comune, per lo meno facciamo uno sforzo senza precedenti per un migliore coordinamento e forse allora non dovremo spendere il 3% del Pil per fronteggiare l’orso russo, che non è più quello di una volta. Post scriptum: certo, l’orso ha 5 o 6mila testate nucleari, ma se ci mettiamo in quell’ottica ci vuole altro che il 3% del Pil per stare tranquilli.

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